Un nuovo studio dedicato al presunto Dna di Adolf Hitler riaccende il dibattito sulle condizioni fisiche e psichiche del dittatore nazista. A condurre l’analisi è stata la genetista britannica Turi King, nota per aver identificato i resti di re Riccardo III. Secondo i risultati, Hitler sarebbe stato affetto dalla sindrome di Kallmann, una rara patologia genetica che può compromettere lo sviluppo della pubertà e influire sulla funzionalità degli organi sessuali.
La ricerca sembra dare sostegno a vecchie teorie sul presunto micropene del Führer o sulla presenza di un solo testicolo, ipotesi discusse da storici e medici fin dal secondo dopoguerra. L’indagine genetica avrebbe inoltre individuato predisposizioni a disturbi psichiatrici, come schizofrenia e bipolarismo, pur senza raggiungere conclusioni definitive. È invece stata esclusa — secondo gli autori dello studio — una discendenza ebraica, tema al centro di speculazioni da decenni.
Uno dei dettagli più curiosi riguarda l’origine del campione analizzato. Il pezzo di stoffa insanguinato da cui è stato estratto il Dna sarebbe stato recuperato nel maggio 1945 dal colonnello americano Roswell Rosengren, membro del team di comunicazione del generale Eisenhower. Durante una visita autorizzata dai sovietici nel Führerbunker di Berlino, Rosengren avrebbe prelevato il tessuto dal divano su cui Hitler si sarebbe tolto la vita pochi giorni prima. Il reperto, conservato per decenni, sarebbe poi riemerso nel museo di Gettysburg.
Ma sull’intera operazione non mancano i dubbi. Il Guardian ha evidenziato le criticità della ricerca, a partire dall’incertezza sull’autenticità del campione stesso, rimasto per decenni lontano da controlli scientifici e potenzialmente soggetto a contaminazioni. Inoltre, gli studiosi non sono riusciti a ottenere materiale genetico fresco dai discendenti viventi del dittatore in Austria e negli Stati Uniti, tutti restii a qualsiasi esposizione mediatica.
Lo studio, pur affascinante, lascia dunque aperti più interrogativi che certezze: un lavoro che alimenta l’interesse storico, ma che resta segnato da limiti metodologici difficili da ignorare.









