
Una notizia dei giorni scorsi sta passando pressochè sotto tono, quando non è proprio ignorata, è quella che si è aggiunta alla cartella clinica dell’ economia tedesca, da tempo ormai in prognosi infausta. Un elemento ha dato uno scossone all’attenzione per quei fatti economici, tenuta pressochè in ostaggio dai vari fuochi di guerra che ardono a macchia di leopardo sull’intero pianeta. È consistito dall’avere notizia ufficiale che Bonn ha fatto un intervento di ritocco al documento finale dell’ andamento economico del 2025, di valenza decisamente negativa. Non è difatto una postilla di poco conto, stante il fatto che, lo scorso anno, in quel paese sono fallite all’incirca 25.000 aziende, vale a dire con il ritmo di una ogni 20 minuti. È quest’ultimo un dato da tenere nel dovuto conto, stante il fatto che riguarda un paese che, per decenni, ha svolto il ruolo di “Locomotiva d’Europa”. All’ epoca e a ragione, era considerata per quanto concerneva l’economia, il traino più forte della produzione, prima degli altri paesi consorti nella UE. Fornisce invece spunti per ben sperare all’ Italia e solo a essa, il giudizio dato al Paese dall’agenzia di Rating Fitch, una di quelle ritenute più attendibili, che conferma il giudizio positivo BBB già attribuito all’attività del Paese nello scorso ottobre. Tanto può risultare di grande valenza, se si prosegue la lettura dello stesso per prendere atto dei motivi che hanno indotto quell’ Agenzia a fare quel passo in un baillame come quello attuale nel Vecchio Continente. Contrariamente a quanto possa apparire, l’Unione in tono discreto sta lottando per raggiungere gli obiettivi che le sono stati assegnati. Non sará una posizione in grado di attrarre consensi del tipo goal inaspettato, ma certamente aiuterà gli italiani a rimettersi in sella. Salvo a non scendere a stretto giro e a rivangare vecchi quanto negativi comportamenti.









