di Domenico Camodeca
Il tour televisivo di Sigfrido Ranucci si è trasformato in una sorta di controinchiesta pubblica. Dalla radio alla televisione, passando per i principali talk show, il conduttore di Report ha difeso il suo lavoro e la sua redazione, descrivendo l’ultimo anno come «il più complicato» nella storia del programma d’inchiesta di Rai 3. Intervenendo prima a Un giorno da pecora su RadioUno e poi a Otto e mezzo su La7, Ranucci ha raccontato con tono polemico e amaro le difficoltà incontrate tra sanzioni, attacchi politici e nuove indagini giornalistiche sotto osservazione.
Al centro delle sue dichiarazioni, la multa da 150mila euro inflitta dal Garante per la Privacy, che ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra Report e le autorità di controllo. «Questo è stato l’anno più difficile per la nostra trasmissione – ha spiegato – per le condizioni in cui abbiamo dovuto lavorare». Parole che suonano come una denuncia nei confronti di un clima che il giornalista definisce di crescente ostilità verso il giornalismo d’inchiesta.
La sanzione del Garante e le difese del conduttore
Ranucci ha chiarito la sua posizione sul caso della sanzione amministrativa ricevuta dal programma, precisando che la somma «dovrebbe essere pagata dalla Rai» e annunciando che farà di tutto per «difendere l’azienda». Il conduttore ha ricordato come in passato «diversi provvedimenti del Garante siano stati rovesciati dal tribunale ordinario», lasciando intendere che anche questa vicenda potrebbe avere sviluppi giudiziari.
Alla domanda su una possibile nuova inchiesta contro l’Authority per la privacy, Ranucci ha risposto con un tono enigmatico: «Ci torneremo, ma forse non domenica prossima». Un’anticipazione che lascia intendere l’intenzione di non arretrare, pur in un momento in cui la sua trasmissione è oggetto di critiche da parte del centrodestra e di alcuni ambienti istituzionali.

Le critiche al concorso Rai e la difesa della redazione
Durante le sue apparizioni, il conduttore ha esteso la sua riflessione anche al concorso Rai, considerato da lui una possibile minaccia per l’equilibrio del team di Report. «Ho una squadra straordinaria alle spalle – ha spiegato – che vorrei mantenere il più a lungo possibile. Con questo concorso c’è il rischio di perdere professionalità preziose. Non vorrei che quello che non è riuscito a fare la bomba, riuscisse a farlo il concorso Rai».
Un riferimento diretto all’attentato di cui è stato vittima nei mesi scorsi, e che ancora oggi rappresenta un punto di svolta nella sua vita professionale e personale. Le parole di Ranucci evidenziano la sua preoccupazione per una possibile dispersione delle competenze giornalistiche acquisite nel corso degli anni, in una redazione che rappresenta uno dei simboli del giornalismo investigativo italiano.
Le accuse di politicizzazione e la smentita sulla candidatura
Nel suo tour mediatico, Ranucci ha affrontato anche le voci di una sua possibile candidatura politica, in particolare con il Movimento 5 Stelle, definendole senza mezzi termini «una grande cazz***a». Ha spiegato di non sentirsi adatto a un ruolo politico e di considerare quella funzione «una cosa estremamente seria». «A fatica riesco a fare il mio mestiere – ha aggiunto – figuriamoci la politica».
La smentita arriva dopo settimane di speculazioni alimentate da ambienti politici e mediatici che ipotizzavano una sua discesa in campo, interpretando le sue inchieste e le sue dichiarazioni come segnali di militanza. Ranucci, invece, rivendica la sua autonomia giornalistica e l’indipendenza della trasmissione che dirige.
Le tensioni con la Commissione di vigilanza Rai
A Otto e mezzo, il giornalista è tornato a parlare dell’attentato subito davanti alla propria abitazione, ma ha anche puntato il dito contro alcune istituzioni, denunciando un clima ostile: «Meglio questi attacchi che la solidarietà finta e ipocrita di questi giorni». Ha escluso ogni riferimento negativo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di cui ha detto di apprezzare la sincerità, ma ha invece criticato duramente la Commissione di vigilanza Rai, accusata di averlo messo nel mirino.

Ranucci ha però espresso parole di rispetto verso la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, ringraziandola per aver condotto la convocazione «in modo equilibrato e con grande sensibilità». Nel corso dell’intervista, ha rivelato di aver ricevuto «nuove querele e interrogazioni parlamentari» dopo una delle ultime puntate di Report, aggiungendo che «il problema non è come ha reagito il programma alla sanzione, ma i problemi del Garante».
Un anno sotto pressione per Report
Le parole del conduttore descrivono un clima teso, fatto di attacchi politici, procedimenti legali e tensioni interne alla Rai. Ranucci si mostra provato ma determinato a proseguire nel solco del giornalismo investigativo che ha reso la trasmissione un punto di riferimento per la denuncia e la trasparenza.
Il suo tour mediatico, più che un’operazione di immagine, appare come una difesa pubblica del diritto di fare inchiesta, in un contesto in cui la libertà di stampa e la tutela delle fonti restano temi sensibili. «Difendere Report – ha detto – significa difendere il diritto dei cittadini a sapere».
L’anno che Ranucci definisce «il più complicato» per il suo programma si chiude così tra polemiche, pressioni e nuove sfide, ma anche con la promessa implicita di non arretrare di fronte a nessun potere, nel nome di un’informazione libera e responsabile.









