lunedì, Maggio 11, 2026
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Tempus fugit o, meglio, il tempo vola

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È arrivato settembre e, al suo ventunesimo giorno, inizierà l’autunno. Sia quel mese che quella stagione, nell’immaginario collettivo da sempre hanno indotto sensi di malinconia e di umore tra il grigio e il nero. Del resto é cosa nota che il pensiero cominci sin d’ora a fare salti in avanti, fino alla fine di dicembre, quando busserà alle porte degli europei il Generale Inverno. A bocce ferme, per come sta girando il mondo di questi tempi, quella stagione con cui inizierà il prossimo anno potrebbe rivelarsi più che mai insidiosa e piena di disagi. E le conseguenze potrebbero essere ricondotte sin d’ora all’azione degli uomini più che alla rigidità particolare del clima. Sarà bene analizzare una per una le componenti di tale stato di disagio in cui verrà di sicuro a trovarsi, per lieve o grave che sarà, la parte superiore del pianeta, meglio definita emisfero boreale. Il problema più grave sarà ancora una volta l’approvvigionamento di idrocarburi non solo per l’Italia ma anche per la parte restante della UE. È noto che i rapporti dei Paesi che compongono la Casa Comune con Mosca siano da considerarsi normali solo dal punto di vista formale, non certo sostanziale. Da non prendere nemmeno in considerazione quindi la possibilità di dare incarico alla UE, che tra l’altro, stricto jure, non ha alcun potere di rappresentanza (in nome e per conto) dei paesi che la compongono, né un minimo di forza contrattuale in grado di consentire alla stessa di esercitare una qualsiasi forma di assistenza alla negoziazione, né tanto meno di mediazione. Non è il caso di comportarsi come profeti di sciagure, ma una cosa al momento é certa. Per essere vantaggiosa o almeno non troppo onerosa, ogni intesa sull’ approvvigionamento di idrocarburi va conclusa al tempo giusto che è ora. Ciò, come é già successo per il passato, non ha molte probabilità di realizzarsi. Resta da attingere, con l’augurio che non si perda ancora tempo prezioso, alle forniture ottenibili in virtù del Piano Mattei, anche se solo per parte della sua portata. Con questa operazione il Paese metterebbe in essere il suo ruolo di capofila per la intera rete di distribuzione europea. Problemi di altro genere, come la guerra che dilaga, oltre che in Ucraina, anche in Medioriente, che vanno a aggiungersi a quelli specifici di ogni paese, stanno ritardando le fasi di attuazione di quel piano. Con tutti i problemi indicati fin qui, si ha ragione di credere che la soluzione o almeno l’inizio della stessa, verrà, se verrà, con l’uso del buonsenso. Al momento, gli ultimi avvenimenti ne hanno dato prova, esso è latitante. Non sarà impresa facile farlo tornare dove è partito e ora serve più che mai. A Napoli vale da sempre l’espressione: “chi si ferma è perduto, chi si avvilisce è fregato”.  Con l’augurio di riuscire a evitare entrambi quegli stati d’animo.

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