Otto secoli sono passati, eppure Francesco continua a parlare ai nostri cuori come se camminasse oggi in mezzo alle nostre strade, nelle nostre case, dentro le nostre inquietudini. Pochi santi hanno saputo unire così profondamente cielo e terra, preghiera e azione, povertà e gioia.
Francesco nasce ad Assisi nel 1181, forse 1182. Suo padre, Bernardone, è un ricchissimo mercante di stoffe; sua madre, Pica, è una donna dolce e sognatrice di origine provenzale. Il giovane Francesco è bello, allegro, generoso con gli amici: ama le feste, i canti, i banchetti, sogna la gloria da cavaliere.
Ma la guerra tra Assisi e Perugia, il carcere duro e umiliante, e poi una lunga malattia lo cambiano profondamente. Nella chiesetta diroccata di San Damiano, davanti al Crocifisso, sente una voce che gli dice: _”Francesco, va’ e ripara la mia casa, che come vedi va in rovina.”_
Da quel momento tutto cambia. Davanti al vescovo e al padre furioso, si spoglia pubblicamente dei suoi abiti costosi, restituisce tutto, persino i soldi, e abbraccia “Madonna Povertà”. Non è un rifiuto del mondo: è un innamoramento più grande, quello per Cristo povero e crocifisso.
Attorno a lui si raccolgono presto i primi compagni: nasce così l’Ordine dei Frati Minori. Con Santa Chiara, sua amica spirituale, darà vita anche al ramo femminile, le Clarisse.
LE CURIOSITÀ PIÙ BELLE DELLA SUA VITA
*1. Inventò il presepe*
Nel Natale del 1223, a Greccio, Francesco crea il primo presepe vivente della storia, con un bue e un asinello veri e una mangiatoia. Voleva che anche i più semplici e gli analfabeti potessero _vedere_ con gli occhi la povertà di Gesù Bambino. Da quell’intuizione nasce una tradizione che ancora oggi riempie di luce le nostre case.
*2. Il lupo di Gubbio*
Gubbio era terrorizzata da un lupo feroce che assaliva uomini e animali. Francesco, disarmato, gli va incontro nel bosco e gli parla con dolcezza: lo chiama “fratello lupo”. La leggenda racconta che il lupo si ammansì, pose la zampa nella sua mano in segno di patto e divenne amico della città, che in cambio si impegnò a sfamarlo. Vera o no, ci insegna che la mansuetudine vince la violenza.
*3. Predicava agli uccelli e amava ogni creatura*
Un giorno, vedendo uno stormo di uccelli, scende da cavallo e inizia a predicare loro la lode di Dio. Le rondini, si racconta, restarono in silenzio ad ascoltarlo. Parlava anche ai pesci, alle tortore, persino alle cicale. Per questo nel 1979 è stato proclamato patrono degli animali e dell’ecologia.
*4. Il Cantico delle Creature*
Ormai quasi cieco e malato, negli ultimi anni di vita compone il _Laudato si’, mi’ Signore_, il primo grande testo poetico in volgare italiano. Chiama il sole “fratello”, la luna “sorella”, l’acqua, il fuoco e la terra “sorelle” e “madre”. Da qui Papa Francesco ha tratto il titolo della sua celebre enciclica sull’ambiente, _Laudato si’_.
*5. L’incontro con il Sultano*
Siamo in piena epoca di Crociate, quando cristiani e musulmani si combattono con le spade. Francesco, invece, parte disarmato per l’Egitto e nel 1219 incontra il Sultano al-Malik al-Kamil a Damietta. Parla con lui di Dio, di fede e di pace, con rispetto profondo. Torna incolume, accolto come uomo di Dio. Un dialogo interreligioso coraggioso, 800 anni fa.
*6. Le stimmate della Verna*
Nel settembre del 1224, sul monte della Verna, mentre prega e digiuna in solitudine, riceve le stimmate: i segni della Passione di Cristo nelle mani, nei piedi e nel costato. È il primo santo stigmatizzato della storia documentata.
*7. La “perfetta letizia”*
A frate Leone che gli chiedeva cosa fosse la perfetta letizia, Francesco rispose con parole indimenticabili: non è fare miracoli, non è convertire popoli, non è avere sapienza. La perfetta letizia è sopportare con pazienza e amore ogni sofferenza, ogni ingiustizia, per amore di Cristo.
*8. L’abbraccio al lebbroso*
Da giovane, Francesco aveva orrore dei lebbrosi. Un giorno, vincendo se stesso, scese da cavallo, abbracciò un lebbroso e lo baciò. Racconterà poi che quel bacio gli sembrò dolce come il miele. Da lì iniziò la sua conversione vera: vedere Cristo nel volto dei più poveri.
PERCHÉ FRANCESCO CI PARLA ANCORA OGGI
Viviamo in un tempo che misura tutto in possesso, carriera, apparenza, velocità. Francesco ci sussurra una verità scandalosa e liberante: _la gioia non sta nell’avere, ma nell’amare_.
Ci ricorda, oggi più che mai, che:
– La natura non è da sfruttare, ma da custodire come sorella e madre
– Il diverso non è nemico, ma fratello da incontrare e ascoltare
– La povertà di spirito è libertà interiore, non mancanza
– La pace si costruisce con il dialogo e il perdono, non con le armi
– La vera letizia nasce dalla semplicità del cuore
Morì la sera del 3 ottobre 1226, a 44 anni, sulla nuda terra della Porziuncola, cantando il Cantico delle Creature. Proprio oggi, il 4 ottobre, il suo corpo fu portato in trionfo ad Assisi tra canti e lacrime. Due anni dopo era già santo, canonizzato da Papa Gregorio IX.
Stamattina, quando ti sveglierai, guarda fuori dalla finestra: il sole che sorge è “fratello sole”, l’acqua che bevi è “sorella acqua”, il vento che sfiora il viso è “fratello vento”. Tutto è dono, tutto parla di Dio.
Buona festa di San Francesco a tutti.









