lunedì, Ottobre 12, 2026
HomePoliticaUrne spente e deserto civico: a Reggio Calabria il centrodestra conquista la...

Urne spente e deserto civico: a Reggio Calabria il centrodestra conquista la Camera ma trionfa l’astensionismo

ArtesTV
MORVRAN.COM

a1 228

Il sipario sulle elezioni suppletive per la Camera dei Deputati nel collegio uninominale di Reggio Calabria si è chiuso lasciando dietro di sé una scia di riflessioni amare e verdetti dall’architettura complessa. A conquistare l’agognato seggio di Montecitorio è Fabio Roscioli, esponente del centrodestra e tesoriere di Forza Italia, che ha sbaragliato la concorrenza attestandosi oltre la soglia del cinquantatré per cento delle preferenze. Una vittoria netta, salutata con entusiasmo dai vertici della coalizione di governo — a cominciare dalla premier Giorgia Meloni e dal governatore regionale Roberto Occhiuto —, che consolida i rapporti di forza territoriali e respinge al mittente le ambizioni delle opposizioni e delle forze emergenti. Eppure, al di là dell’esito numerico che incorona il candidato azzurro, il vero convitato di pietra di questa tornata elettorale risponde a un dato strutturale e impietoso: la voragine della partecipazione popolare. Le urne, rimaste sbarrate nel cuore del primo pomeriggio, hanno certificato un crollo verticale dell’affluenza, fermatasi a un modesto ventidue virgola trentaquattro percento degli aventi diritto. Un dimezzamento drastico e bruciante se confrontato con il quasi cinquanta percento registrato in occasione delle politiche generali del settembre 2022. Oltre tre quarti del corpo elettorale reggino ha scelto consapevolmente la via del distacco, disertando i seggi e palesando una frattura profonda tra la cittadinanza e i meccanismi della rappresentanza parlamentare. Uno scollamento civico che attraversa trasversalmente i comuni del comprensorio, oscillando dai picchi minimi registrati in alcune aree periferiche e aspromontane fino alla fiacca partecipazione registrata nel capoluogo. Analizzando il mappamondo dei consensi, la competizione ha offerto spunti di lettura significativi anche per gli equilibri interni allo schieramento conservatore e alle minoranze. Il candidato unitario del centrosinistra, Francesco Antonio Benedetto (sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e forze riformiste), si è fermato intorno al trentasei percento, confermando la distanza strutturale che separa l’opposizione dal radicamento della maggioranza locale, ma incapace di intercettare il vasto bacino degli scontenti o degli astenuti. Particolare attenzione mediatica era inoltre rivolta al test politico per l’area legata a Roberto Vannacci con il simbolo di Futuro Nazionale e il candidato Domenico Giannetta, confinato a una percentuale inferiore al dieci per cento: un risultato che i dirigenti di Forza Italia hanno prontamente archiviato come il ridimensionamento di ogni presunto “effetto” sovranista-populista in terra calabra. Mentre nel quartier generale del centrodestra si levano i calici e si celebrano i fasti di una coalizione giudicata compatta e radicata, la politica istituzionale farebbe bene a interrogarsi sul significato recondito di questo plebiscito a bassa intensità. Mandare un deputato a Roma con il voto di poco più di un elettore su cinque trasforma la proclamazione del vincitore in un monito assordante. La democrazia rappresentativa non rischia soltanto la stanchezza, ma la svalutazione progressiva del proprio mandato popolare. Roscioli siederà legittimamente sugli scranni della Camera, ma il compito più gravoso che lo attende non sarà soltanto legiferare, bensì ricucire lo strappo di una comunità che ha preferito il silenzio delle urne vuote al fragore della contesa democratica.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Eventi in programma

ULTIME 24 ORE