
CALCUTTA – Un’immagine che sta facendo il giro del mondo, scuotendo le coscienze e riaccendendo il dibattito sulla precarietà del sistema sanitario rurale in India. Un padre, distrutto dal dolore, è stato costretto a trasportare il corpo senza vita del proprio figlio neonato all’interno di una scatola di cartone, viaggiando su un autobus di linea, dopo che – secondo la sua testimonianza l’ospedale gli avrebbe negato l’uso di un’ambulanza. La vicenda si è consumata nello stato del Bengala Occidentale. Dopo il decesso del piccolo, avvenuto per complicazioni respiratorie dopo giorni di agonia, il padre si è trovato di fronte all’impossibilità di riportare il corpo al proprio villaggio, situato a decine di chilometri di distanza. Secondo il racconto dell’uomo, il costo richiesto dai conducenti privati di ambulanze superava le 8.000 rupie (circa 90 euro), una cifra astronomica per una famiglia che vive sotto la soglia di povertà. Disperato, l’uomo avrebbe riposto il corpicino in una scatola, nascondendolo sotto il braccio per non allarmare i passeggeri dei mezzi pubblici durante il lungo tragitto verso casa. L’indignazione dell’opinione pubblica è esplosa rapidamente, portando la direzione sanitaria dell’ospedale a rilasciare una nota ufficiale per difendere l’operato della struttura. La versione dell’ospedale, tuttavia, diverge drasticamente da quella della famiglia. “Siamo profondamente addolorati per la perdita, ma respingiamo le accuse di negligenza logistica,” ha dichiarato il portavoce della struttura. “Né il padre né alcun altro membro della sua famiglia ha presentato una richiesta formale per un’ambulanza o un veicolo per il trasporto della salma. Se lo avessero fatto, avremmo organizzato il trasferimento immediatamente, come previsto dai protocolli per le famiglie indigenti.” Nonostante le smentite ufficiali, l’incidente mette a nudo le profonde disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai servizi post-mortem in India. Non è la prima volta che si verificano episodi simili:
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Costi proibitivi: Spesso le ambulanze governative sono scarse, lasciando il monopolio ai privati che impongono tariffe insostenibili per i meno abbienti.
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Mancanza di comunicazione: Spesso le famiglie più povere non sono a conoscenza dei loro diritti o dei moduli necessari per richiedere assistenza gratuita.
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Stigma e burocrazia: Il timore di ritorsioni o lungaggini burocratiche spinge molti a scegliere soluzioni disperate e degradanti.
La vicenda rimane un nervo scoperto per il governo locale, mentre le associazioni per i diritti umani chiedono riforme urgenti affinché la dignità umana venga garantita non solo durante la vita, ma anche nel momento estremo dell’addio.









