martedì, Luglio 14, 2026
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Svolta nella cura dell’Alzheimer: al via il nuovo trattamento al Policlinico San Donato

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1000046794Una rivoluzione clinica silenziosa ha appena superato le porte dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano. Per la prima volta, la struttura sanitaria lombarda ha avviato la somministrazione di una terapia biologica d’avanguardia che punta a scardinare i meccanismi molecolari della demenza neurodegenerativa più diffusa al mondo. Due pazienti, rispettivamente di 63 e 67 anni, hanno ricevuto le prime infusioni del principio attivo, inaugurando di fatto un capitolo inedito per la neurologia italiana.La procedura è stata eseguita con successo sotto la supervisione dell’Unità Operativa di Neurologia guidata dalla professoressa Maria Salsone.Il fulcro di questo cambio di paradigma medico è il Donanemab, un innovativo anticorpo monoclonale. A differenza dei vecchi presidi farmaceutici, che si limitavano ad attenuare i deficit cognitivi in modo temporaneo, questo farmaco agisce come un vero e proprio “spazzino selettivo”.

I punti fondamentali sono :

  • Target biologico: individua e aggredisce le placche di proteina beta-amiloide.
  • Meccanismo d’azione: frammenta e rimuove gli ammassi tossici situati tra i neuroni.
  • Obiettivo clinico: frenare il deterioramento delle funzioni cerebrali ed estendere l’autonomia della persona.

L’accesso al medicinale è stato garantito attraverso un iter di uso compassionevole, anticipando le tempistiche burocratiche ordinarie di distribuzione nazionale.

L’efficacia di questa terapia molecolare è strettamente legata alla tempestività diagnostica. Non tutti i soggetti affetti da deficit mnemonici possono infatti ricevere l’infusione. Come specificato dal dottor Salvatore Mazzeo, coordinatore del Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), l’idoneità richiede parametri severissimi:

  • Stadio precoce: diagnosi circoscritta a declino cognitivo lieve o demenza iniziale.
  • Mappatura genetica: screening del DNA per mappare i fattori di rischio individuali.
  • Neuroimaging avanzato: esami strumentali mirati a quantificare l’esatta estensione dei depositi amiloidi.
  • Monitoraggio continuo: sorveglianza clinica costante per prevenire o gestire eventuali reazioni avverse.

L’evento registrato al Policlinico San Donato non rappresenta una guarigione definitiva, ma consolida la strada verso la cronicizzazione della malattia. Riuscire a posticipare la perdita delle funzioni cognitive anche solo di molti mesi significa restituire tempo prezioso ai malati e ridurre il carico assistenziale che grava sulle famiglie.I dati derivati da questa prima esperienza sul campo forniranno elementi chiave per l’ottimizzazione logistica dei sistemi sanitari, preparando gli ospedali alla futura somministrazione su larga scala di terapie biologiche così complesse.

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