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UCRAINA: NEGOZIATI IN STALLO, MISSILI IN VOLO — LA GUERRA CHE NON VUOLE FINIRE

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Nelle ultime ventiquattro ore la guerra in Ucraina ha mostrato, ancora una volta, il suo volto più contraddittorio: diplomazia che avanza a fatica, mentre sul campo la violenza continua senza tregua. I colloqui di Abu Dhabi, il secondo round di negoziati diretti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, si sono chiusi con un nulla di fatto che sa di déjàvu. Le delegazioni hanno parlato di “dialogo costruttivo”, ma dietro le formule diplomatiche si nasconde un abisso di distanze politiche e militari. Il Cremlino ha definito l’incontro “stimolante”, salvo ammettere che serviranno almeno altre sei settimane di trattative per arrivare a qualcosa che somigli a un accordo. È la fotografia perfetta di un vertice che, come riportato da più fonti, si è rivelato un flop annunciato .

Sul terreno, intanto, la guerra non ha concesso alcuna tregua. Mentre i negoziatori si stringevano la mano negli Emirati, droni russi colpivano Kiev, ferendo civili e lasciando oltre 53.000 famiglie senza elettricità nella regione di Zaporizhzhia. È un contrasto brutale: la diplomazia parla di cessate il fuoco, la realtà mostra blackout, sirene e rifugi improvvisati. Le analisi satellitari citate da Reuters indicano inoltre che Mosca starebbe installando missili balistici ipersonici a capacità nucleare in una base della Bielorussia orientale, un segnale che l’Europa non può permettersi di ignorare .

Il secondo round dei colloqui ad Abu Dhabi è iniziato mentre l’Ucraina accusava la Russia di aver violato un accordo mediato dagli Stati Uniti che prevedeva la sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Zelensky ha denunciato che Mosca ha colpito la rete elettrica con droni e missili proprio nei giorni più freddi dell’inverno, lasciando intere città senza riscaldamento a temperature sotto i -20°C. “La Russia continua a scommettere sulla guerra e sulla distruzione”, ha dichiarato il presidente ucraino, annunciando che la posizione negoziale di Kiev sarà modificata di conseguenza .

foto incontro russia ucraina

La popolazione ucraina vive tutto questo con un misto di rassegnazione e incredulità. A Kyiv, i cittadini raccontano notti passate nei rifugi, tra gelo e paura. “Siamo sempre allo stesso punto, sperando che non accada nulla di grave”, ha detto una residente, mentre un’altra ha ammesso di non aspettarsi alcun progresso reale dai colloqui. La distanza tra la vita quotidiana e la diplomazia internazionale non è mai stata così evidente .

Sul fronte delle perdite umane, Zelensky ha rivelato un dato che pesa come un macigno: 55.000 soldati ucraini uccisi dall’inizio della guerra, con un numero imprecisato di dispersi. Le stime internazionali parlano di cifre ancora più alte, fino a 400.000 tra morti e feriti. Anche la Russia ha subito perdite enormi: secondo fonti occidentali, oltre un milione di soldati russi sarebbero stati uccisi o feriti. È un massacro che continua a crescere mentre i negoziati arrancano. Il Cremlino ribadisce che combatterà “finché Kiev non prenderà le decisioni necessarie”, mentre gli Stati Uniti insistono per un compromesso che appare ancora lontano. Tra i nodi più delicati restano il Donbass e la centrale nucleare di Zaporizhzhia, che Mosca vuole sotto controllo permanente .

Il quadro complessivo è quello di un conflitto che non riesce a trovare una via d’uscita. I colloqui di Abu Dhabi hanno prodotto qualche gesto simbolico, come lo scambio di 157 prigionieri per parte, ma nessun passo avanti sostanziale. Le parti hanno concordato di mantenere aperto il canale trilaterale, ma senza fissare una data per il prossimo incontro. La diplomazia, per ora, resta sospesa. E mentre i leader parlano di “progressi”, la guerra continua a dettare la sua legge: missili, blackout, gelo, morti.

L’Ucraina chiede garanzie di sicurezza reali, la Russia pretende concessioni territoriali, gli Stati Uniti cercano di evitare un’escalation che potrebbe travolgere l’Europa. Ma la verità è che nessuno, oggi, ha la forza politica o militare per imporre una soluzione. E così il conflitto resta intrappolato in un limbo: troppo violento per essere congelato, troppo costoso per essere vinto.

La guerra in Ucraina entra così in una nuova fase: diplomazia fragile, campo di battaglia feroce, e un futuro che continua a sfuggire di mano.

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