martedì, Luglio 14, 2026
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SANREMO, TRA ROSE E SIRENE: LA CITTÀ DEI FIORI NON PUÒ SBARCARE NELLA STAGIONE DELLA PAURA

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SANREMO – Per decenni è stata raccontata come la regina della Riviera, il salotto elegante affacciato sul mare, il luogo dove i fiori parlano tutte le lingue del mondo e dove la musica trova ogni anno il suo palcoscenico più celebre. Oggi, però, accanto al profumo dei garofani e delle bouganville, sembra insinuarsi un odore meno gradevole: quello dell’insicurezza. Chi arriva in città sogna passeggiate rilassanti, locali pieni di vita e serate spensierate. Eppure, sempre più spesso, la cronaca racconta un copione diverso. Non più solo note musicali e risate, ma urla improvvise, tensioni, risse e interventi delle forze dell’ordine che interrompono la normalità di una serata qualunque. La piazza della movida dovrebbe essere il palcoscenico del divertimento. In alcuni momenti, invece, rischia di trasformarsi in un ring a cielo aperto dove il conto dell’aperitivo comprende gratuitamente anche una dose di apprensione. Un’offerta che nessun cittadino aveva richiesto e che nessun turista ha inserito nel proprio programma vacanze. La preoccupazione cresce tra residenti, commercianti e famiglie. Non si tratta di allarmismo, ma di una percezione concreta che nasce dall’osservazione quotidiana di episodi che generano disagio e inquietudine. Quando una persona evita una piazza o cambia strada per timore, qualcosa nel tessuto urbano si è incrinato. La sicurezza pubblica non è soltanto una sensazione: è un diritto. Lo ricordano i principi costituzionali che tutelano la libertà personale e la sicurezza dei cittadini, così come il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) e le disposizioni in materia di sicurezza urbana introdotte dal Decreto-Legge n. 14 del 2017, che attribuiscono agli enti locali strumenti per prevenire situazioni di degrado e pericolo. Naturalmente nessuno pretende una città blindata. Sanremo deve restare viva, aperta e accogliente. Ma apertura non significa permissivismo, e libertà non può trasformarsi in anarchia comportamentale. Le regole esistono proprio per permettere a tutti di convivere serenamente. Servono controlli mirati, una presenza costante delle forze dell’ordine nelle aree più sensibili e una collaborazione concreta tra istituzioni, esercenti e cittadini. La prevenzione costa sempre meno dell’emergenza e produce risultati più duraturi. Anche il rispetto delle norme previste dal Codice Penale contro risse, aggressioni e comportamenti violenti deve rappresentare un punto fermo. Chi sceglie la strada della prepotenza non può condizionare la vita di un’intera comunità che desidera semplicemente vivere in tranquillità. Sanremo ha costruito la propria reputazione sulla bellezza, sull’ospitalità e sulla capacità di attrarre persone da ogni parte del mondo. Sarebbe un errore imperdonabile permettere che pochi episodi compromettano l’immagine di una città che merita ben altro racconto. Perché una città non perde valore quando denuncia i propri problemi. Lo perde quando finge che non esistano. E allora la domanda che molti cittadini si pongono è semplice: vogliamo continuare a essere conosciuti per il Festival, i fiori e il mare, oppure rischiare che qualcuno inizi a ricordare Sanremo per le cronache di disordine? La risposta dovrebbe essere scontata.  Sanremo merita sicurezza, rispetto e serenità. Merita piazze piene di persone, non di paure. Merita serate illuminate dalle luci dei locali e non dalle ombre dell’incertezza. Perché la Città dei Fiori può e deve continuare a sbocciare. Ma per farlo ha bisogno che la sicurezza torni a essere una priorità concreta, quotidiana e condivisa da tutti.

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