Mentre i leader volano a Washington, in TV si combatte con le paroleo
8 settembre 2025. Mentre Donald Trump annuncia l’arrivo di vari leader europei negli Stati Uniti per discutere della guerra in Ucraina, Tagadà su La7 si trasforma in una simulazione ONU con meno diplomazia e più interruzioni. Tiziana Panella guida il dibattito come un controllore del traffico verbale, mentre gli ospiti si lanciano opinioni come molotov retoriche.
Nessuno si salva: Carlo Calenda, Giuseppe Provenzano, Antonio Padellaro e Giovanna Botteri sembrano più preoccupati di chi ha l’ultima parola che di chi ha l’ultima bomba. Il nome “Trump” rimbalza in studio come una pallina impazzita, tra accuse, previsioni e ipotesi da bar geopolitico. L’incontro con i leader europei? Un mistero avvolto nel protocollo, ma tutti ne parlano come se fossero stati invitati.
La guerra in Ucraina, l’offensiva su Gaza, le sanzioni contro Mosca: tutto viene trattato con la leggerezza di chi commenta il meteo, ma con la gravità di chi sa che il temporale è già sopra le nostre teste. Trump promette una “soluzione rapida” e una “seconda fase di sanzioni”, mentre in studio si discute se la pace si possa twittare o se serva ancora un fax.
Il risultato? Un’ora di televisione dove la satira diventa l’unico antidoto alla retorica bellica. E mentre i leader mondiali si stringono la mano a Washington, in Italia ci si stringe il telecomando sperando che almeno il prossimo ospite abbia letto qualcosa prima di parlare.









