Quando pensi a Posillipo ti vengono subito in mente i panorami sul golfo, il mare che brilla e le terrazze sospese. Ma se scendi lungo la discesa del Casale c’è un dettaglio che molti si perdono: Villa Pappone.
Non è la solita villa storica napoletana in tufo e balconi. È un vero manifesto del Liberty, un pezzo di inizio Novecento rimasto lì, discreto, a raccontare un’altra Napoli.
Nato nel 1912, per amore delle piante
La villa nasce nel 1912. A volerla fu Francesco Pappone, Cavaliere del Lavoro, che affidò il progetto all’architetto Gregorio Botta. Pappone aveva una vera passione per la botanica, e si vede.
Tutta la casa sembra cresciuta dal giardino. Le facciate sono piene di motivi floreali, delicati e molto lavorati. Le linee non sono rigide: sono morbide, sinuose, proprio come vuole l’Art Nouveau. Invece di staccarsi dal verde, la villa ci si fonde. È architettura che imita la natura, non che le va contro. Come tutte le grandi case di Napoli, anche Villa Pappone ha le sue storie, negli anni ci hanno abitato famiglie nobili e nomi importanti dell’alta borghesia cittadina, ognuno ha lasciato qualcosa: un ricordo, un arredo, un pezzo di vita.
E con il tempo sono arrivate anche le leggende. C’è chi parla di presenze che si muovono nelle stanze la sera, c’è chi è convinto che nei sotterranei sia nascosto un tesoro. Sarà vero? Probabilmente no. Ma sono proprio questi racconti a dare alla villa quell’aura un po’ misteriosa che la rende ancora più affascinante. Oggi Villa Pappone è privata, quindi dentro non si entra. Niente visite guidate, niente porte aperte.
Eppure vale la pena andare a cercarla. Raggiungerla è facile, sia in auto che con i mezzi. Fermarsi davanti al cancello e alzare gli occhi sulla facciata è già un’esperienza. Ti ritrovi davanti a un angolo di Napoli che ha mantenuto intatto il gusto di un’epoca elegante, quella dei ricevimenti, dei vestiti lunghi e dei giardini curati.
Non è il solito belvedere, è il lato segreto, artistico e un po’ fiabesco della collina.
Antonietta Cacace










