La visita di Stato del presidente cinese a Washington entra nel vivo. Commercio, intelligenza artificiale, Taiwan, Iran e terre rare al centro del confronto tra le due maggiori potenze economiche mondiali. Prorogata fino al 10 gennaio la tregua commerciale.
WASHINGTON, 24 settembre 2026 – Il tappeto rosso è stato steso alla Casa Bianca, le bandiere di Stati Uniti e Cina hanno accompagnato la cerimonia ufficiale e Donald Trump ha scelto di sottolineare il rapporto personale con Xi Jinping. «Dal momento della mia prima elezione nel 2016, il presidente Xi e io abbiamo costruito un’amicizia, una vera grande amicizia, fondata sul rispetto reciproco e sugli interessi vitali dei nostri popoli», ha dichiarato il presidente americano durante l’accoglienza del leader cinese.
Ma dietro le dichiarazioni concilianti e il protocollo della visita di Stato rimane una relazione caratterizzata da profonde divergenze. Il vertice di Washington mette infatti sul tavolo alcuni dei dossier più delicati dell’attuale scenario internazionale: commercio, intelligenza artificiale, Taiwan, guerra in Iran e accesso alle terre rare e ai minerali strategici.
Una visita dal forte valore simbolico
Xi Jinping è arrivato negli Stati Uniti mercoledì 23 settembre, accolto personalmente da Trump alla Joint Base Andrews. La scelta del presidente americano di attendere il leader cinese direttamente sulla pista rappresenta un gesto diplomatico di particolare rilievo. La visita di Xi è la prima a Washington in oltre un decennio e arriva pochi mesi dopo l’incontro dei due leader a Pechino.
Giovedì 24 settembre si è svolta alla Casa Bianca la cerimonia ufficiale di Stato, con onori militari, inni nazionali e una parata. Il programma prevede inoltre una cena di Stato e, venerdì, un incontro informale con tè alla Casa Bianca seguito dalla visita agli Archivi Nazionali.
Xi, dal canto suo, ha adottato un tono altrettanto orientato alla stabilità. Nel suo intervento ha sostenuto la necessità di rafforzare la comunicazione tra Washington e Pechino, aumentare la fiducia reciproca e «coexist in peace». Ha inoltre sottolineato che gli interessi dei due Paesi sono profondamente intrecciati.
Il primo risultato: la tregua commerciale si allunga
Sul fronte economico è già arrivato un elemento concreto. Stati Uniti e Cina hanno concordato di prorogare di due mesi, fino al 10 gennaio 2027, la tregua commerciale che sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. L’intesa mantiene quindi una pausa nella guerra tariffaria che aveva portato i dazi reciproci a livelli superiori al 100%.
La proroga non equivale però a una soluzione definitiva delle controversie commerciali. Washington continua a chiedere maggiore accesso al mercato cinese e un riequilibrio degli scambi, mentre tra i dossier più sensibili rimangono le esportazioni di minerali critici, i controlli sulle tecnologie avanzate e le barriere commerciali non tariffarie.
Il commercio rappresenta quindi uno dei pochi terreni nei quali le due amministrazioni sembrano avere interesse a mantenere una stabilità almeno temporanea.
L’intelligenza artificiale: cooperazione e competizione
Un altro capitolo centrale del summit è quello dell’intelligenza artificiale.
Trump ha indicato la cosiddetta “Super Intelligence” come uno dei principali temi della discussione, mentre Xi ha sottolineato nel suo intervento alla Casa Bianca che Stati Uniti e Cina hanno sia la capacità sia la responsabilità di sviluppare e gestire l’intelligenza artificiale affinché rimanga sotto il controllo umano.
Washington e Pechino stanno contemporaneamente cercando di evitare incidenti legati alle tecnologie più avanzate e competendo per la leadership nel settore.
Secondo quanto riferito da Reuters, tra le ipotesi sul tavolo vi è anche un possibile meccanismo di comunicazione tra i due Paesi per affrontare rapidamente eventuali incidenti legati all’IA, sul modello di una linea diretta utilizzata durante la Guerra Fredda.
Il punto di equilibrio rimane però complesso: gli Stati Uniti intendono mantenere controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate verso la Cina, mentre Pechino chiede maggiore accesso alle tecnologie e alle risorse necessarie per lo sviluppo del proprio settore.
Taiwan, il dossier più sensibile.
Se il commercio rappresenta il terreno della possibile cooperazione, Taiwan rimane uno dei principali punti di frizione strategica.
La Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e si oppone alla vendita di armi statunitensi all’isola. Washington, pur non avendo relazioni diplomatiche formali con Taipei, continua a essere il principale partner internazionale e fornitore di armamenti di Taiwan.
Secondo fonti citate da Reuters, Xi dovrebbe chiedere a Trump di interrompere le vendite di armi americane a Taiwan. La questione potrebbe tornare sul tavolo anche durante la visita agli Archivi Nazionali prevista per venerdì.
Il dossier è particolarmente delicato perché si intreccia con la sicurezza dell’Asia-Pacifico e con il rapporto strategico tra Stati Uniti e Cina. La posizione di Washington sul sostegno alla difesa di Taiwan rimane quindi uno degli elementi osservati con maggiore attenzione durante il vertice.
Iran, Pechino sotto pressione.
Sul tavolo c’è anche la guerra in Iran, altro elemento che rende il summit particolarmente complesso.
Washington vorrebbe che Pechino utilizzasse la propria influenza nei confronti di Teheran per contribuire a una soluzione del conflitto. La Cina, che mantiene rapporti economici e diplomatici con l’Iran, ha invece espresso l’esigenza di una soluzione attraverso il dialogo e la de-escalation.
Secondo Reuters, Pechino potrebbe essere disposta a discutere della questione iraniana, ma non ci sono finora segnali chiari che intendano esercitare su Teheran la pressione richiesta da Washington.
Il dossier mediorientale si sovrappone inoltre alla questione energetica: la guerra ha prodotto conseguenze sui mercati petroliferi e sugli scambi internazionali, mentre la Cina rimane un importante acquirente di petrolio iraniano.
Le terre rare, una leva strategica.
Tra Washington e Pechino resta aperto anche il confronto sulle terre rare e sui minerali critici, materiali indispensabili per numerosi settori tecnologici, industriali e della difesa.
La Cina occupa una posizione dominante nelle catene globali di approvvigionamento e trasformazione di molti di questi materiali. Per gli Stati Uniti, garantire forniture stabili e diversificare le fonti rappresenta quindi una questione che va oltre il semplice commercio e riguarda la sicurezza economica e tecnologica.
Per Pechino, invece, il controllo di una parte importante della filiera costituisce uno degli strumenti attraverso cui negoziare con Washington.
È proprio su questi dossier che la dimensione economica del rapporto USA-Cina si sovrappone a quella geopolitica.
La cena di Stato e il ruolo delle grandi aziende.
La cena di Stato organizzata alla Casa Bianca rappresenta l’altro grande momento simbolico della visita.
Il programma prevede la presenza di importanti esponenti del mondo tecnologico e imprenditoriale americano, tra cui Tim Cook, Jeff Bezos, Sundar Pichai, Sam Altman, Elon Musk e Jensen Huang, secondo quanto riportato da Reuters.
Più incerta è invece la partecipazione di rappresentanti del grande business cinese. Secondo il South China Morning Post, un piccolo gruppo di dirigenti cinesi è arrivato a Washington separatamente dalla delegazione ufficiale di Xi, ma nelle ore precedenti alla cena non era ancora chiaro quanti avrebbero ottenuto un posto all’evento.
Il dettaglio è significativo perché la presenza o meno dei manager cinesi avrebbe anche un forte valore economico e diplomatico, in un vertice nel quale commercio, investimenti e tecnologia sono strettamente collegati alla sicurezza nazionale.
Tra cordialità e competizione.
La giornata alla Casa Bianca restituisce dunque un’immagine apparentemente contraddittoria: toni cordiali e gesti di apertura da una parte, interessi strategici profondamente divergenti dall’altra.
Trump e Xi hanno interesse a evitare una nuova escalation commerciale e a mantenere aperti i canali di comunicazione. Allo stesso tempo, i due Paesi continuano a competere per l’influenza tecnologica, economica e strategica globale.
La proroga della tregua commerciale rappresenta un primo elemento concreto di stabilizzazione, ma non risolve i dossier più difficili. Taiwan, Iran, terre rare e controlli tecnologici restano infatti questioni sulle quali le rispettive posizioni rimangono distanti.
La visita di Stato di Xi a Washington si presenta così non soltanto come un incontro tra due presidenti, ma come un passaggio importante nella gestione della relazione tra le due principali potenze economiche e tecnologiche mondiali.
Il vero risultato del vertice, più che nelle dichiarazioni pronunciate davanti alle telecamere, si misurerà quindi sulla capacità di mantenere aperto il dialogo e di trasformare la tregua commerciale in una stabilità più duratura, senza che i nodi geopolitici facciano nuovamente precipitare i rapporti.









