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   Scritto critico su Astrit Lulushi “La Voce dell’America” (Washington – Usa)

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Scritto critico su Astrit Lulushi “La Voce dell’America” (Washington – Usa)

          Astrit Lulushi, giornalista di “Voice of America Radio” (VOA), nato nel 1953 e morto nel 2024 – in pensione, è autore di numerosi articoli, analisi, poesie, saggi, scrittore di più di 15 libri e di un volume con traduzioni di 63 sonetti di Shakespeare e candidato al Nobel.

 

 

          Come pochi altri, arrivò negli Stati Uniti nel 1985, fuggendo da solo e pericolosamente.

          E’ stato scrittore di riconosciuto talento internazionale, persona poliedrica, versatile e sensibile, d’intensa interiorità, le cui doti sa esprimere mediante un’indicibile docilità ai momenti che emanano l’ispirazione.

          Se la pratica della poesia è espressione del pensiero divergente, le splendide poesie del Nostro, persona che controcorrente credeva nella gioia che può dare l’amore coniugale con i suoi frutti che, per dirla con il non dimenticato poeta italiano Antonio Porta, sono gli stessi figli, la straordinaria carriera di Astrit apprezzato e riconosciuto già in vita come una mente creativa geniale dimostra in una società come la nostra liquida e alienata, che la poesia e la cultura sono armi vincenti e non è un caso che la Rivista Le Muse Internazionale tra le più importanti del settore abbia scelto lo stesso poeta albanese come Personaggio dell’anno nel numero giugno 2024.

          Ed è una cosa   molto bella e coinvolgente, utile per entrare nello spirito e nella comprensione tramite il sentimento di Lulushi poeta, intellettuale eclettico e Uomo, potere osservare tutte le numerose fotografie a colori toccanti e felici che riproducono il Nostro in momenti salienti della vita come quella foto insieme alla moglie nella quale abbraccia la bella figlia   fresca sposa.   

          Numerose le tematiche affrontate dal nostro, dal sogno all’amore, amore per l’amata visto anche come categoria e personificato come nel bellissimo componimento Opportunità, tradotto e interpretato in italiano da Maria Teresa Liuzzo, qui l’amore stesso diviene epifania di gioia ed è cantato come rugiada della vita come la primavera che si affaccia e cancella gli errori del passato quindi come una forza salvifica e rigenerante,

          Del resto qui vengono in mente i versi di Goethe tratti da Canto di Chiaretta …sola è felice l’anima che ama. Anche se i due poeti paragonati sono lontani tra loro per contenuti e sensibilità moltissimi anni luce.

          Del resto da Saffo a Dante, da Petrarca a Neruda l’amore che è anche indissolubilmente sensualità è al centro della produzione di quasi tutti i poeti e le poetesse di tutti i tempi e non a caso per l’immenso Alighieri la Vita nova è quella rinnovata dall’amore e non solo da quello platonico anche se la stessa Beatrice è considerata una figura angelicata e tramite della risposta che il poeta medievale dà a Dio stesso che gli ha concesso il dono della scrittura sublime.

          Un poeta Astrit che credeva nei nobili sentimenti e nella lirica Nell’assenza è detto con urgenza che Non c’è rimasto nulla al di fuori dell’  amore,/ e tu vedi l’altra parte di te stesso…/   

          Nel componimento Spiegarsi, che ha un tono gnomico. epigrammatico e assertivo il poeta ottimisticamente, applicando il parallelismo etico-estetico afferma che un vero artista non sarà mai ipocrita e che la sua forza è il pensiero e la libertà la sua arte.

          Come scrive Maria Teresa Liuzzo,  nella poetica di questo letterato si svelano versi dove incontri la felicità, spesso mai vissuta.

          E’ un bacio rubato, un pensiero intenso, la pioggia che ti sorprende sotto il sole, una specie di transfert.

          A dimostrazione di una sua visione completa e globale della realtà, lo Scrittore descrive anche il sangue della guerra, della natura, degli animali feriti, delle flagellazioni dei genocidi, che dal punto di vista psichico dinamico, altro non è che il disagio interiore e una tormentata sofferenza.

          Anche sul numero ottobre 2024 di Le Muse sono presenti fotografie a colori di Astrit come quella del 1996 con il cardiologo-Docente Universitario di Medicina già Ministro e Presidente della Repubblica dell’Albania, Prof. Berisha a Washington.

          Astrit Lulushi è un uomo che è nella storia tra l’umano e il divino ed è doveroso riportare ancora una volta il pensiero della Liuzzo che vede in Astrit un intellettuale totale che fa andare il nostro pensiero a Ungaretti, Montale, ma anche a Baudelaire, Pound, Eliot.

          Anche il tema del dolore connesso alla morte è presente nei versi leggeri e icastici del Nostro.

          In La canzone del dolore c’è nell’incipit un toccante rivolgersi alla speranza personificata: corri speranza, corri fino a morire.

          Poi nei versi sempre tradotti dalla Liuzzo c’è una virtuale descrizione del funerale dell’io-poetante stesso al quale nessuno ha partecipato e poi il poeta si rivolge ad un “tu”, del quale ogni riferimento resta taciuto, al quale dice: lasciami andare… non cercare il luogo dove mi hanno sepolto. Non ascoltare il lamento di questo canto.

          E’ un dolore controllato quello che si evince in questi versi nei quali, per un gioco di specchi, è sottesa una speranza di gioia, o almeno di redenzione.

          In Incontro riscontriamo un inno alla speranza e all’amore che durerà per sempre. Come si nota il poiein di Astrit che ha un fattore x intrinseco che lo fa unico nella storia della letteratura di tutti i tempi, e gioiosi in questo componimento sono i versi riferiti all’amore: Ci sorprende per sempre confusi e felici/ e fissandoci nuotiamo/ negli occhi che ci sorridono.

          Chiarezza e nitore nelle poesie di questo autore che fuggito dall’Albania, gettandosi nel mare e nuotando ebbe la fortuna d’imbattersi in una nave americana dal cui equipaggio fu salvato e condotto rocambolescamente negli USA dove, da naturalizzato cittadino americano lavorò nel campo giornalistico e letterario raggiungendo l’eccellenza in entrambi i settori.

          Proprio la ricerca della libertà personale e collettiva sembra essere uno dei cardini di queste poesie che potremmo definire neo liriche tout-court e per esempio in “Aria di libertà” leggiamo nel bellissimo incipit: L’aria ci rigenera/ è ossigeno per la parola/ ci dà la forza di esprimerci e plasmare gli oggetti/ intorno ai nostri occhi/.

          Una fortissima densità semantica coniugata ad una vena che testimonia una viva intelligenza connota i versi di questo personaggio eclettico che non a caso a proposito di libertà ha fatto carriera negli USA con tutte le loro contraddizioni che però sono l’unico Paese nella cui Costituzione si parla di Diritto alla felicità per ogni cittadino.

Raffaele Piazza  

 

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