Giacomo Leopardi trascorse la parte finale della sua vita a Napoli, in un periodo segnato da malattie e solitudine. La sua ultima casa fu un piccolo appartamento al secondo piano di Vico del Pero 2, nel quartiere Stella. Qui, accudito dall’amico Antonio Ranieri, morì il 14 giugno 1837. Una targa è ancora oggi sulla facciata che dà su via Santa Teresa degli Scalzi per ricordarlo.Perché Leopardi scelse Napoli
Nel 1833 si trasferì da Recanati attratto dal “clima mite” e dal carattere accogliente dei napoletani. Sperava che il sole e il mare gli dessero un po’ di sollievo. Ma la città non riuscì a curare i suoi mali. Soffriva di tubercolosi ossea, il morbo di Pott. Nei 4 anni napoletani cambiò casa più volte: prima al secondo piano di via San Matteo 88, a Palazzo Berio, poi a Palazzo Cammarota in via Santa Maria Ognibene, nei Quartieri Spagnoli, e infine nel 1835 arrivò a Vico del Pero.Nel maggio 1837, sentendo la fine vicina, scrisse al padre Monaldo di essere consapevole che la vita gli stava sfuggendo. L’ultimo mese lo passò passeggiando per Napoli. Andava ai posti che amava: il Caffè delle Due Sicilie, il bar del barone Vito Pinto, la pasticceria Pintauro già famosa per le sfogliatelle. Anche con il corpo malato, cercava conforto nelle piccole cose e nelle strade della città.
La sua malattia era grave e complessa: tubercolosi alla colonna vertebrale. Dopo i 16 anni smise di crescere. Raggiunse solo 1,41 m di altezza. Aveva il busto gracile, le gambe sviluppate e due gobbe, una davanti e una dietro. Da lì nacque una catena di altri problemi: difficoltà a respirare, problemi agli occhi, asma, reumatismi, bronchite, disturbi allo stomaco, gonfiori alle gambe. Nessun medico riuscì a curarlo. Verso la fine pensava che gran parte dei suoi dolori fossero dovuti anche ai nervi.
Morì il 14 giugno 1837 per le complicazioni di tutte quelle malattie. Alcuni storici ipotizzano anche il colera, che in quei mesi stava uccidendo migliaia di persone a Napoli. Grazie all’intervento di Ranieri, il corpo non finì nella fossa comune dei morti di colera. Fu sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta.
Sulla morte di Leopardi c’è anche un’altra storia che rende tutto più misterioso: la sua tomba a Napoli sarebbe vuota.Ufficialmente i suoi resti furono spostati nel 1939 al Parco Vergiliano di Piedigrotta, a Mergellina, proprio accanto alla tomba simbolica di Virgilio. Ma c’è un dettaglio strano. Nel 1900, quando aprirono la bara, dentro trovarono solo pochi frammenti di ossa. Il cranio mancava. Da lì sono nate tante ipotesi e voci.Una delle teorie più recenti è di Loretta Marcon. Secondo i suoi studi, Antonio Ranieri, che era appassionato di medicina e di frenologia, avrebbe fatto sparire il corpo di Leopardi per studiarlo, non ci sono prove certe, ma l’idea aggiunge un altro velo di mistero alla fine del poeta.
L’ultima casa di Leopardi a Vico del Pero 2 e la storia della tomba vuota a Mergellina sono due pezzi di un racconto grande e complicato. La targa sul muro non è solo un ricordo. È l’inizio per chi vuole capire meglio la sua vita, le sue sofferenze e tutti gli enigmi che ancora lo circondano. Napoli, con le sue luci e le sue ombre, fu l’ultimo palcoscenico di Leopardi, e anche se non guarì i suoi mali, almeno lo accolse nei suoi ultimi giorni difficili.
Antonietta Cacace










