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Sanremo 2026, quattro notti tra musica e mare: spettacolo, polemiche e l’attesa del verdetto finale

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Sanremo vive le sue ore più febbrili. Dopo quattro serate intense, il Festival di Sanremo 2026 arriva al gran finale con un carico di emozioni, ascolti record e non poche discussioni. La kermesse ligure ha alternato momenti di altissima qualità musicale a scelte sceniche e stilistiche che hanno diviso pubblico e addetti ai lavori, confermandosi – ancora una volta – lo specchio pop del Paese.

 

Le prime quattro serate: tra conferme e sorprese

 

Le prime due serate hanno messo al centro i brani in gara, con un livello medio sorprendentemente alto e una competizione aperta. Standing ovation per le ballate più intense, applausi convinti per le proposte più contemporanee, in un equilibrio tra tradizione melodica e nuove contaminazioni urban ed elettroniche.

 

La terza serata, dedicata alle cover e ai duetti, ha segnato uno dei picchi emotivi del Festival: reinterpretazioni raffinate della grande canzone italiana e omaggi riusciti che hanno riacceso il legame con la memoria collettiva. È qui che si è giocata una parte importante del consenso, tra arrangiamenti orchestrali di grande eleganza e performance capaci di trasformare il palco in un teatro a cielo aperto.

 

La quarta serata ha consolidato le gerarchie, ma senza chiudere davvero i giochi. Le classifiche provvisorie hanno acceso i social, mentre in platea e davanti agli schermi si è respirata quella tensione elettrica che solo Sanremo sa generare alla vigilia del verdetto.

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Costa Crociere e la nave Costa Toscana: il Festival si allarga al mare

 

Tra le novità più scenografiche di questa edizione, la collaborazione con Costa Crociere ha portato il Festival oltre i confini dell’Ariston. La presenza della nave Costa Toscana, ormeggiata al largo, ha trasformato il mare in un palcoscenico parallelo.

 

A bordo si sono alternati eventi esclusivi, dj set notturni e performance live di artisti ospiti, in un dialogo continuo tra terra e acqua. Collegamenti in diretta durante le serate televisive hanno mostrato un’atmosfera glamour e festosa, con un pubblico internazionale che ha contribuito ad ampliare l’eco della manifestazione. Un’operazione di branding riuscita, capace di rafforzare l’immagine di Sanremo come hub dell’intrattenimento italiano, con una dimensione sempre più esperienziale e turistica.

 

Laura Pausini: voce impeccabile, stile discutibile

 

Tra gli ospiti più attesi, Laura Pausini ha conquistato il pubblico con un’esibizione vocalmente impeccabile, intensa e generosa. Tuttavia, le scelte stilistiche non hanno convinto.

 

Gli abiti firmati per lei sono apparsi poco valorizzanti nella linea e nei volumi: tagli rigidi e palette cromatiche spente non hanno esaltato la sua fisicità né la sua personalità scenica. Ma la critica più significativa riguarda il mancato dialogo con la città ospitante. In un Festival che si celebra nella “città dei fiori”, nessun richiamo floreale, nessun dettaglio che evocasse la tradizione botanica e identitaria di Sanremo. Un’occasione persa per trasformare l’outfit in racconto, per costruire un ponte simbolico tra artista, palco e territorio.

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Un palco senza fiori nella città dei fiori

 

Ed è proprio questo uno dei punti più discussi: un palco scenograficamente imponente, tecnologico, ma privo di un solo fiore. Una scelta minimalista che ha privilegiato linee luminose e superfici digitali, ma che ha sacrificato l’elemento più iconico della città.

 

Sanremo vive di una tradizione floreale che è marchio identitario e culturale. In un’edizione che punta all’internazionalizzazione e alla spettacolarizzazione, l’assenza di un segno visivo così potente ha lasciato perplessi. Il rischio è quello di rendere intercambiabile uno show che, invece, dovrebbe mantenere un forte radicamento territoriale.

 

Una città a metà festa

 

Al di là del teatro e della nave, resta un interrogativo più ampio. Se il Festival è – come tutti riconoscono – la più importante manifestazione artistica della città e probabilmente d’Italia, perché non trasformare l’intero tessuto urbano in una festa diffusa?

 

Le vie limitrofe all’Ariston sono apparse curate e scenografiche, ma basta allontanarsi di poche strade per ritrovare una quotidianità quasi ordinaria. 

 

Un maggiore coinvolgimento con installazioni floreali diffuse, luminarie tematiche, eventi collaterali nei quartieri e nei borghi limitrofi, avrebbe potuto amplificare l’esperienza, trasformando Sanremo in un grande palcoscenico a cielo aperto e richiamando ancor più pubblico anche nella restante parte del territorio.

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Verso la finale: tutto ancora aperto

 

Ora l’attesa è tutta per la serata conclusiva. I favoriti vinceranno? 

 

Tra chi sostiene il si e chi ritiene che l’ambito podio possa ancora giocarsi tra outsider e rivelazioni da colpi di scena, una certezza è condivisa, Il Festival di Sanremo ha già vinto la sua sfida mediatica!

 

Non ci resta allora che attendere poche ore, sintonizzarti su RAI1 e attendere la proclamazione finale che consegnerà il racconto di questa edizione alla storia della musica italiana!

 

Musica, mare e polemiche estetiche, confermano che Sanremo non è solo una gara canora ma è un laboratorio culturale, un rito collettivo, un amplificatore dell’identità nazionale e forse, come una fenice, anche dalle polemiche di questi giorni far nascere l’edizione futura ancora più radicata, coraggiosa e ancora più … “in fiore” perché alla fine:

 

 “Sanremo è Sanremo” !!!

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