Un summit strategico nel cuore istituzionale di Napoli per ridisegnare l’architettura della sanità campana: a Santa Lucia Vincenzo Fico ha riunito i vertici delle Asl per imprimere un’accelerazione decisa sulla medicina di prossimità, indicando case e ospedali di comunità come pilastri della nuova organizzazione dell’assistenza territoriale, in un passaggio che punta a spostare il baricentro dal sovraccarico degli ospedali alla presa in carico diffusa dei pazienti sul territorio. L’obiettivo dichiarato è chiaro: rafforzare la rete dei servizi di base, intercettare prima i bisogni di salute, ridurre accessi impropri ai pronto soccorso e garantire continuità assistenziale soprattutto ai pazienti cronici, fragili e anziani, attraverso strutture intermedie capaci di fungere da cerniera tra medicina generale e ospedale. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati nodi operativi e tempistiche legate alla realizzazione e al pieno funzionamento delle case di comunità, presidi pensati come hub multidisciplinari dove medici di famiglia, specialisti, infermieri di famiglia e altri professionisti possano lavorare in équipe, e degli ospedali di comunità, strutture a bassa intensità clinica destinate a pazienti che non necessitano di ricovero ospedaliero tradizionale ma non possono essere gestiti esclusivamente a domicilio. Fico ha sottolineato la necessità di una governance integrata tra Regione e aziende sanitarie, con monitoraggio costante dello stato di avanzamento dei progetti e attenzione particolare all’utilizzo delle risorse disponibili, anche in relazione ai programmi di investimento già avviati, per evitare ritardi, dispersioni e sovrapposizioni. Il messaggio politico-amministrativo è netto: la sanità campana deve uscire dalla logica dell’emergenza permanente e costruire un modello strutturato che alleggerisca le grandi strutture ospedaliere, oggi spesso congestionate, rafforzando la risposta territoriale e garantendo standard omogenei tra aree urbane e zone interne. Al centro del confronto anche il tema del personale, con la consapevolezza che senza un adeguato reclutamento e una distribuzione razionale delle risorse umane le nuove strutture rischiano di restare scatole vuote, e quello dell’integrazione socio-sanitaria, elemento chiave per intercettare bisogni complessi che non si esauriscono nell’atto clinico ma richiedono un approccio multidimensionale. La riunione di Santa Lucia si inserisce in una fase cruciale per la sanità regionale, chiamata a tradurre in operatività concreta i principi della medicina di prossimità, superando criticità storiche e diffidenze accumulate nel tempo. Ora la sfida è passare dalle linee guida alle agende di cantiere, dalle dichiarazioni programmatiche ai cronoprogrammi dettagliati, perché case e ospedali di comunità non restino slogan ma diventino presìdi reali, accessibili e funzionali, capaci di ridurre liste d’attesa, migliorare la gestione delle cronicità e restituire ai cittadini una percezione tangibile di efficienza. In gioco non c’è solo un riassetto organizzativo ma la credibilità stessa del sistema sanitario campano, che attraverso la medicina di prossimità punta a dimostrare di saper investire sul territorio come primo fronte di tutela della salute.









