A Spiano di Mercato San Severino, boscoso borgo montano – dall’aria pura e dalle antiche tradizioni, legate ai mestieri dei produttori di ceste, di doghe di legno e di scale – riecco la sagra della polpetta di baccalà. Piatto tipico, da preservare. Probabilmente da rendere maggiormente “nostrano”, con qualche certificazione ufficiale – che non tarderà ad arrivare. Forti dei loro contatti con la divina costiera amalfitana, gli abitanti di questa località – tra le ventidue frazioni e/o casali e/o quartieri di lignaggio di San Severino – hanno mutuato da Amalfi tale piatto di pesce. Può sembrare strano che in collina si degusti il baccalà, ma è così – secondo i dettami della moderna antropologia, e cioè seguendo l’assunto che le tradizioni etnografiche sono sì tra loro “sfumate”, ma non bisogna dare nulla per scontato. Anche Ischia – per dire – è un’isola, eppure la specialità del luogo vede nel sangue di coniglio fritto una leccornia, interessante da studiare dagli Ernesto De Martino sul campo. Tornando a noi, ecco che – ai primi di settembre – parte la sagra della tondeggiante pallina fritta. Alla sua quarta edizione. Sembrerà strano anche – ma ricordiamoci quanto appena detto, sopra, sulla moderna scienza etnografica e antropologica – che nell’altra frazione Costa si assaggi la polpetta di carne (assieme ad altri prodotti). Opportunamente protagonista dell’apposita festa, da pochi giorni conclusasi. Invece, ed è questo l’obiettivo della sagra della polpetta di baccalà, i marinai e pescatori amalfitani hanno dato importanza a un cibo “povero” – democraticamente tra i ceti più umili – ma ricchissimo di gusto, sapore, poesia. Da mangiare, per un’esperienza sia sensoriale che intellettuale davvero intensa e stupefacente.

Respirando, contestualmente al mangiare questa e altre specialità con il baccalà – ricordiamo che c’è differenza, anche di gusto, tra baccalà e stoccafisso – aria pulita e rarefatta. Magari sedendosi al liminare degli ombreggiati sentieri – natura intatta! Incontaminata! – che conducono a Spiano o che da questo posto (famiglia Expedia, da un certo Espedius, oppure da Salus per Aquam) si diramano. O verso il mare oppure verso altre località collinari e montane. Per esempio, Acquarola. Oppure l’area naturalistica dei Diecimare. Ritornando – di nuovo, scusandoci per la nostra prolissità e verbosità in questi excursus – a noi e alla sagra, essa è stata preceduta (ultimi giorni di agosto) da escursioni e trekking a cavallo o a piedi. Difficoltà “turistica”.

Ad esempio, ricordiamo l’appuntamento con la “passeggiata” sul sentiero “brigante Fra’ Diavolo” e l’aperipranzo in montagna. A proposito di Fra’ Diavolo, si tratta di un noto personaggio storico – appunto brigante; bandito; alla macchia: al secolo Michele (Arcangelo) Pezza, fu guerrigliero e militare. Dalla vita davvero tumultuosa: nato a Itri (Latina), nel 1771, fu catturato – pare – sui colli della Valle Irno (dove San Severino e il borghetto di Spiano si estendono). Poiché si era – secondo la leggenda – invaghito della figlia di un farmacista di Baronissi (Salerno). Infine, la sua ingloriosa ma mitica esistenza si spense con l’impiccagione a Napoli (in piazza Mercato), nel 1806. Il legame con il territorio è dunque forte, per quel che concerne Fra’ Diavolo. Reclutato nell’esercito borbonico, combatté contro i Francesi. Una meteora, però brillante – anche se dal punto di vista opposto alle norme e al rispetto delle leggi – quella di Michele Pezza.

Questo collegamento tra Spiano e il bandito è stato stigmatizzato, in particolare, dal sodalizio naturalistico “I cavalieri delle poiane” – con referente Vito Mariano. La realtà associativa è tra i promotori della sagra in oggetto. Con vari patrocini e grazie all’ausilio di svariati sponsor. La tre giorni si apre il 4 settembre, per concludersi il 6. Stand aperti dalle 20, con momenti conviviali e occasioni di svago: tutto presso piazza Santa Croce, nella frazioncina. Il menu gastronomico prevede la preparazione di pennette con baccalà al sugo (un classico ricco di gusto, secondo la tradizione), di baccalà fritto – dorato, croccante e morbido “al cuore”, delle squisite e sfiziose polpette – già “introdotte”. Inoltre, ci saranno le patatine fritte e – da bere – vino e bibite fresche. Il menu “artistico”, invece, vede esibirsi Sara Aliberti con il suo show dance (4 settembre); i “Kalimma”, famoso gruppo folk del territorio – con tammorriate e musiche tradizionali (per il 5 settembre); Agostino Iemmo, per l’intrattenimento del 6 settembre. Le serate saranno, dunque, allietate da tanta buona musica e condite da divertimento. Dando un calcio al caldo torrido di questi mesi estivi, afosissimi. Per qualche ora di svago e di addio ai problemi, del quotidiano, che ci attanagliano.

Affermano i tanti ragazzi e giovani che orbitano attorno a “I cavalieri delle poiane”: “Abbiamo voluto propagare le tradizioni popolari del nostro magico Sud. Una terra che conquista, non di conquista!” – dichiarano fieri. Anche stavolta, quindi, appuntamento con il rito sacro del mangiare – del cibo che diventa condivisione e (allora) “religione”; agape fraterna. Per di più, si vocifera (rumours, non boati!) che ci sarà una bella sorpresa: si parla del ritrovamento della ricetta originale – risalente, addirittura, al 1700 – che sancisce la sapienza e la maestria, nel cucinare la “vera” polpetta di baccalà. La ricetta verrà presentata nel corso dell’happening. Ricordiamo solo, in chiosa, che le polpette vengono preparate da tempi antichissimi. E soltanto, finora – prima della sagra ad hoc – in occasione del “Fistone”: la “grande festa”. In auge il venerdì prima della Domenica delle Palme. A Spiano, infatti, regge – contro il relativismo imperante – la tradizione della Madonna Addolorata (o delle lacrime). La statua di Maria addolorata, con tutte le leggende che la riguardano e/o che ineriscono altre località sanseverinesi, esce per le strade della frazione prima di Pasqua. Una cosa abbastanza singolare è il fatto che la devozione è – contrariamente a quanto avviene per altri santi – più una prerogativa maschile che muliebre. Sono gli uomini, infatti, a intonare un antico e vibrante canto innico alla Madonna. Viva Maria, viva le polpette spianesi!










