di Delfina Rebecchi
È scattata alle prime luci dell’alba a Torino l’operazione Riot, una vasta iniziativa della polizia di Stato coordinata dalla Procura di Torino e dalla Procura per i minorenni, che mira a fare piena luce sui gravi disordini verificatisi in città durante le manifestazioni pro Palestina dello scorso 3 ottobre. Un’azione investigativa articolata, che segna un punto di svolta nell’inchiesta avviata dopo una giornata di forti tensioni urbane e scontri con le forze dell’ordine.
Secondo quanto emerso finora, l’operazione prevede l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di alcuni giovani, ritenuti dagli inquirenti tra i principali responsabili degli episodi di violenza che avevano trasformato una protesta politica in una situazione di emergenza per l’ordine pubblico.
L’operazione Riot e il coordinamento delle procure
L’intervento, avviato nelle prime ore del mattino, coinvolge diversi reparti della polizia e si inserisce in un’indagine complessa, condotta con il coordinamento congiunto della magistratura ordinaria e di quella minorile. Un elemento che evidenzia come tra i soggetti indagati vi siano anche giovani e minorenni, la cui posizione viene valutata secondo procedure specifiche.
Gli investigatori stanno dando esecuzione a provvedimenti restrittivi disposti dall’autorità giudiziaria, sulla base di un quadro accusatorio costruito attraverso mesi di accertamenti. Al centro dell’inchiesta ci sono i disordini di piazza esplosi durante i cortei pro Palestina del 3 ottobre, quando la manifestazione era degenerata in atti di vandalismo, danneggiamenti e scontri, con un impatto significativo sulla sicurezza cittadina.











