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Se permettete, parliamo di cose “spirituali”.

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di Luigi Mazzella

 

 

 

Per non parlare di “guerre pacifiste”, di “tirannie politiche” che si combattono  rispettose  delle persistenti e indelebili tirannie ideologiche individuali e soggettive di persone sottoposte a regimi assolutistici (come sanno essere solo quelli religiosi); per evitare di ricevere “lettere dei lettori” intrise di veleni iconoclastici per presunte colpe di questo o quel protagonista di un caos oggettivamente causato, a mio giudizio,  da irrazionalità tra di loro, del tutto  irriducibili, oggi vorrei scrivere di fatti e cose che con termine di assoluta ambiguità definiamo “spirituali” (pur non avendo, cioè, un’idea ben precisa, e soprattutto condivisa,  dello “spirito”). 

E mi piacerebbe iniziare dicendo che il problema per un non credente non è quello dell’esistenza o meno di un Dio (creatore o meno del Cielo e della Terra). 

Personalmente, pur da ateo convinto, potrei anche cambiare idea di fronte a prove persuasive. 

Ritengo, infatti (e ciò di accordo con i credenti) che sul piano razionale l’esistenza e/o l’assenza in una Divinità, come le donne nell’aria del “Rigoletto”, pari sono.

Ciò che, invece,  non sposterà, neppure per una virgola,  le mie convinzioni  è la certezza che sia stata compiuta un’azione truffaldina,  da parte di sciamani e “previtonzoli da dozzina”, nell’attribuire a un Dio (di cui certamente può dirsi, da parte di  persone con la testa in ordine, che sia inconfutabilmente del tutto  muto) affermazioni cervellotiche e del tutto inverosimili,  secondo cui la vera vita comincia dopo la morte e che in una natura dominata da sane spinte degli organi sessuali degli esseri viventi (umani, animali e vegetali) verso la copula, sole le fornicazioni umane debbano considerarsi condannabili come peccati contro la divinità.

Si tratta di idiozie che annullano o compromettono seriamente la naturale gioia di vivere o la altrettanto naturale tendenza dell’essere umano ad avvalersi dei sensi di cui la natura lo ha dotato.

Considero razionale ritenere, nell’un caso e nell’altro, che la mente controlli l’emotività ma che ciò debba avvenire  ovviamente, soltanto  nei limiti del consentito dalla ragione e dal rispetto per l’uguale libertà altrui.

Certo, anche l’idea di un supposto Dio che pretenda dai suoi fedeli l’uccisione degli infedeli per la sua gloria mi sembra di indubbia e inaccettabile  esagerazione.

Infine, accetterei, anche se malvolentieri,  l’idea che è libertà dell’essere umano anche quella di credere nelle corbellerie (e mi sentirei, pago della fortuna di essere nato intellettivamente con le antenne al loro posto per scansare le cantonate)… se le propensioni di alcuni credi fideistici  all’esaltazione della morte e alla cosiddetta “mortificazione della carne” non mi facessero assistere al  precipitare dell’umanità in situazioni sempre più assurde come le guerre (con droni meccanici)  e processi giudiziari detti del “me-too” (con punte assassine, secondo sospetti recenti).

Domanda: Il mito della morte presente anche, in dosi cospicue,   nel nazi-fascismo (militi arditi con il coltello tra i denti, pronti a uscire dalla trincea per un fatale corpo a corpo con i nemici) e nel socialcomunismo (solidarietà spinta sino alla morte eroica nell’infuriare della lotta di classe per garantire  l’uguaglianza alle generazioni future) si è generato in Occidente per l’invasione e la fortuna della (in)cultura mediorientale con le sue tre religioni intrise di macabro e di funereo  o già Platone aveva minato la nostra mediterranea vocazione alla felicità terrena con le sue astratte elucubrazioni iperuraniche e cavernicole?

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