“Una voce diversa, quella del parroco Don Carmine, che ci invita a riconsiderare il Santo non come “il dubbioso”, ma come “il custode della carne risorta”.
Il racconto di Don Carmine:
«Oggi celebriamo San Tommaso apostolo, e tutti pensano al dito nella piaga, alla sua incredulità, alla famosa frase “se non vedo, non credo”. Ma nessuno coglie ciò che mi ha sempre toccato: Tommaso non chiede un miracolo per sé. Non vuole gloria. Chiede una prova perché vuole rimanere con Gesù, non accontentarsi di un’illusione.
Tommaso è l’unico tra gli apostoli che si pone la domanda più umana e profonda: “Come posso continuare a credere quando tutto ciò che amo è stato spezzato?” E Gesù, con infinita misericordia, non lo rimprovera, non lo esclude: lo invita a toccare le sue ferite. Le ferite, non la gloria.
Il gesto di Tommaso — quel dito che entra nel costato — non è un atto di scetticismo. È una carezza. È il coraggio di toccare la sofferenza per riconoscere la verità. E noi, oggi, siamo chiamati a fare lo stesso. Toccare le ferite del mondo, non fuggirle. Entrare nelle ferite dell’altro, senza paura.
Tommaso diventa così, per me, il patrono non dei dubbiosi… ma di chi ha il coraggio di amare fino alle piaghe.»
Una riflessione che cambia lo sguardo:
Don Carmine ci consegna una lettura radicalmente nuova di San Tommaso. Non più il testimone del dubbio, ma il testimone della compassione incarnata. Oggi, nel suo giorno, forse è tempo di guardarlo con gli occhi del cuore e non solo della mente.









