Una tragedia sul lavoro che si trasforma in un caso giudiziario: un operaio napoletano di 52 anni, originario del quartiere Ponticelli, è morto in un cantiere edile a Scafati, in provincia di Salerno, mentre lavorava in condizioni che gli inquirenti definiscono «prive delle minime misure di sicurezza». La vittima, secondo le prime ricostruzioni, era impiegata in nero e senza alcuna tutela contrattuale o assicurativa. Il datore di lavoro, un imprenditore edile della zona, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e violazioni gravi delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
La tragedia è avvenuta nella tarda mattinata di lunedì, all’interno di un cantiere privato in via Lo Porto, dove si stavano eseguendo lavori di ristrutturazione su un edificio a due piani. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, l’operaio si trovava su un’impalcatura di fortuna, priva di parapetti e non a norma, quando ha perso l’equilibrio ed è precipitato al suolo da un’altezza di circa sei metri. L’impatto è stato violentissimo. I colleghi hanno subito chiamato i soccorsi, ma all’arrivo dei sanitari del 118 l’uomo era già privo di vita.
I carabinieri della compagnia di Scafati e gli ispettori dell’ASL Salerno, giunti immediatamente sul posto, hanno avviato accertamenti approfonditi. La prima e più grave irregolarità riscontrata è stata proprio la condizione lavorativa del deceduto: non risultava regolarmente assunto, non era stato sottoposto a visite mediche previste per legge, e non aveva ricevuto alcuna formazione obbligatoria in materia di sicurezza. Le indagini hanno confermato che l’operaio lavorava “in nero”, pagato giornalmente senza alcun contratto, e senza che il suo nome comparisse in alcuna documentazione aziendale.
Il datore di lavoro, un imprenditore edile di 47 anni residente a Pagani, è stato ascoltato a lungo dai carabinieri e successivamente deferito alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, che ha aperto un fascicolo. A suo carico sono ipotizzati i reati di omicidio colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e impiego illecito di manodopera.
La salma dell’operaio è stata trasferita all’ospedale di Nocera per l’esame autoptico disposto dal magistrato di turno. Il cantiere è stato posto sotto sequestro, così come tutta l’attrezzatura presente, mentre proseguono le indagini per accertare eventuali responsabilità aggiuntive, come la presenza di altri operai in nero o la mancata notifica di apertura del cantiere alle autorità competenti.
La notizia ha suscitato forte indignazione tra i sindacati e le associazioni per la sicurezza sul lavoro. La CGIL Campania ha diffuso una nota in cui denuncia «l’ennesima morte bianca che grida vendetta», sottolineando come «il lavoro nero e l’assenza di controlli siano ancora una piaga diffusissima nel settore edilizio, soprattutto nei piccoli cantieri privati dove spesso si opera nell’illegalità e nel silenzio».
Anche il sindaco di Napoli, in un messaggio di cordoglio alla famiglia, ha chiesto maggiori controlli interforze: «Non è possibile morire ancora nel 2025 per lavorare. La dignità del lavoro è una priorità assoluta e la tutela della vita non può essere sacrificata sull’altare del profitto». L’uomo lascia una moglie e due figli adolescenti, che hanno appreso la notizia mentre si trovavano a Napoli e sono stati accompagnati dai carabinieri presso l’ospedale di Nocera.
Questo ennesimo episodio riporta al centro del dibattito pubblico il tema delle morti sul lavoro e della mancanza di tutele per i lavoratori irregolari, che spesso accettano condizioni di impiego precarie pur di portare a casa un salario. In Campania, secondo i dati dell’INAIL, nei primi mesi del 2025 si sono già registrati oltre 30 decessi sul lavoro, molti dei quali legati a condizioni irregolari o alla totale assenza di dispositivi di protezione individuale.
La Procura ha fatto sapere che intende approfondire la filiera dei subappalti e verificare se la ditta per cui lavorava l’operaio fosse effettivamente autorizzata a operare su quel cantiere, oppure se si tratti di un’attività non dichiarata. Gli accertamenti continueranno nei prossimi giorni anche attraverso l’analisi dei conti correnti e dei movimenti finanziari dell’impresa edile.
Nel frattempo, il quartiere Ponticelli, da cui proveniva la vittima, ha annunciato una veglia silenziosa in piazza per ricordare l’operaio e chiedere giustizia. La famiglia, attraverso un avvocato, ha fatto sapere che si costituirà parte civile in un eventuale processo. La vedova ha dichiarato: «Mio marito lavorava tutti i giorni per mantenerci, senza ferie, senza tutele, senza sicurezza. È morto per un lavoro che non lo ha mai protetto. Ora vogliamo solo la verità».









