Dopo le festività natalizie l’Ospedale Santobono-Pausilipon di Napoli si trova a fronteggiare una pressione senza precedenti, con punte che arrivano fino a 350 accessi al giorno al pronto soccorso pediatrico, un numero che fotografa con chiarezza lo stato di affanno della sanità dell’infanzia in Campania e, più in generale, nel Mezzogiorno. L’80% degli accessi, secondo i dati interni e le testimonianze dei sanitari, è riconducibile a sindromi influenzali e parainfluenzali, febbri alte persistenti, tosse, difficoltà respiratorie e complicanze legate a virus stagionali che colpiscono soprattutto i bambini più piccoli, spesso sotto i cinque anni. Il Santobono non è un ospedale qualunque: è il principale polo pediatrico del Sud Italia, un punto di riferimento non solo per Napoli e la Campania ma anche per molte famiglie provenienti da altre regioni, che qui trovano reparti altamente specializzati, competenze di eccellenza e una tradizione clinica riconosciuta a livello nazionale. Proprio per questo, ogni ondata influenzale si trasforma in una vera e propria prova di resistenza per medici, infermieri e operatori sanitari, costretti a lavorare senza sosta per garantire assistenza a tutti, gestendo contemporaneamente le urgenze reali e i casi meno gravi che comunque affollano le sale d’attesa. I piccoli pazienti che arrivano al Santobono in questi giorni sono bambini debilitati da febbri che non scendono, spesso dopo giorni di gestione domiciliare, neonati con bronchioliti, lattanti con crisi respiratorie e ragazzi più grandi colpiti da forme influenzali aggressive, in alcuni casi complicate da polmoniti o sovrainfezioni batteriche. Accanto a loro ci sono i genitori, comprensibilmente preoccupati, che vedono nel Santobono l’ultima e più sicura risposta a sintomi che spaventano e che, specie nei più piccoli, possono evolvere rapidamente. Ma chi sono “gli altri” protagonisti di questa emergenza silenziosa? Da un lato c’è il personale sanitario, che da settimane lavora in condizioni di stress elevatissimo, con turni prolungati, reparti saturi e la necessità di fare scelte rapide per stabilire le priorità di intervento; dall’altro c’è un sistema territoriale che fatica a filtrare gli accessi, perché la carenza di pediatri di base, soprattutto nei periodi festivi, spinge molte famiglie a rivolgersi direttamente al pronto soccorso anche per patologie che potrebbero essere gestite altrove. Il risultato è un imbuto che si stringe proprio sull’ospedale pediatrico, trasformando l’influenza stagionale in una vera emergenza organizzativa. I vertici dell’ospedale spiegano che l’aumento degli accessi è in parte fisiologico dopo le feste, quando la ripresa delle attività scolastiche favorisce la circolazione dei virus, ma sottolineano anche come quest’anno l’intensità dell’ondata influenzale sembri più marcata, complice un mix di ceppi virali e una maggiore vulnerabilità dei bambini più piccoli. In questo contesto, il Santobono continua a rappresentare una trincea avanzata della sanità pubblica, un luogo dove ogni giorno si combatte per garantire cure tempestive e di qualità nonostante le difficoltà strutturali, la carenza di personale e la pressione costante degli accessi. L’emergenza influenza diventa così lo specchio di un problema più ampio, che riguarda l’organizzazione dell’assistenza pediatrica sul territorio, il rafforzamento della medicina di base e la necessità di campagne informative rivolte alle famiglie per distinguere i casi che richiedono realmente il pronto soccorso da quelli gestibili a domicilio o negli ambulatori. Intanto, al Santobono si continua a lavorare senza sosta, con la consapevolezza che dietro ogni numero c’è un bambino da curare e una famiglia in attesa di risposte, e che, ancora una volta, l’ospedale pediatrico di Napoli è chiamato a reggere il peso di un sistema che, nei momenti di maggiore fragilità, trova proprio qui il suo ultimo baluardo.









