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Una breve panoramica della raccolta poetica “Tulipani viola” della poetessa Antonella Di Siena – a cura di

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Una breve panoramica della raccolta poetica “Tulipani viola” della poetessa Antonella Di Siena

 

Leggendo questa raccolta poetica in completa armonia dal primo all’ultimo verso, sembra di avere in mano una collana di rosari d’avorio, legati con un bellissimo filo, che il lettore passa in un fiato, così che quando arriva all’ultimo verso, prova le stesse sensazioni che proviamo noi quando ci svegliamo da un bel sogno, che vorremmo durasse per sempre. 

In un certo senso possiamo dividere il riassunto in più parti, armoniosamente collegate tra loro e che si completano a vicenda. Conosco il tema della guerra contro la guerra, quello dei ricordi d’infanzia, argomenti sociali in cui la nostra società è più polarizzata che mai, e così via.

I testi narrativi e filosofici di Di Siena, con un linguaggio calmo e un significato profondo, sono davvero di vasta portata e il lettore rimane stupito dai suoi voli potenti.

Il poeta, cavalcando la grande quercia, cerca di trasformare la luna in una sposa con un abito nuziale bianco. 

Le sue poesie sono un lungo e potente grido contro la guerra e l’ingiustizia. Poi arrivano i suoi bellissimi testi, nei quali riaffiorano bei ricordi d’infanzia.

Sebbene si schieri contro la guerra, nonostante il suo incrollabile ottimismo, in un certo senso dice

“Gli imperatori non hanno nessuno da condannare” – perché dormono sull’oro rubato ai poveri del mondo.

Quindi la nostra società, come la società e la natura, è diventata schiava di pochi pazzi che hanno approfittato della società. Sono loro che, a volte con la legge della forza, a volte con la legge del male, cercano di incendiare il cielo e la terra. E lo fanno perché le loro armi minacciano di distruggere il globo. La forza dei popoli di fronte alla forza di questi mostri è impotente a fermare la loro folle corsa.

Nella poesia “Rifiuti e bombe sui bambini della Siria”, il nostro poeta solleva un’altra questione, indirizzando correttamente la parola come fa un poeta dal cuore grande e dal giudizio profondo, un cuore che accetta di trasformarsi in Prometeo se necessario, perché questo è ciò che esige la difesa della libertà dei popoli. Su iniziativa di alcune menti ammuffite, che pensano di aver sostituito Zeus in persona, abbiamo dato il via a questa cosa che aiuta i demoni del nostro secolo più di quanto risolve problemi irrisolti, e di fatto apre problemi e focolai di guerra in ogni angolo del mondo, perché sappiamo bene quanto sia redditizia la guerra per una manciata di oligarchi nazisti che inseguono profitti vertiginosi senza pensare al sangue dei bambini del mondo che viene versato a fiumi.

Quando si leggono le poesie della talentuosa poetessa Antinella Di Siena, sembra di essere in un attimo in cima a una montagna, sulle ali di un’aquila che, nel suo abile gioco con il vento, a volte sale, a volte scende, a volte cavalca una nuvola per unirsi alla luna, a volte guarda le nuvole e porta sulla terra i caldi raggi del sole, nascosti dietro le nuvole. Sono il fruscio delle sorgenti d’acqua nevosa che, scendendo attraverso piccole cascate sul pendio della montagna, schiumano e questa schiuma bianca assomiglia al latte di pecora appena munto, sono come il sussurro del vento tra le giovani foglie del pioppo in un giorno di maggio, o quando la brezza scivola dolcemente tra le spighe cadenti del grano nel campo, quando hanno assunto il colore dell’oro. Poesie come “Ali di petali, “Mamma”, “Chuppy”, “Oboe d’amore” e altri dove il testo grazie alle metafore, ai paragoni e alle immagini ricche di colori e profumi, ti sembra di essere in un prato con mille tipi di fiori tutti sbocciati, ma in fretta, molto in fretta il clima cambia. Il tuono risuona dalle cime delle montagne, il mare solleva onde, le tempeste si manifestano con tutta la loro forza distruttrice, come se fosse avvenuta un’apocalisse universale. “Rifiuti e bombe sui bambini in Siria” “Tulipani viola” porta davanti agli occhi le guerre senza fine dove i bambini sognano un pezzo di pane, mentre i ladri del loro oro dormono nell’oro, si presentano al lettore le immagini macabre della guerra genocida che oggi si sta consumando a Gaza, in Ucraina e altrove, le ingiustizie che vengono fatte alle persone solo perché non la pensano come i forti, come hanno fatto i crudeli torturatori, con Giulio Regrini e altri. L’intera raccolta poetica della poetessa Antonella Di Siena, dal primo all’ultimo verso, regala emozioni che rimarranno a lungo impresse nella memoria del lettore. In questa raccolta il lettore potrà trovare un dipinto straordinario in cui vengono utilizzati tutti i colori poetici e le emozioni profonde. È una poesia tridimensionale, sai. Le sue grida contro la guerra e l’ingiustizia sono udite dalla terra e lacerate dal dolore, il cielo le sente e si annerisce di vergogna, gli uccelli della montagna le sentono e trasformano il loro canto in lamento, ma purtroppo non ascoltano alcuni potenti capi di Stato che, accecati dal narcisismo e dal male, stanno incendiando la società e la natura, conducendole verso la distruzione.

Nel leggere le poesie di questa raccolta, non posso fare a meno di spendere qualche parola da semplice lettore di poesia, poiché la parola esatta e l’analisi corretta dovrebbero essere svolte da critici specializzati.

 

-L’ultimo piccolo abbandonato da qualcuno è una cavalla preziosa agli occhi del Signore-

E quanti sono!  Quante perle di questo tipo giacciono oggi abbandonate dagli uomini…nella nebbia nera del destino, in tutti e quattro gli angoli del mondo. Alcuni vengono portati via dalla guerra, altri dalla fame, altri ancora dalle malattie. La stimata poetessa Antonella Di Siena osserva con profondo dolore questo tragico fenomeno. Si riferiva ai bambini in Siria che soffrono le conseguenze di una guerra lunga, ingiusta e terribile condotta per soddisfare gli appetiti degli insaziabili, proprio come sono scoppiate le guerre a catena della Primavera araba, che invece di fiori hanno portato gelo e ghiaccio, come quella scoppiata in Siria e che continua ancora lì e in altri focolai come l’Ucraina, o l’incomparabile genocidio di Gaza. 

 

– Mi piacerebbe camminare davanti a te sugli alberi e sulle pietre per farti arrivare alle persone senza bruciarti – Questo è il desiderio del poeta, che è pronto a sacrificare tutto per poter salvare questi bambini. Lo vuole il poeta, ma cosa vogliono i fabbricanti e i trafficanti di armi? Sono pronti a bruciare il mondo per i loro profitti vertiginosi. “Perla preziosa agli occhi del Signore…”. Il Signore tace. Lui guarda e tace. Forse ha paura anche degli abitanti della Terra, dei fomentatori di guerra, o ha lui stesso abbandonato le persone indifese?!! E Dio, il creatore dell’universo, creò anche l’uomo barbaro, sanguinario e avido. Ma il nostro poeta non si arrende. La sua voce potente risuona e invoca pace e giustizia. Con grande eleganza artistica, invita la società a risvegliarsi da questo lungo letargo. 

Nella poesia Tulipani viola, il poeta, parlando ancora della guerra, come di un grande male che giunge ai nostri giorni, sempre più selvaggio, sempre più doloroso, fin dai tempi antichi, compie, per così dire, una scansione completa del campo di battaglia, dove regnano solo la distruzione e la violazione della vita. Con tutta questa merda terribile, dove la terra è rossa del sangue dei martiri, ma soprattutto è rossa del sangue degli innocenti

“quel pane che speravamo 

Mentre la gente soffre per un pezzo di pane, dall’altra parte i potenti nuotano nell’oro che hanno rubato. Qui crolla la speranza nelle preghiere: – il nostro pane quotidiano, perdonaci oggi – quel pane che hanno sognato su un piatto e che non hanno

“I tuoi capelli spettinati tessere. Un canto chinato sul grembo del globo” Che volo d’artista, che potente metafora! I bei capelli di una donna che tesse canti sul grembo del globo. E qui mi viene in mente il nostro Sami quando diceva: la mano che culla la culla, culla il mondo. Ecco che il nostro poeta ha dato questa forza magica alla donna a tal punto che una ciocca dei suoi capelli conquista il grembo del globo con i suoi canti proprio come fanno le madri con le loro ninne nanne. La bellezza di una ragazza, di una donna o di una madre, con i capelli che le scendono sulle spalle, forse con essi, ha avvolto il corpo di un bambino per proteggerlo dall’inganno, dalle conchiglie, dal freddo, ma sicuramente, quei capelli così belli anche se neri come la piuma del Korab, squarciano l’oscurità della notte e fanno luce per il giorno dopo. Il poeta si lamenta trionfante davanti a queste tragiche insidie ​​e nessuno e niente può consolarla se non la pace e la libertà delle persone oppresse… Per il poeta Di Siena, i valori morali prevalgono su tutto, prevalgono l’amore, l’armonia e la comprensione “Amare e onorare non è stato vano” Parlando del tema dell’amore, del vero amore, nella sua più ampia gamma, Antonella Di Siena dice: amare non è stato vano. Amare non è mai vano, è una virtù e le virtù elevano una persona. Chi onora gli altri eleva se stesso. I fiori dell’amore, non importa dove siano, portano sempre un dolce profumo. Riferendosi all’amore nel suo letto più stretto, dice: – Quel fiore che il nostro immenso amore ha donato, non si perde mai. Qualunque siano le situazioni successive, dopo un amore vissuto intensamente, quei momenti felici si portano sempre con sé, conservati con cura nella stanza pura del cuore. Arrivano da te nei momenti di gioia o di dolore e come un faro in riva al mare che guida le navi alla tempesta, per essere al tuo fianco in ogni situazione. Il cuore del poeta, come il cuore del poeta, soffre e gioisce, gioisce e soffre, ogni volta che si presentano situazioni piacevoli o spiacevoli davanti a lui. Leggendo la poesia “Inverno del cuore a Milano” sembra di essere davvero in quelle strade di periferia, ai piedi di I palazzi, vicino alla stazione centrale, dove convivono due vite, dove convivono dolore e gioia. La nostra poetessa, passando per quelle strade, quasi urla con tutta la forza della sua anima, quando vede che in quelle strade, sotto quegli archi, oltre alla vita rumorosa e gioiosa, una parte della nostra società vive il suo dolore infinito. In quelle strade dove le mille luci delle vetrine ti stupiscono per la loro diversità, i senzatetto, parte del nostro corpo, trovano a malapena un posto dove dormire. “I letti sono segnati in un corridoio immaginario”. Con questa poesia, che è un gioiello poetico e d’altra parte un campanello d’allarme per… In una società polarizzata, la poetessa si scaglia contro questa ingiusta polarizzazione, come nella poesia “Rifiuti e bombe sui bambini in Siria”, dove dice che dormono con l’oro che ti hanno rubato, mentre tu sogni un pezzo di pane.

“Il suono di una voce amica fa tremare il cuore”. L’uomo nato in società è senza dubbio il suo prodotto. Non può vivere al di fuori del contesto sociale. Questa simbiosi tra uomo e società si completa e si compensa a vicenda. Non c’è uomo senza struttura sociale e non c’è società senza persone. Quanto l’uomo ha bisogno della società, di un amico. Ogni volta che sentiamo una voce familiare che ci chiama da dietro e sentiamo immediatamente che un tempo o un ricordo si risveglia nei nostri cuori. Ogni volta che ci vengono in mente le persone care con cui abbiamo condiviso momenti belli o violenti e abbiamo creato una connessione meravigliosa, che spesso ci porta nel mondo del desiderio, ci immergiamo in una nostalgia infinita e come dice il poeta “petali di rosa… cadono sul cuscino” sono lacrime per una persona che ci manca, per un’amicizia perduta o un amore finito male. I meravigliosi testi di Antonella Di Siena volano spesso verso gli anni belli, verso gli anni dell’infanzia, dove ricorda sia con sincerità che con nostalgia quei tempi, quando papà le raccontava le fiabe, mentre mamma lavava i piatti e diventava “gelosa” di questo rapporto padre-figlia. Questi ritrovamenti di elementi, semplici all’apparenza, ma ricchi di emozioni, sono una ricchezza per la poesia della nostra poetessa. Sono elementi che ogni lettore attento ha sperimentato a modo suo e ognuno direbbe, così è successo anche a me. Questi elementi conferiscono alla poesia una straordinaria forza espressiva, emotiva, estetica e stilistica che la rende sostenibile attraverso i secoli e le epoche. La rendono amata e comprensibile da qualsiasi lettore. La nostra meravigliosa poetessa Antonella Di Siena conosce e ci regala tali gioielli. 

“Quanto eri bello, papà,  

“Non ti ho mai dimenticato.”

Proseguendo nei ricordi d’infanzia della nostra poetessa, non posso fare a meno di menzionare e spendere due parole sui versi: “quanto eri bello, papà/non ti ho mai dimenticato”… La figura del padre supereroe, del protettore dagli spiriti maligni e dai fantasmi, di colui che accresce la fiducia e la sicurezza in ogni bambino, si arricchisce dell’elemento della bellezza nella poesia di Antonella Di Siena. “Quanto è bello”… Quale bambino non pensa che il viso del proprio padre sia il più bello del mondo? Questo trasforma Antonella poetessa in Antonella bambina, che si rannicchia tra le braccia del padre, gli accarezza le guance, che ai suoi occhi sono le più belle del mondo, gioca con i suoi capelli, a volte scompigliandoli, e qui inizia la “guerra” tra padre e figlia, che naturalmente si conclude con la vittoria di quest’ultima. Ricorda anche l’amore di sua madre per lei, che in tutti quegli anni non avrebbe scelto nessun altro se non lui. Dai loro padri, i figli imparano non solo gli usi e costumi delle loro città, ma anche i giusti percorsi di vita. Quando si leggono le poesie di questo grande poeta, il lettore sicuramente le vive e si ferma a meditare a lungo. Spesso il poeta giunge all’improvviso con note di nostalgia e pessimismo. Naturalmente, nello studio approfondito dei fenomeni della società e della natura, incontriamo ostacoli che ci fanno riflettere sulla fine della parabola della vita. È noto che un giorno i due estremi della parabola toccheranno la Terra. Questa è l’inevitabilità delle leggi: “ritornerai e vedrai la mia anima” 

come un deserto.”

Un’anima che arde come un deserto, un’anima che cerca un’oasi dove inumidire le sue labbra aride di speranza, un’anima che arde come un deserto per un po’ di giustizia, per un po’ di amore e comprensione umana. Un’anima che arde nel sentire le dolci voci dei bambini è la voce dell’amore che ti uccide a poco a poco in questo mondo ingrato, soffocato dall’egoismo e dall’autostima, dal narcisismo di una classe dirigente con cui la nostra poetessa non è mai d’accordo. Spesso trova la pace nel silenzio che ha affidato a un angolo del suo cuore dove conserva bei ricordi, dove i sogni hanno un respiro silenzioso e pensieroso. “nel denso silenzio/ sulla vernice del dolore” Per il poeta, il silenzio è spesso una rivolta più grande della rivolta stessa, è come un vulcano silenzioso pronto a eruttare con la sua lava distruttiva. È il grido che ravviva la speranza, che fa nascere l’ottimismo e la vittoria. Con note realistiche, il nostro poeta descrive il tema dell’emigrazione, la migrazione dei giovani verso le grandi città, dove regnano rumore, polvere e pubblicità, dentro cui si celano inganni e falsità. Tuttavia, i giovani se ne vanno, si lasciano coinvolgere nei pesanti ingranaggi di queste città, spesso indossando una pesante corazza di delusioni, fino a perdere la propria identità. A volte vorrebbero tornare, ma tornare è impossibile e non hanno altra scelta che sottomettersi al destino, indossare il costume dell’oblio fino a non riconoscere più il loro sé alienato.

“Le città caotiche 

sollevati dal tuo cuore, 

piangono per la povera vita, 

“per la scomparsa del tuo nome”

Un nome scompare dalla memoria, un luogo di nascita scompare, un futuro scompare. Una cicogna migratoria nidifica in un posto molto lontano, dimenticando il sentiero che conduce alla casa di molti.

Mehmet Rrema

 

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