
In Italia, immediatamente dopo i rialzi record del prezzo alla pompa dei carburanti, schizzati verso l’alto alcuni giorni fa, è seguita una generale quanto sensibile battuta al rialzo dei prezzi, in particolare quello dei beni di prima necessità. Di conseguenza il tasso di inflazione, da che prima era attestato intorno al 3%, ha raggiunto ieri il 4,2%. È un dato allarmante, certo tra i più alti riscontrati nel decennio in corso, secondo solo a quello del 2023, che arrivò al 5,3%. È opportuno prendere in considerazione il significato tecnico di quell’ indice. I Sacri Testi di Economia Politica, sezione Micro, precisano che tale fenomeno si concreta nella diminuzione del valore di una moneta nei confini politici di uno o più stati. Più precisamente, nella diminuita capacità di acquisto di quella moneta, ovvero del suo potere liberatorio. Ciò significa che l’impiegato delle Poste di Canicattì, che fino a una settimana fa si riforniva di dentifricio pagando un euro al pezzo, oggi dovrà aggiungere ancora una certa quantità di centesimi per poter far “passare di mano” quella pasta. Come accade che possa innescarsi un tipo di contrazione della domanda dovuta a quel fenomeno deleterio, va almeno accennato, con una premessa. Riprendendo il pensiero comune a diversi economisti del secolo scorso, un tasso di inflazione contenuto entro il 2% deve essere considerato ancora fisiologico in un sistema economico in fase di normale crescita.
È una caratteristica che gli economisti citati hanno definito normale, in quanto espressa da un sistema economico in crescita, che lungo la strada può trovare imprevisti onerosi. Attualmente il mondo intero è fuori di tale contingenza, quindi il tasso di quell’ “ulcera”, genericamente oltre il doppio di quello sopportabile, va ridimensionato con la dovuta celerità. Va tenuta inoltre in considerazione che, nel caso il tasso di crescita della stessa resti circoscritto nell’ ambito dei numeri a una sola cifra, basterà che il sistema economico, dove ciò avviene, venga liberato da lacci e lacciuoli che ne minano la corretta funzionalità. Semprechè a monte, cioè negli stati in rapporto con quello sotto osservazione, si adottino pratiche similari, atte a ridurre, in maniera rilevante, il contaggio di buona parte della malattia.
Rincresce affermare che, al momento, è il mondo intero a essere assillato dal problema, Al Paese, per ora, non resta che prendere in prestito la frase dello scolaro napoletano che, nel film dal titolo analogo, pronuncia l’ormai famoso anacoluto: “io speriamo che me la cavo”.b bu









