
12/09/25 – Roberto Fico e la memoria corta sull’autonomia differenziata
Il candidato dei 5stelle sembra (o vuole) dimenticare il percorso politico del suo movimento
Il giorno 11 settembre, Roberto Fico ha definito l’autonomia differenziata «un errore storico» che spacca l’Italia in due e danneggia il Sud. Parole nette, che però sembrano dimenticare il percorso politico del Movimento 5 Stelle. Perché quando il M5S era al governo, quella stessa riforma non era affatto un «errore», ma una priorità di programma.
Basta tornare al 2018, al celebre Contratto di governo con la Lega firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini: lì l’autonomia differenziata compariva come impegno esplicito per «riconoscere maggiore autonomia alle Regioni che la richiedano». Non una frase di passaggio, ma un punto centrale del patto giallo-verde.
Quando poi nacque il Conte II, con l’alleanza tra M5S e Partito Democratico, la musica non cambiò. Nei «venti punti per il nuovo governo» l’autonomia venne confermata, accompagnata dall’obiettivo di «rafforzare l’unità nazionale», ma sempre come percorso da portare avanti. E lo stesso premier Giuseppe Conte parlava di un regionalismo differenziato da realizzare con una legge quadro.
Anche i protagonisti di allora non lasciavano dubbi. Luigi Di Maio ripeteva che «l’autonomia è un punto del contratto che rispetteremo». Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e oggi tra i sostenitori di Fico, nel settembre 2019 dichiarava che «l’autonomia differenziata resta una priorità del governo». Perfino la NADEF, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, ne conteneva un riferimento preciso.
A rinfrescare la memoria di Fico ci ha pensato Fratelli d’Italia, con il presidente cittadino Marco Nonno e il vicepresidente vicario Luigi Rispoli, che in un comunicato hanno ricordato tutte queste tappe: «Peccato che dimentichi, o faccia finta di dimenticare, che proprio il Movimento 5 Stelle, di cui è esponente di punta, ha sostenuto in passato l’autonomia come priorità politica. È ora di finirla con le giravolte e le amnesie selettive. I cittadini della Campania meritano una campagna elettorale fondata sulla verità».
Eppure oggi, da candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Campania, Fico agita lo spettro di una riforma che il suo stesso movimento ha promosso e difeso. Un cambio di rotta che può piacere o meno, ma che non può essere raccontato come se nulla fosse. La politica richiede coerenza e, quando si cambia idea, almeno il coraggio di dirlo apertamente.
Per questo, più che continuare a rimestare tra dichiarazioni in contraddizione con il proprio passato, sarebbe opportuno che Fico concentrasse il dibattito sul futuro della Campania, presentando idee e progetti concreti capaci di superare le diseguaglianze e di dare una direzione chiara alla Regione.
Ormai i 5 stelle hanno svelato le carte il partito che doveva rottamare la vecchia politica oggi e l’emblema peggiore di quella politica che almeno aveva grandi personalità invece oggi e scimmiottata da personaggi che non hanno nemmeno il pudore di nascondere le loro brame di potere.









