domenica, Giugno 14, 2026
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TERREMOTO POLITICO A SANREMO

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Procura e Guardia di Finanza scavano nei conti di “Anima”: Sergio Tommasini iscritto nel registro degli indagati. Acquisite carte, flussi, documenti e tracciati della campagna elettorale. Il manager rompe il silenzio: «Massima collaborazione. Amaie Energia è totalmente estranea»

SANREMO — Non è più soltanto un brusio da corridoio, né una voce filtrata nei palazzi della politica locale. Adesso c’è un fascicolo aperto, una Procura che indaga, un nome iscritto nel registro degli indagati e un’ipotesi di reato che scuote il cuore della recente stagione amministrativa sanremese: finanziamento illecito nell’ambito dell’attività del movimento civico “Anima”, nato come laboratorio politico prima delle elezioni comunali del 2024. Al centro dell’inchiesta compare Sergio Tommasini, manager pubblico, ex presidente e legale rappresentante del movimento civico, oggi alla guida di Amaie Energia e Servizi. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito nei giorni scorsi documentazione ritenuta utile all’indagine coordinata dal sostituto procuratore Matteo Gobbi. Gli accertamenti, secondo quanto emerso, avrebbero riguardato movimenti documentali, raccolta di materiale amministrativo, flussi riconducibili alle attività del movimento e verifiche sulla filiera economica legata alla fase pre-elettorale. L’indagine, allo stato preliminare, non contiene ancora alcun giudizio definitivo di responsabilità. Ma il peso politico della vicenda è già enorme. “Anima” non era un semplice contenitore civico: rappresentava uno degli assi strategici della coalizione che ha sostenuto il sindaco Alessandro Mager. Una struttura costruita per aggregare consenso, professionalità, mondi economici e figure trasversali della città in una fase di forte frammentazione politica. La Procura starebbe cercando di comprendere se i meccanismi di finanziamento del movimento abbiano rispettato integralmente il quadro normativo previsto dalla legislazione italiana sui partiti, sulle associazioni politiche e sulle campagne elettorali. Sul tavolo degli inquirenti vi sarebbero acquisizioni documentali, registrazioni contabili, eventuali contributi privati, modalità di raccolta fondi e rapporti economici tra soggetti collegati alla struttura civica. Il riferimento normativo principale è quello dell’articolo 7 della legge 195 del 1974 sul finanziamento ai partiti, integrato dalle successive modifiche introdotte in materia di trasparenza e rendicontazione politica. Gli investigatori starebbero verificando la correttezza delle procedure, la tracciabilità delle eventuali erogazioni e la conformità delle operazioni alle prescrizioni previste dal Testo unico elettorale e dalla disciplina anticorruzione applicata alle formazioni politiche organizzate. Da qui l’ingresso della Guardia di Finanza nel perimetro dell’inchiesta. Le Fiamme Gialle non cercano soltanto carte: cercano coerenza tra flussi economici, dichiarazioni, registrazioni e struttura reale dei rapporti finanziari. Tommasini, assistito dall’avvocato Bruno Di Giovanni, ha scelto la linea della collaborazione immediata. Nessuna chiusura, nessuna barricata difensiva preventiva. Il manager ha confermato pubblicamente l’esistenza dell’indagine, precisando di avere consegnato quanto richiesto dagli investigatori. «Amaie Energia non c’entra in alcun modo con questa vicenda», avrebbe spiegato, sottolineando che gli accertamenti riguardano esclusivamente il movimento civico e non la società partecipata del Comune. Una precisazione che appare centrale anche sul piano istituzionale, perché Amaie Energia rappresenta uno dei gangli strategici della gestione pubblica locale: energia, servizi, equilibri amministrativi, governance territoriale. Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda politicamente detonante. Perché quando un’indagine tocca una figura che si trova contemporaneamente dentro il sistema amministrativo, dentro la rete civica e dentro il recente equilibrio elettorale cittadino, la separazione tra responsabilità individuale e ricaduta politica diventa sottilissima. Gli investigatori, secondo le ricostruzioni emerse, avrebbero chiarito che Amaie Energia non risulta coinvolta nell’inchiesta. Tuttavia il semplice fatto che gli accertamenti abbiano lambito anche ambienti collegati alla partecipata ha generato un’ondata di interrogativi negli ambienti politici sanremesi. Nelle ultime ore il clima nei palazzi cittadini è diventato pesante. Telefonate continue, riunioni riservate, silenzi improvvisi, prese di distanza prudenti. La parola che tutti evitano di pronunciare apertamente è una sola: tenuta.

Tenuta della maggioranza.
Tenuta dell’asse civico.
Tenuta dell’equilibrio costruito dopo le amministrative.

Perché “Anima” non era soltanto un simbolo elettorale: era un progetto di architettura politica che aveva cercato di superare gli steccati tradizionali del centrodestra e del civismo moderato locale. E adesso quel progetto si ritrova sotto la lente della magistratura. Va ricordato che, in base all’articolo 27 della Costituzione italiana, ogni persona sottoposta a indagine deve considerarsi non colpevole sino a sentenza definitiva. L’iscrizione nel registro degli indagati costituisce un atto di garanzia e consente alla persona coinvolta di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Ma nella cronaca giudiziaria contemporanea esiste un doppio livello: quello processuale e quello pubblico. E il secondo corre sempre più veloce del primo. L’inchiesta della Procura di Imperia si muove infatti in un terreno delicatissimo: il rapporto tra politica civica, raccolta del consenso, gestione delle risorse e trasparenza dei finanziamenti. Un terreno dove la distinzione tra sostegno spontaneo, contributo organizzato e finanziamento irregolare può diventare materia tecnica complessa, fatta di norme, causali, tracciabilità bancaria, registrazioni e obblighi dichiarativi. Per questo motivo gli investigatori stanno lavorando in profondità. Non una verifica superficiale, ma una ricostruzione capillare della filiera economica del movimento. Il fascicolo è ancora nella fase iniziale. Ma la città ha già compreso che non si tratta di un episodio marginale. Sanremo si ritrova improvvisamente davanti a una domanda che attraversa tutta la politica italiana contemporanea: quanto sono realmente trasparenti i movimenti civici che nascono fuori dai partiti tradizionali ma finiscono per governare pezzi decisivi delle amministrazioni pubbliche? Ed è una domanda destinata a rimanere aperta ancora a lungo.

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