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Sanremo 2027, il conto alla rovescia è già cominciato: il regolamento Giovani apre la stagione dell’attesa

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Inviato Giuliana PANDIANI

SANREMO — Il Festival non è ancora tornato sotto i riflettori, ma a Sanremo l’aria comincia già ad avere quel particolare fermento che precede i grandi appuntamenti.
Il 77° Festival della Canzone Italiana è fissato dal 16 al 20 febbraio 2027 e, con il varo della nuova formula di Sanremo Giovani, il meccanismo organizzativo ha iniziato a mettersi concretamente in moto. Non è ancora tempo di fiori sul palco, applausi in platea e telecamere accese fino a notte fonda. È però il momento in cui le aspirazioni cominciano a prendere una forma regolamentare, le canzoni vengono ascoltate lontano dai riflettori e decine di giovani artisti iniziano a misurarsi con quella parola che, a Sanremo, può cambiare una carriera: selezione. La novità più significativa riguarda proprio il percorso dei giovani. La nuova formula prevede che i finalisti siano sei, equamente divisi tra i due percorsi di accesso: tre provenienti da Sanremo Giovani e tre da Area Sanremo. La sfida decisiva è prevista per il 18 dicembre, in diretta su Rai1. Ma la vera particolarità sta nel tragitto che porterà fino a quella serata. Dalle candidature iniziali si passerà a una prima scrematura di 60 artisti, convocati per le audizioni dal vivo. Da qui il numero verrà ulteriormente ridotto fino a 15 giovani di Sanremo Giovani, ai quali si aggiungeranno i 15 selezionati attraverso Area Sanremo. Il risultato sarà un serbatoio di 30 talenti, sottoposti poi a una nuova fase di selezioni dal vivo proprio a Sanremo. E’ una sorta di imbuto artistico, nel quale ogni passaggio restringe il margine d’errore e aumenta la pressione. Per chi sogna l’Ariston, infatti, non sarà soltanto una gara musicale. Sarà una prova di identità, presenza scenica, capacità interpretativa e soprattutto di resistenza emotiva. A guidare il progetto artistico del Festival 2027 è Stefano De Martino, chiamato a ricoprire il doppio incarico di conduttore e direttore artistico. Una responsabilità che aggiunge un ulteriore elemento di curiosità a un’edizione ancora lontana, ma già sottoposta alla naturale febbre delle anticipazioni. Il regolamento, in questo senso, è molto più di un documento tecnico. È la prima mappa di un viaggio che, per alcuni ragazzi, potrebbe trasformare una canzone caricata in studio, provata davanti agli amici o cantata in un locale in un’esibizione davanti a milioni di spettatori. E Sanremo conosce bene questa metamorfosi. La storia del Festival è costellata di artisti arrivati all’Ariston senza essere ancora nomi compiuti e usciti da quel teatro con un’identità nuova. Il palco ligure ha spesso funzionato come una lente d’ingrandimento: può rendere visibile ciò che prima era soltanto una promessa, ma può anche esporre fragilità, incertezze e limiti. Per questo Sanremo Giovani rappresenta una delle anticamere più delicate dell’intera macchina festivaliera. Dietro ogni candidatura ci sono ore di prove, testi riscritti, arrangiamenti limati, registrazioni ripetute e quella particolare inquietudine che accompagna chi sa di essere davanti a una porta che potrebbe aprirsi oppure richiudersi. La selezione non riguarda dunque soltanto la qualità di una canzone. Conta la personalità dell’artista, la capacità di reggere il palco, l’originalità del linguaggio e la possibilità che quel brano possieda qualcosa capace di rimanere nella memoria. È qui che il Festival smette di essere soltanto televisione e torna a essere, almeno in parte, laboratorio culturale. Una canzone sanremese può diventare cronaca sentimentale di una generazione, fotografia di un tempo, frammento di costume. Può raccontare amori, inquietudini, solitudini, desideri, rabbie e piccole epifanie quotidiane con una lingua capace di arrivare dove spesso il linguaggio ordinario non arriva. Ecco perché il regolamento Giovani assume un significato che supera la semplice burocrazia. Dietro date, numeri e modalità di selezione c’è la ricerca di quelle voci che potrebbero contribuire al prossimo capitolo della musica italiana. Il passaggio più suggestivo sarà proprio quello delle audizioni a Sanremo. Trenta giovani talenti chiamati a confrontarsi dal vivo, alla presenza del direttore artistico, prima della definitiva scelta dei sei finalisti. Una sorta di anticamera dell’Ariston, dove l’emozione non sarà ancora quella delle grandi serate televisive, ma avrà già il peso di un possibile destino professionale. Poi arriverà il 18 dicembre. Sei artisti, sei storie, sei modi diversi di intendere la musica e una sola vittoria. Il vincitore non resterà però confinato nella categoria Giovani: accederà direttamente alla gara dei Big del Festival 2027. E’ questo il vero premio, ma anche la vera responsabilità. Passare dalla dimensione della promessa a quella della competizione maggiore significa ritrovarsi improvvisamente accanto ad artisti già affermati, con pubblici consolidati e una macchina promozionale molto più complessa. Sanremo 2027, dunque, comincia molto prima di febbraio. Comincia nelle stanze dove si scrivono le canzoni, negli studi di registrazione, nelle periferie creative delle città italiane, nei piccoli locali e nelle camerette dove un ragazzo può ancora credere che una melodia basti per cambiare il proprio orizzonte. Adesso il calendario ha iniziato a scandire i suoi passi. Il regolamento ha dato una forma concreta all’attesa e la macchina del Festival ha acceso i primi ingranaggi. All’Ariston mancano ancora mesi, ma la storia della prossima edizione ha già cominciato a essere scritta. E forse è proprio questo il fascino più autentico di Sanremo: quando ancora non ci sono vincitori, classifiche, polemiche o standing ovation, esistono soltanto le canzoni e qualcuno che, lontano dal clamore, sta ancora cercando il coraggio di farle ascoltare. Il countdown è partito. E tra quelle decine di voci che oggi cercano un varco potrebbe esserci quella che, il prossimo febbraio, farà cambiare improvvisamente il ritmo all’intero Teatro Ariston.

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