giovedì, Aprile 16, 2026
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SECONDIGLIANO, LE SBARRE SI APRONO SUL CAMPO: IL PADEL ENTRA IN CARCERE

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Non è un miraggio e non è una provocazione, è un campo tracciato davvero dentro la Casa Circondariale Pasquale Mandato, linee bianche sull’asfalto, rete tesa, vetri che riflettono il cielo grigio di Secondigliano, e detenuti con la racchetta in mano al posto dell’ora d’aria consumata a passi lenti, qui il rumore non è solo quello dei cancelli che si chiudono ma anche quello secco della pallina che rimbalza, rapido, ripetuto, ostinato, prende il via il corso di padel per i reclusi, ultima mossa del progetto “Rigiocare il Futuro”, nome che suona come una sfida lanciata al fatalismo delle celle, un’iniziativa promossa dall’istituto penitenziario insieme al gruppo Entain, e la scena sembra quasi un cortocircuito visivo, sport emergente dentro un luogo simbolo di pena, disciplina che entra dove per anni ha dominato solo la sottrazione, sottrazione di libertà, di tempo, di possibilità, gli istruttori spiegano impugnatura e posizione, parlano di gioco di squadra, di regole, di rispetto dell’avversario, parole che qui hanno un peso diverso, più concreto, più urgente, perché ogni scambio oltre la rete diventa metafora evidente, colpire e attendere, reagire senza travolgere, controllare la forza, restare dentro il campo, restare dentro le regole, il progetto punta al reinserimento, alla responsabilizzazione, a offrire competenze relazionali prima ancora che atletiche, e mentre qualcuno fuori storce il naso parlando di privilegi, dentro si lavora su concentrazione, autocontrollo, gestione della frustrazione, elementi chiave in qualsiasi percorso rieducativo, il padel non cancella le condanne, non alleggerisce le sentenze, non riscrive il passato, ma introduce una variabile nuova nella routine carceraria, rompe la monotonia, crea un obiettivo settimanale, una preparazione, un’attesa, il campo diventa spazio regolato dove l’energia trova una direzione e non esplode in conflitto, gli educatori osservano, annotano, valutano progressi comportamentali, perché qui ogni attività è tassello di un disegno più ampio che mira a ridurre la recidiva, a costruire ponti con l’esterno, a far intravedere un ruolo possibile una volta oltrepassato il cancello principale, il progetto “Rigiocare il Futuro” non si limita allo sport ma lo usa come leva, come linguaggio universale capace di parlare anche a chi ha interrotto troppo presto il dialogo con le istituzioni, e così tra mura alte e torrette di controllo si sente un suono nuovo, il rimbalzo ritmico che copre per un attimo l’eco metallica delle sbarre, qualcuno sorride dopo un punto conquistato, qualcuno impara a perdere senza reagire, e in un luogo dove ogni giorno è segnato dalla sottrazione, oggi si aggiunge qualcosa, una rete, una racchetta, una possibilità, fragile forse, discutibile per alcuni, ma concreta, tracciata con linee bianche che attraversano il grigio del cemento e provano a disegnare, colpo dopo colpo, un’altra traiettoria possibile.

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