
Nel villaggio si usa dire che, quando si spilla una botte, si deve fare attenzione affinchè insieme al vino non scorra anche il suo sottoprodotto, la fecce. E, rimanendo nell’ ambito enogastronomico,non tutte le ciambelle riescono con il buco. Ieri un figlio di Trump, uno dei cinque avuti da tre mogli, ha parlato alla nazione via etere, comparendo in TV. Quel virgulto, sentendosi con buona probabiltà autorizzato a parlare sostituendosi al padre, si sta comportando in maniera più discutibile di quella del genitore: a quanti hanno reagito in qualsiasi modo alle sue proposte, ha indicato i grandi pericoli che un potrebbero incontrare sul loro cammino per non condividere il suo pensiero, mentre ha assicurato vari tipi di gratifiche per i supporter. Un atteggiamento del genere scatena commenti di vario tipo da parte degli interessati, pochi dal contenuto positivo. Chi ha guardato gli USA come patria delle libertà dell’elettorato, quindi la quintessenza della democrazia, sarà rimasto non poco interdetto per l’episodio accennato e tutte le azioni (di guerra) in corso. È evidente che quella dell’epigono Trump, sempre che lo si voglia considerare tale, è stata più che infelice. Il Presidente sta approcciando i paesi storicamente amici con comportamenti molto simili a quelle che si possono definire azioni da rodeo. Il tempo per recuperare comportamenti piú consoni al momento diminuisce a vista d’occhio. Può consentire un ravvedimento in extremis solo il periodo in cui si trova il mondo attualmente: quello natalizio, adatto per i miracoli e per le soluzioni in extremis di altri annosi problemi









