
All’ inizio degli anni ’30 del secolo scorso, destarono interesse nella classe media gli spettacoli di cabaret. Essi erano gli embrioni dei musical che cominciarono a essere messi in scena negli anni ’50. Ricordavano quella particolare ironia destata dal “castigat ridendo mores”, diffusa con efficacia nella Roma dei Cesari. In effetti, con tale atteggiamento si divulgavano comportamenti ludici, a volte non proprio ortodossi. In particolare questi ultimi intendevano ridicolizzare alcuni atteggiamenti di chi era al comando di una qualsiasi istituzione mal condotta. Attualmente le popolazioni devono assistere a particolari shows della classe dirigente, dove vengono espresse dichiarazioni di voler fare, smentite a stretto giro da comportamenti contrari agli enunciati di cui sopra. Non sono episodi sporadici se non isolati, ma è quanto avviene nella maggior parte dei casi, in specie nell’ultimo periodo, con modalità diffusa. Il primo attore della tragicommedia in cartellone è Donald Trump, capo comico di lungo corso di quella che, se non fosse oltremodo cruenta, sarebbe una riproposizione aggiornata delle atellane o dei fescennini di venti secoli fa. Alle unità di tempo, luogo e azione teorizzate da Aristotele, si sono sostituiti trasferte in tempi differiti per destinazioni decise all’ultimo momento, nonché ordini del giorno elaborati al momento, cioè a braccia, o meglio a ruota libera. Diventa cosi pressoché vano il tentativo effettuato da chiunque intenda comprendere il filo logico di quanto sta accadendo in varie parti del pianeta. Ormai agosto è iniziato, il tempo che resta – l’autunno – fino all’inizio di una quasi certa crisi energetica, dove più, dove meno, di portata enorme ma non ancora definibile nemmeno a spanne, non è molto. Non sarà quindi la crisi prossima ventura particolarmente dannosa per le popolazioni e per tutto quanto teme il freddo, per la sicura consistente lievitazione dei prezzi che ne seguirà. Sarà la disponibilità sul mercato di energia e fonti energetiche oltremodo limitata a comportare pesanti disagi. Le complicazioni che seguiranno, quelle si, potranno essere percepite e quantificabili, anche se con attendibilità piuttosto scarsa. Al momento la situazione tratteggiata innanzi è quasi sovrapponibile a quella del Paese. Se la maggioranza al Governo comunica ufficialmente il varo di un provvedimento, non tralascia di lasciare spazio per poterne rimandare l’attuazione sine die. Dal canto suo l’opposizione non va oltre un comportamento simile a quello delle tricoteuses, le magliaie che il popolo francese elevò a giudici popolari durante la Rivoluzione. Quelle artigiane inviperite davano il via libera alla ghigliottina per quegli imputati che passavano davanti alla postazione dove erano state collocate. Un particolare rende bene fin dove possa arrivare il cosiddetto furor di popolo: quelle magliaie, senza alcuna nozione di diritto, mandavano alla ghigliottina, senza alcuna esitazione uomini e donne senza aver dato loro nemmeno uno sguardo, seppure superficiale. I loro successori, quelli attuali, meno grossolanamente ma con risultati superiori, stanno operando enfatizzando, l’uno riferendosi agli altri, delle sfumature inutili eppur estremamente pericolose. La constatazione che si potrà trarre al traguardo di tale excursus, purtroppo non sarà meno grave degli accadimenti attuali. E dire che, di norma, dopo l’inverno arriva la primavera. Si interpreti l’espressione in senso metaforico.









