
Clienti usati come “Cavie Umane” per testare nuove e pericolose partite di stupefacenti: 12 arresti
Genova, si è conclusa con l’esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare l’operazione “Cobaya” (Cavie), condotta dalla Squadra Mobile di Genova e coordinata dalla Procura della Repubblica locale. L’indagine ha svelato un giro di spaccio che non solo inondava il capoluogo ligure di sostanze stupefacenti, ma utilizzava i propri clienti tossicodipendenti come veri e propri tester involontari per valutarne la potenza e gli effetti delle nuove partite di droga, o di tagli inediti, prima di immetterle massivamente sul mercato. L’operazione ha gettato un’ombra inquietante sul degrado dei vicoli e delle aree periferiche della città, rivelando un cinismo senza precedenti da parte dei trafficanti. Le indagini, durate oltre un anno, sono partite dalla segnalazione di un insolito picco di overdose non fatali e di ricoveri ospedalieri per intossicazioni da sostanze “sconosciute” o “estremamente pure”. Questo ha acceso un campanello d’allarme tra gli investigatori, che hanno immediatamente sospettato un modus operandi organizzato e scientifico. Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, unite a servizi di osservazione e pedinamento (O.C.P.), gli agenti hanno scoperto che i capi della banda, un’organizzazione con ramificazioni internazionali si ipotizzano collegamenti con fornitori nordafricani e balcanici, erano soliti distribuire piccole dosi a clienti selezionati i cosiddetti “cavie” per testarne la reazione.
Trascrizione choc: “Dagli questa ‘roba’ e vedi come reagisce. Se non crolla, possiamo caricarla. Ma attento, è forte.”
Queste conversazioni, registrate dagli inquirenti, hanno fornito la prova del crimine non solo di spaccio, ma anche dell’aggravante della crudeltà e della potenziale messa in pericolo della vita altrui, un elemento che potrebbe aggravare le posizioni processuali degli indagati.
Il meccanismo era brutale e meticoloso:
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Arrivo della Nuova Fornitura: Un nuovo carico di cocaina, eroina o sostanze sintetiche (come il Fentanyl o il “Crack Baffo”) arrivava in città.
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Il Taglio Sperimentale: Prima del taglio definitivo per aumentare il volume della sostanza da vendere, una piccola quantità veniva testata su tossicodipendenti di lungo corso, ritenuti “affidabili” nel fornire un feedback.
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L’Esperimento sui Clienti: I clienti ricevevano la dose “test” a prezzo scontato o gratuitamente. La loro reazione fisica – dalla semplice euforia al malore grave – veniva poi riferita alla centrale operativa della banda per stabilire il dosaggio finale più efficace per il mercato, bilanciando potenza e sicurezza (per evitare la morte immediata e non attirare l’attenzione).
Le sostanze sequestrate al termine dell’operazione hanno rivelato un’altissima purezza e la presenza di nuovi precursori chimici non ancora noti alle forze dell’ordine italiane.
Tra gli arrestati figurano:
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Il Capo: Un cittadino nordafricano, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto la mente del traffico e colui che gestiva i contatti internazionali per l’approvvigionamento.
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I Pusher di Strada: Diversi soggetti, principalmente italiani e stranieri, responsabili della distribuzione capillare, soprattutto nelle zone del Centro Storico, di Sampierdarena e della Bassa Val Bisagno.
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L’Addetto al Taglio: Un uomo con presunte competenze chimiche, incaricato di miscelare le sostanze e di gestire il crudele processo di “test” sui clienti.
L’accusa per i principali indagati è di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante di aver agito con estrema crudeltà. Il Questore di Genova ha espresso profonda soddisfazione per il successo dell’operazione, sottolineando la natura particolarmente riprovevole del reato.
“Non si tratta solo di spaccio, ma di un’attività che ha trattato la vita umana con totale disprezzo. L’uso dei tossicodipendenti come ‘cavie’ per massimizzare i profitti è un livello di degradazione criminale che non possiamo tollerare. L’operazione “Cobaya” è una risposta ferma dello Stato a tutela della salute pubblica e della dignità umana.”
L’inchiesta prosegue per identificare le catene di fornitura internazionali e per accertare eventuali responsabilità per i casi di overdose registrati durante il periodo monitorato.









