martedì, Agosto 11, 2026
HomeCuriosità & FreeNewsVittorio Adelfi CDC 2026 sull’inchiesta di “Indovina chi viene a cena cult”,...

Vittorio Adelfi CDC 2026 sull’inchiesta di “Indovina chi viene a cena cult”, RAI 3#_

MORVRAN.COM
ArtesTV

di Vittorio Adelfi

 

Banane avvelenate e mani invisibili: chi paga il prezzo del risparmio

Ho visto l’inchiesta di RAI 3 “Indovina chi viene a cena cult” che ha messo il dito nella piaga. Perché il problema delle importazioni dí frutti esotici e non solo, non è solo il pesticida nella banana è nei frutti importati.
Il problema sono le mani che quelle banane e frutti li hanno raccolti.

1. Chi compra, certifichi anche chi raccoglie
Oggi l’etichetta ti dice “Prodotto in Ecuador”, “Prodotto in Costa Rica”. Ti dice se è bio o convenzionale. Ma non ti dice in che condizioni lavorano i raccoglitori.

Eppure sono loro la prima linea. Lavorano 10-12 ore al giorno nelle piantagioni tropicali, sotto al sole, con il Tiabendazolo e altri 70 kg di fitofarmaci per ettaro che gli piovono addosso. Assorbono quantità di veleni che noi, a tavola, vediamo solo come “residuo”.

Se la grande distribuzione, l’importatore, il marchio vogliono vendere in Europa, allora che certifichino anche questo: contratti regolari, DPI veri, visite mediche, niente lavoro minorile. Chi compra ha una responsabilità. Non puoi chiedere la banana perfetta e chiudere gli occhi su chi te la mette nella cassetta.

2. Gli ispettori sono affidabili?
Qui casca l’asino. A Civitavecchia, primo porto d’ingresso delle banane in Italia, i controlli sono a campione. Si parla dell’1%. Uno su cento container. Il resto passa. “Risulta sicuro” perché non l’hai controllato.

E anche quando controlli, chi controlla? Spesso enti accreditati dallo stesso sistema che deve vendere. Ispettori che viaggiano, stanno due giorni in piantagione, vedono quello che gli fanno vedere. Poi rilasciano la certificazione. È affidabile? Per me no. È un teatrino.

3. Italia ed Europa: servono controlli reali, indipendenti
Da parte nostra CDC 2026 chiede 3 cose chiare:

Regola specchio: se un pesticida è vietato in Italia perché fa male, deve essere vietato anche sulla frutta che importiamo. Non puoi dire “qui è veleno, lì è commercio”. La salute non ha doppie misure.

Controlli indipendenti: lo Stato italiano e l’Europa devono finanziare un corpo di ispettori pubblici, pagati dal pubblico, che non rispondono alle multinazionali. Vanno senza preavviso, prelevano campioni, analizzano in laboratori pubblici. A Civitavecchia e negli altri porti dobbiamo passare dall’1% ad almeno il 20% di campionamenti. Chi sbaglia, carico indietro e multa salata.

Trasparenza al cittadino: in etichetta deve esserci scritto chiaro. Non solo “Ecuador”. Deve esserci: “Trattata con sostanze vietate in UE”. E il codice PLU deve essere leggibile. Il 4 davanti = pesticidi. Il 9 davanti = bio. Che il cittadino scelga, ma che scelga sapendo.

Conclusione
L’inchiesta di RAI 3 ha ragione: i veleni vanno a tavola. Ma vanno prima sulle braccia, nei polmoni e nel sangue di chi raccoglie. Patria, Famiglia, Lavoro significa anche questo. Significa difendere il lavoratore italiano, ma anche non fare profitto sulla pelle di un raccoglitore in America Latina.

Se l’Europa vuole essere etica, che lo sia fino in fondo. Altrimenti è solo marketing.

 

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Eventi in programma

ULTIME 24 ORE