
In televisione la definiscono una “cittadina tranquilla”. Così la criminologa Roberta Bruzzone, ospite della trasmissione Ore 14 condotta da Milo Infante, ha parlato di Sanremo. Ma chi la vive ogni giorno racconta tutt’altro. La cronaca degli ultimi mesi mostra una città segnata da violenza, degrado e paura. Non è raro assistere a spedizioni punitive: gruppi di una trentina di persone, armate di coltelli o spranghe, che devastano negozi e locali nel tentativo di colpire una vittima. Scene da far west, nel cuore di una città che viene ancora presentata come “tranquilla”. La movida serale è diventata terreno di scontri. Risse, accoltellamenti, aggressioni che trasformano le notti in un incubo per residenti e commercianti. Chi lavora nei locali si trova spesso a fronteggiare clienti violenti, mentre i cittadini evitano di uscire dopo il tramonto. Molte donne ammettono di avere paura a camminare da sole dopo le 20. Nemmeno il giorno garantisce sicurezza. Furti, rapine, scippi avvengono in pieno centro, alla luce del sole. Le forze dell’ordine emettono ordini di espulsione e restrizione contro soggetti pericolosi, ma la sensazione diffusa è che questi provvedimenti restino insufficienti. Ogni misura sembra arrivare troppo tardi. Sanremo, vetrina internazionale con il Festival e il turismo, nasconde quindi una realtà amara: una città in cui la criminalità è percepita come costante, dove il cittadino vive con la paura addosso. “Se questa è la tranquillità – commentano molti residenti – allora bisogna riscrivere il significato della parola. Perché Sanremo non lo è affatto.”









