
Non è un fatto nuovo quello che, in epoche simili all’ attuale, l’umanitá tenda a perdere ogni tipo di freno inibitorio o morale e a adottare stili di vita definibili quanto meno sopra le righe. È più che noto che La Pelle, il romanzo di Curzio Malaparte, è una fotografia
senza ritocco di Napoli e dei napoletani. Furono entrambi vittime di qualcosa che, pur essendo i protagonisti simili a pesci fuori d’acqua, cercarono di estrarre da quel contesto il poco che bastava loro per sopravvivere. Il prezzo da pagare era la sottomissione in ogni senso di gran parte dei cittadini.
Se quanto appena accennato si fosse verificato solo all’ interno della sfera personale del o della protagonista, gli si potrebbe tollerare anche lo strimpellare motivetti popolari o contadini del genere di quelli romagnoli:
“e qui comando io, e questa è casa mia” e altre amenità del genere. Invece le effrazioni attuali, accennate innanzi, vanno ben oltre un comportamento definibile riprovevole per raddrizzare il tiro su esecrando, scriteriato, scandaloso e chi più ne ha, più ne metta. È intuibile che la breve introduzione voglia che i mores dessoluti di quelle alte cariche di ogni parte del mondo siano il peggio del peggio che l’animo umano possa arrivare a concepire.
Non bastasse quanto fin qui
accennato, bisogna porre la stessa attenzione al fenomemo della corruzione che dilaga sempre più. E la rabbia sale sempre, se un comportamento del genere è messo in pratica in una nazione, l’ Ucraina, già martoriata da uno stato violento con tutte le persone e tutti gli altri paesi che non condividono, nè tanto meno tollerano, stili di vita diversi dal loro. Non è piacevole ricordare a chi di competenza quanto sia stato defatigante arrivare fino a questo punto della narrazione. Eppure ci sarebbe ancora tanto da prendere in considerazione e vagliare !
Il fine settimana incalza, quindi l”analisi procederà a stretto giro. Buon sabato.









