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SANREMO 2026: IL TRIONFO DELLO SCHARE, IL FUNERALE DELL’ ARTE

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.. l’audience divora l’arte.. 

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​La mia verità sul Festival

​Il sipario sul Festival di Sanremo 2026 si è chiuso tra ascolti record, standing ovation pilotate dai social e un dibattito che divide. Ma al di là dello share resta una domanda centrale: Stiamo premiando la migliore canzone italiana o il meccanismo televisivo più efficace?

​LA REGIA ARTISTICA E LA MOLTIPLICAZIONE DEI VOLTI 

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Alla guida c’era Carlo Conti, direttore artistico esperto, professionista della televisione. Fin qui, nulla da dire. Bè insomma, da dire c’è ne sarebbe.. L’energia, quel tocco Teatrale lascia a desiderare. Il punto critico nasce attorno alla scelta dei co-conduttori: Laura Pausini, Achille Lauro, la presenza di Lillo, ospiti come Can Yaman, e poi ancora Pilar Fogliati, Alessandro Siani, Nino Frassica. E qui mi fermo. Ma a cosa servono realmente tutti questi co-conduttori?

Sanremo non è un varietà itinerante. È il Festival della Canzone Italiana. Il conduttore è una figura tecnica: deve saper gestire tempi, pause, pathos. Non basta essere famosi.

Quando un artista presenta un altro artista, il ruolo si confonde e il valore aggiunto svanisce. Questo l’ho già citato in un articolo antecedente al Festival!

L’artista deve fare l’artista, non il presentatore. Manca quella professionalità titanica, alla Pippo Baudo, capace di dare il giusto rilievo e rispetto a chi si esibisce. Ricordando anche il mitico Mike Bongiorno! 

La presentazione insomma non è un riempitivo, non è un momento comico, non è improvvisazione. È un atto professionale che richiede distacco, ritmo, misura, conoscenza del palco. Affidarla a cantanti, attori, influencer o personaggi televisivi significa svuotarla del suo valore.
Voglio ripetermi e dire ancora che, quando sul palco si alternano nomi come Laura Pausini, Achille Lauro, Pilar Fogliati, Lillo, Ubaldo Pantani, Alessandro Siani, Giorgia Cardinale tti, Nino Frassica, fino a presenze totalmente scollegate come Can Yaman o Irina Shayk, il Festival perde una cosa fondamentale: la centralità dell’artista in gara! 

Il cantante diventa uno dei tanti elementi di un calderone indistinto. L’attesa si dissolve. Il rispetto si assottiglia.

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IL PROBLEMA DELLA PRESENZA È DELL’IDENTITÀ ​

Perché portare un attore straniero come co-conduttore che nulla ha a che vedere con il nostro contesto?

L’Italia ha una meravigliosa arte cinematografica visiva e NazionalMusicalPopolare Perché non portare sul palco un Artista italiano, un esponente della nostra cultura vera? Serve dare senso al ruolo, non moltiplicare i volti per fare share. Altrimenti la conduzione diventa un collage e Sanremo non è un collage.

IL MOMENTO TOCCANTE: LA MEMORIA E IL RILIEVO ​

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L’omaggio a Ornella Vanoni ha dimostrato che il Festival può ancora essere CULTURA. Ricordata durante la seconda serata con l’interpretazione di Eternità da parte della nipote Camilla Ardenzi.
Un momento sobrio, rispettoso, che ha restituito dignità a una delle voci più importanti della nostra storia musicale. Ma manca uno “storico” vero. Bisognerebbe dare rilievo a tutti i grandi artisti, soprattutto a quelli che non ci sono più. Anche la consegna dei fiori, ridotta a un gesto sbrigativo, ha perso l’empatia e l’amore che rendevano Sanremo un RITO PROFUMATO E COLORATO. 

​LA VITTORIA DI SAL DA VINCI 

Un brano costruito bene, melodia tradizionale napoletama, struttura classica, emotività diretta. Funziona. È televisivo. È riconoscibile.
Ma è il brano più innovativo?
È quello che resterà tra dieci anni?
Qui sta la mia perplessità.
Non esistono prove di dinamiche opache e non sarebbe corretto insinuarlo. Ma il sistema di voto contemporaneo — tra televoto, fandom organizzati e pressione social — tende a premiare la popolarità più che la scrittura.
Sanremo dovrebbe essere il luogo della qualità compositiva, non della fanbase più rumorosa. Il sistema di voto contemporaneo, tra televoto e pressione social purtroppo tende a premiare la popolarità più che la scrittura pura, punto. 

​ARISA E LA PROFONDITÀ 

Quando ascolti Arisa con “Rinascerò ancora”, percepisci un’altra DIMENSIONE. Una scrittura più stratificata. Una voce che non esegue: racconta. Era una possibile vittoria?Per me sì. Perché tra una canzone che funziona e una che vibra, io continuo a scegliere quella che vibra.

IL SANREMO PARALLELO

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Fuori dal grande riflettore televisivo esiste un altro livello: premi collaterali, grande arte orafa, creatività visiva. Il lavoro del maestro Michele Affidato e iniziative come il Premio Soundies Awards (in foto Sal Da Vinci e Vincenzo Russolillo, Patron di Casa Sanremo) dimostrano che attorno al Festival vive un ecosistema culturale autentico.

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I Premi del Gran Galà della stampa del festival del Dietro le Quinte e Numeri Uno città di Sanremo. 

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E paradossalmente, lì si respira più coerenza che sul palco principale.

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