di Andrea paolo
Un nuovo duro attacco di Marco Travaglio alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni riaccende il dibattito sulla politica estera italiana e sul rapporto con gli Stati Uniti. Nel suo ultimo editoriale, il direttore de Il Fatto Quotidiano critica senza mezzi termini la posizione assunta dal governo italiano in relazione alle recenti operazioni statunitensi in Venezuela e alle scelte dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
“Siamo i peggiori”: l’editoriale che accende la polemica
Nel commento intitolato “Siamo i peggiori”, Travaglio accusa la premier di aver applaudito l’intervento americano in Venezuela, definito come “difensivo e legittimo”, collocando così l’Italia in una posizione di forte allineamento a Washington. Secondo il giornalista, questa scelta avrebbe consegnato al nostro Paese una sorta di “maglia nera” sul piano europeo e internazionale.
Nel testo, Travaglio utilizza toni particolarmente duri e paragona l’Italia guidata da Meloni ai governi di leader considerati controversi come Javier Milei e Benjamin Netanyahu, sostenendo che la linea di Palazzo Chigi risulterebbe persino più acritica di quella della stessa amministrazione statunitense.
Il tema della sovranità e il rifiuto del cambio di regime
Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda il principio della sovranità degli Stati. Travaglio chiarisce di non difendere il regime di Nicolás Maduro, ma contesta il ricorso al cambio di regime imposto dall’esterno. A suo giudizio, la sovranità nazionale non dovrebbe mai essere negoziabile, indipendentemente dalla natura dei governi coinvolti.
Nel suo editoriale, il giornalista sottolinea come questa impostazione rappresenti un pilastro del diritto internazionale e critica l’Italia per aver, a suo avviso, rinunciato a una posizione autonoma in favore di una subordinazione geopolitica.
Il confronto con il 2019 e il governo Conte
Il passaggio più significativo dell’editoriale è il confronto con il 2019, quando il governo guidato da Giuseppe Conte decise di non riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. All’epoca, l’esecutivo italiano motivò la scelta con ragioni giuridiche e con la volontà di non contribuire alla radicalizzazione del conflitto politico interno al Paese sudamericano.
Secondo Travaglio, quella decisione rappresentava una linea di prudenza diplomatica, fondata sul dialogo e sul rifiuto dell’opzione militare come strumento di risoluzione delle crisi politiche e sociali.
“Era un’altra Italia”: la conclusione dell’analisi
La chiusura dell’editoriale è affidata a una constatazione amara: “Era un’altra Italia”. Una frase che sintetizza il giudizio del giornalista sull’evoluzione della politica estera italiana, passata – nella sua lettura – da una postura cauta e indipendente a un pieno allineamento alle scelte statunitensi.









