sabato, Settembre 5, 2026
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Vi ricordate il Ddl Zan? I Governi passati volevano mandarci in galera per “omofobia”. Ce la siamo vista brutta.

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MORVRAN.COM

di Vittorio Adelfi

 

Oggi, la storia si ripete ed è importante che si capisca in che modo ci stanno riprovando.
Anzi, in che modo, stavolta, ci stanno riuscendo.
Seguite il filo, vi riporto indietro solo di qualche anno.
Era il 27 ottobre 2021, epoca pandemica durante il periodo dei Governi Conte.
Il Senato affossava il Ddl Zan.
Se quella legge fosse passata sarebbe stato un inferno.
Denunce, processi e condanne sarebbero fioccate senza freni.

Forse molti di noi scriverebbero dal carcere o pagato pesanti sanzioni.

Per affossare il Ddl Zan l’Associazione Provita & Famiglia si adoperò ad organizzare
manifestazioni in tutta Italia, raccogliere quasi 80.000 firme, ad impegnarsi con affissioni stradali, producendo un documentario ed una valanga di contenuti online per contrastare pericoloso DdL Zan .
Queste azioni non furono solo determinazione.
Fu anche disperazione: se il Ddl Zan fosse passato, Pro Vita & Famiglia avrebbe fallito la sua mission a difesa della famiglia e della libertà di espressione.

Le nostre azioni 5 anni fa sarebbero passate alla storia come metà sconfitta.

Oggi ci troviamo nuovamente in trincea fianco a fianco, sotto l’attacco di chi ci vuole silenziosi e irrilevanti.

Il Ddl Zan fu bocciato in Senato – in data 27 ottobre 2021.
Una giornata storica, di vittoria e sollievo per la battaglia intrapresa.
Avevamo messo al sicuro la nostra libertà di opinione ed espressione nostra e vostra.
O almeno, così credevamo. ricordate quella data? Sì, il 27 ottobre 2021.

Accaddero due cose, quel giorno.

L’Aula del Senato bocciò il Ddl Zan, alla luce del sole. Esultammo, ma ignari di cosa stesse accadendo in quegli stessi istanti alla Camera dei Deputati.

Sempre il 27 ottobre 2021, infatti, la Commissione Trasporti della Camera approvava un anonimo emendamento al Decreto Infrastrutture.

Era una riforma del Codice della strada… come poteva riguardare la nostra missione ed esistenza?

Oggi, per quel decreto, la stiamo pagando cara.
Altro che anonimo. Quell’emendamento, oggi, ci sta distruggendo.
Venne introdotto – memorizzatevi questa maledetta norma –
l’articolo 23 comma 4-bis del Codice della strada,
Che vieta affissioni “offensive” o “discriminatorie” in base a concetti generici come orientamento sessuale o identità di genere.
Sembra innocuo?
È lo stesso scopo del Ddl Zan, infilato dalla porta di servizio per ridurci al silenzio.

I suoi effetti pratici si stanno rivelando semplicemente devastanti.

Pochi giorni abbiamo scritto parlandovi della sentenza shock del TAR Calabria, che ha confermato la censura dei nostri manifesti pro-vita a Reggio Calabria.

Si vedeva una semplice ragazza con un cartello: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta. Stop Aborto”.

Censurato e rimosso con la forza perché ritenuto “discriminatorio” delle “libertà individuali” (cioè libero aborto…ergo sopprimere una vita umana, il proprio figlio, indipendentemente dalle circostanze di pericolosità e/o gravi malformazioni accertate).

Indovinate in base a quale norma si sono appellati? Sì, proprio l’articolo 23 comma 4-bis del Codice della strada.

E quello è stato solo l’ennesimo caso. Le censure e le sconfitte in Tribunale hanno costellato il 2025.

Non si puo’ più affiggere nulla. Nulla. Tutto per colpa di quel dannato emendamento. Inserito artatamente nel codice della strada.

Oggi abbiamo una sola via d’uscita:

Ritornare :
– alla “Battaglia politica”;
– a pretendere dall’attuale governo la riforma radicale del Codice della strada per salvaguardare la libertà di espressione;
– continuare alla prosecuzione della “battaglia giudiziaria, al fine di portare avanti il ricorso esperito in precedenza alla Corte Europea dei Diritti Umani, avverso due sentenze del Consiglio di Stato che danno ragione alle censure dei sindaci di sinistra
Battaglia mediatica: articoli, interviste, tv, radio, web, una valanga di contenuti sui social network per riprenderci gli spazi che ci hanno rubato sindaci e giudici politicizzati.
Noi abbiamo determinazione, coraggio, preparazione e audacia in abbondanza.
Purtroppo, tutto ciò non basta.

Il problema è che ci mancano le risorse economiche indispensabili a finanziare i ricorsi legali, le azioni di pressione politica e i contenuti per la risonanza mediatica con cui bombardare l’asse sindaci-giudici progressisti che ci vogliono silenziare.

E qui – spero – entrino in gioco tutti coloro che hanno già collaborato alla raccolta firme e chi ha donato qualche euro alla causa per sostenere le spese giuridiche in corso: 1) l’appello contro il TAR Calabria;
2) il ricorso alla Corte Europea ;
3) le azioni di pressione sul centrodestra per riformare il Codice della strada;
4) la sponsorizzazione di contenuti virali sui social per bypassare la censura fisica/

Serve un aiuto per a sopravvivere e continuare la ns Battaglia!!!

Ogni aiuto può aiutarci a smantellare il micidiale asse che si è creato tra sindaci e giudici.
DIVULGATE! e sostenete la battaglia che non è ancora finita!!

anche un bonifico di solo un euro o bollettino può essere utile a sostenere le spese legali.
troverete l’IBAN alla fine di questa comunicazione.

Ogni euro raccolto aiutera’ a difendere la nostra libertà di espressione: dona!!!

È un attacco coordinato e brutale alle nostre libertà di espressione e pensiero.

Vogliono spazzarci via dalle strade perché sanno che i manifesti affissi sono l’unico modo per risvegliare le coscienze di chi ignora i loschi disegni LGBT.

Ogni volta che un sindaco di sinistra invia una “semplice mail” per far coprire i manifesti del dissenso, non sta solo censurando Pro Vita & Famiglia.
Sta calpestando il tuo/nostro diritto di sapere cosa accade nei reparti di aborto, nelle cliniche per l’utero in affitto e nelle aule dove si parla di gender ai tuoi figli.
Stanno usando il Codice della Strada – l’articolo 23 comma 4-bis – come uno strumento di repressione politica degno di un regime totalitario.
Divulga e/o dona:
https://sostieni.provitaefamiglia.it/liberta/?id=e4f1abf0-abb0-0a85-1e39-66e84081820d&campagna=202602-2-contatti
Ovvero

puoi aiutarci così:

Bonifico bancario
Causale: Campagna Libertà
Intestato a: Pro Vita e Famiglia Onlus
Banca: Intesa Sanpaolo
IBAN: IT65H0306905245100000000348

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Conto corrente: 1018409464

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