Se Napoli fosse un libro, Via Benedetto Croce sarebbe la pagina più letta. Con il suo nome antico, Via San Biagio dei Librai, forma il Decumano Inferiore. Una linea dritta che spacca la città in due. Da qui è partita la storia, e qui è rimasta, percorrerla è come aprire una cassaforte, a destra e a sinistra botteghe artigiane che resistono al tempo, presepi scolpiti a mano tutto l’anno, carta, rame, pasta di legno, libri antichi, odore di colla, di pelle, di caffè che esce dai bar. I maestri artigiani lavorano con la porta aperta, tu passi, ti fermi, guardi, e loro non smettono di creare. È un museo, ma vivo, che respira, dove la pietra racconta leggende
Ma non è solo artigianato. È mistero. Alzi gli occhi e le facciate delle chiese ti fissano. Santa Chiara, San Domenico Maggiore, San Biagio. Complessi religiosi millenari che hanno visto passare greci, romani, spagnoli, dentro ci sono statue, affreschi, reliquie, e intorno, leggende che le nonne raccontano ancora sottovoce; si dice che alcune statue piangano di notte, che certi portali si aprano solo per chi ha il cuore puro, che i chiostri nascondano passaggi segreti usati dai monaci durante le pestilenze; qui il sacro si mescola al popolare. Una madonna di marmo diventa protettrice del vicolo, un santo diventa il vicino di casa.
Poi, tra una bottega e una chiesa, trovi l’insegna: Vico Scassacocchi, il nome fa ridere, ma dietro c’è Napoli nera. “Scassacocchi” vuol dire “rompi-teste”, e le storie non mancano, c’è chi parla di un boia che abitava qui e “aggiustava” i condannati, chi giura di aver visto un fantasma in tricorno aggirarsi di notte, con la testa sotto il braccio, chi racconta di sfortune a catena per chi ha osato ridere del nome del vicolo. Oggi è stretto, silenzioso, con i panni stesi che quasi si toccano da un balcone all’altro. Di giorno è solo un passaggio. Di notte, se il vento batte sui balconi, sembra di sentire passi. I vicoli di Spaccanapoli sono così: pittoreschi finché c’è sole, inquieti quando cala il buio.
Via Benedetto Croce è questo: stratificazione; sotto l’asfalto ci sono i basoli romani. Sopra, i turisti che fotografano, ai lati, studenti, artigiani, frati, ragazzi con lo zaino dell’università. E sopra tutti, le leggende, perché a Napoli il mistero non spaventa, fa parte dell’arredamento. Una statua che ti guarda, un vicolo col nome strano, una chiesa che profuma di incenso vecchio: sono dettagli che rendono la città unica. Percorri il Decumano Inferiore piano, fermati davanti a una bottega, guarda una statua negli occhi, chiediti che storie ha visto. E se passi da Vico Scassacocchi, non ridere troppo forte, per scaramanzia; qui a Napoli, con i fantasmi ci si saluta.
Antonietta Cacace









