Sorrento, vetrina internazionale del turismo e cartolina di lusso della Campania, torna a fare i conti con l’altra faccia della notte, quella che viaggia nascosta nei bagagliai e si muove silenziosa tra parcheggi, locali e strade affollate di visitatori, perché è proprio in questo contesto che i carabinieri hanno arrestato un pusher di Castellammare di Stabia trovato con dosi di cocaina occultate all’interno dell’auto, pronte per essere immesse in un mercato che non conosce crisi e che prospera all’ombra della movida, dove il consumo di stupefacenti diventa spesso una componente accettata, quasi normalizzata, del divertimento serale, secondo quanto emerso dai controlli che hanno portato al fermo dell’uomo durante un servizio mirato di prevenzione e repressione dello spaccio nelle aree a maggiore afflusso turistico, con i militari che hanno notato movimenti sospetti e deciso di approfondire fino a scoprire la droga abilmente nascosta per eludere eventuali controlli, segno di una pratica consolidata e non improvvisata, che racconta di un sistema di rifornimento organizzato capace di spostarsi rapidamente da Castellammare a Sorrento seguendo le opportunità di guadagno offerte dalla stagione turistica, perché la cocaina, più di ogni altra sostanza, è la merce che accompagna il turismo di fascia medio-alta, quello dei locali esclusivi, delle notti lunghe e dei contanti facili, e il pusher arrestato rappresenta solo l’ultimo anello di una catena che sfrutta la bellezza dei luoghi e la distrazione generale per alimentare un mercato sommerso ma fiorente, un mercato che prospera mentre le città fanno i conti con l’immagine da difendere e con la necessità di garantire sicurezza, perché episodi come questo smascherano l’ipocrisia di chi racconta certi territori come isole felici impermeabili al crimine, quando in realtà la droga si insinua proprio dove girano soldi, clienti e anonimato, e l’arresto, pur importante, pone l’ennesima domanda scomoda: quante altre auto percorrono le stesse strade con carichi simili senza essere fermate e quanta parte dell’economia notturna vive di questo sottobosco illegale che tutti vedono ma pochi vogliono davvero affrontare fino in fondo.









