mercoledì, Agosto 12, 2026
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TRUFFE ASSICURATIVE…

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Inviato Gabriele SCHIFANELLA

TORINO – Un castello di carte fatto di finti traumi, ossa mai spezzate e referti medici clonati per ingannare le compagnie assicurative. È quanto hanno scoperto i Carabinieri del NAS di Torino, che hanno smantellato un’articolata organizzazione dedita alle frodi assicurative, capace di intascare illecitamente oltre 200.000 euro. L’operazione, convenzionalmente denominata “Fake Broken Bones” (Ossa rotte false), si è conclusa con l’esecuzione di quattro misure cautelari personali nei confronti dei presunti promotori e membri del sodalizio criminale. I provvedimenti, emessi dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura, prevedono l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre indagati e il divieto temporaneo di esercitare la professione forense per un avvocato, figura chiave nel meccanismo di incasso dei premi assicurativi. Le accuse contestate a vario titolo sono pesantissime: associazione per delinquere, frode assicurativa e falsità materiale commessa da privato in atto pubblico. L’inchiesta, avviata a fine 2024 e condotta anche tramite complesse intercettazioni telefoniche e pedinamenti, ha svelato un modus operandi collaudato. Il gruppo non simulava soltanto i classici tamponamenti stradali tra auto civili, ma si spingeva a inventare dinamiche bizzarre e cinematografiche per giustificare lesioni gravi. In un caso emblematico, gli indagati avevano denunciato una inesistente quanto violenta inchiodata da parte del conducente di un autobus di linea della rete di trasporto pubblico torinese, sostenendo falsamente di essere a bordo del mezzo e di aver riportato gravi fratture nella caduta. In un altro episodio, uno degli indagati aveva dichiarato di essere caduto rovinosamente a terra dopo essere stato trascinato dal proprio cane al guinzaglio. Il vero fulcro della truffa risiedeva però nella falsificazione dei documenti sanitari. Per ottenere la liquidazione del danno biologico, l’organizzazione allegava alle richieste di risarcimento dei falsi verbali di Pronto Soccorso, apparentemente emessi da un noto ospedale di Torino. Questi fogli di dimissione riportavano i codici identificativi reali di ignari pazienti effettivamente transitati nella struttura sanitaria, sui quali venivano però sovrascritti i dati dei complici e patologie ortopediche del tutto inventate. Un escamotage che ha permesso alla banda di raggirare decine di liquidatori prima che i controlli incrociati del NAS facessero emergere l’anomalia. Le indagini continuano ora per verificare se all’interno della rete ospedaliera vi siano state complicità o fughe di dati che abbiano agevolato il reperimento dei codici dei veri pazienti. Nel frattempo, per gli indagati si apre la fase del confronto con l’autorità giudiziaria, ferma restando la presunzione di innocenza fino al giudizio definitivo.

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