
Poche gocce al giorno, somministrate nei primissimi giorni di vita, potrebbero cambiare radicalmente il destino di milioni di persone nel mondo. Un innovativo studio internazionale condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologia IIT e dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova ha infatti evidenziato come una breve somministrazione nasale di ossitocina nei neonati sia potenzialmente in grado di prevenire disturbi gravi come l’autismo, la schizofrenia e il deficit di attenzione e iperattività Adhd. L’ossitocina è una sostanza ben nota in medicina: viene comunemente chiamata “ormone del parto” per il suo ruolo fondamentale nello stimolare le contrazioni uterine e nell’avvio dell’allattamento. Ma già da anni la ricerca scientifica ha iniziato a esplorarne i possibili effetti sul cervello, scoprendo che questo ormone, prodotto naturalmente dall’organismo, è coinvolto anche nei meccanismi dell’empatia, del legame sociale e della regolazione emotiva. Ora, grazie a questo nuovo studio, emergono anche implicazioni sorprendenti sul piano neurobiologico e preventivo. Il fulcro della scoperta riguarda la barriera ematoencefalica, una struttura sofisticata e delicatissima che protegge il cervello dalle sostanze tossiche presenti nel sangue. Questa “porta blindata” del sistema nervoso centrale risulta essere compromessa in molte patologie psichiatriche e del neuro sviluppo. Ed è proprio in questa vulnerabilità che si annida una delle chiavi principali dei disturbi come l’autismo, che colpisce un bambino su 36, o la schizofrenia, che interessa circa l’1% della popolazione. Il team guidato dai ricercatori dell’IIT e del San Martino ha osservato che somministrando ossitocina per via nasale a cavie da laboratorio, a partire dalla nascita e per circa una settimana, si otteneva una significativa riparazione della barriera ematoencefalica. Il trattamento precoce agisce come una sorta di “reset” protettivo, riducendo l’infiammazione cerebrale e prevenendo l’alterazione dei circuiti neuronali responsabili dei disturbi cognitivi e comportamentali che emergono con la crescita. Secondo quanto riferito dagli autori dello studio, questa finestra temporale, estremamente precoce, rappresenta un momento cruciale per intervenire sulla maturazione cerebrale. «I risultati sono straordinari spiega uno dei coordinatori del progetto perché dimostrano che una terapia brevissima, non invasiva e priva di effetti collaterali può avere un impatto duraturo su funzioni cerebrali complesse. È come se riuscissimo a rinforzare le fondamenta di un edificio proprio mentre viene costruito». Non si tratta ancora di una terapia pronta per l’uso clinico, ma i risultati aprono la strada a sperimentazioni sull’uomo, in particolare sui neonati ad alto rischio genetico per autismo o disturbi simili. La somministrazione per via nasale è considerata sicura, già utilizzata in altri contesti terapeutici, e ha il vantaggio di arrivare rapidamente al cervello, superando il filtro del fegato e delle altre barriere corporee. Un altro aspetto rilevante dello studio riguarda la sostenibilità e l’accessibilità del trattamento: un semplice spray nasale, somministrabile anche in ambito domestico o pediatrico, potrebbe rappresentare una svolta epocale nella prevenzione di disturbi che attualmente non hanno cure risolutive e che comportano costi sociali ed economici elevatissimi. Si pensi, ad esempio, al carico assistenziale per le famiglie con figli affetti da autismo grave, o alle difficoltà scolastiche e relazionali dei bambini con Adhd non diagnosticato. Naturalmente, la prudenza è d’obbligo. I ricercatori sottolineano che si tratta ancora di risultati preliminari, validati su modelli animali, e che serviranno anni di studio e rigorosi protocolli clinici prima di poter proporre questa strategia su larga scala. Ma le prospettive sono molto incoraggianti e l’entusiasmo nella comunità scientifica è palpabile. Lo studio è il frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto neurobiologi, farmacologi, pediatri e ingegneri biomedici, dimostrando ancora una volta l’eccellenza della ricerca italiana nel campo delle neuroscienze. E conferma come, anche in un ambito complesso e delicato come la salute mentale infantile, la prevenzione precoce rappresenti la frontiera più promettente. In attesa di ulteriori sviluppi e di possibili trials clinici sull’essere umano, la scoperta rappresenta un tassello fondamentale nella comprensione dei meccanismi che regolano lo sviluppo cerebrale nei primi giorni di vita. Poche gocce, forse, non cambieranno il mondo. Ma potrebbero cambiare, radicalmente, la vita di chi sta per affacciarsi ad esso.









