Mentre gli atleti di oltre venti nazioni si sfidano nei campi, nelle piscine e nelle arene dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto, la Città dei Due Mari accende i riflettori sul suo “medagliere” più antico e prezioso. Il Museo Nazionale Archeologico MArTA amplia la sua offerta espositiva svelando al pubblico un patrimonio rimasto a lungo invisibile: il “Tesoretto di Specchia”, una straordinaria collezione di 214 monete d’argento che racconta l’antica anima competitiva, politica ed economica della città spartana.

C’è un filo invisibile che unisce lo sforzo dei campioni di oggi alle radici più profonde della civiltà classica. Ospitare i Giochi del Mediterraneo significa, per Taranto, riallacciare i nodi con la propria storia: la colonia spartana fu infatti una superpotenza sportiva del mondo antico. Se nei moderni campi di gara i riflettori sono puntati sulla forza dei sollevatori di pesi, sulla precisione dei lottatori, sulla velocità dei velocisti dell’atletica e sulla resistenza dei canottieri, l’eco di queste discipline risuona da millenni in riva allo Jonio. Taranto vanta una tradizione atletica leggendaria, incarnata da figure monumentali come l’Atleta di Taranto (la cui tomba intatta ha svelato al mondo uno dei più grandi campioni delle Olimpiadi classiche) e Ikkos, trionfatore a Olimpia nel 472 a.C., poi medico e padre della prima dieta sportiva della storia.

Oltre duemila anni fa, la zecca tarantina celebrava la medesima epica del corpo e del movimento, imprimendo sui metalli preziosi eroi, cavalieri e divinità. Il MArTA celebra così l’incontro tra le culture del Mare Nostrum, regalando a tifosi, visitatori e delegazioni internazionali una mostra unica sui tesori “mai visti” emersi dai suoi depositi.
LA NASCITA DI TARAS: IL DELFINO E IL FLAGELLO DEGLI IAPIGI
Fondata nel 706 a.C. dai Partheniai – i “figli delle vergini” insorti a Sparta e guidati dall’eroe Falanto – Taranto è l’unica colonia spartana della Magna Grecia. Una città nata dal mare e sul mare, il cui legame profondo con l’acqua (oggi celebrato dalle gare di nuoto in corsia, pallanuoto e vela dei Giochi) è storicamente rappresentato dal suo simbolo monetario per eccellenza: Taras, il figlio di Poseidone, raffigurato a cavallo di un delfino. Le monete esposte sono frammenti di pura dinamicità agonistica e testimoniano i secoli di scontro e integrazione con le popolazioni indigene della Puglia, gli Iapigi.
IL MEDAGLIERE DEL MARTA: UNA STORIA INIZIATA NEL 1883
Nato alla fine dell’Ottocento, il Medagliere del MArTA custodisce decine di migliaia di pezzi che vanno dal periodo magnogreco al Regno d’Italia. Il nucleo storico si deve al leggendario “Tesoretto Taranto 1883”: un gruzzolo originario di oltre 1550 monete (di cui 895 oggi conservate al museo) che fotografa la circolazione monetaria tra l’epoca post-pirrica e la Seconda Guerra Punica. Questo blocco storico, esposto nel corridoio del piano superiore, mostra l’evoluzione economica di una Taranto che, proprio come accade oggi con i Giochi del Mediterraneo, era il fulcro nevralgico degli scambi e delle sfide tra i popoli d’Occidente.

IL TESORETTO DI SPECCHIA: L’ARGENTO CHE SFIDÒ L’IMPERO DI ROMA
La vera perla di questa esposizione è il “Tesoretto di Specchia”, rinvenuto casualmente il 9 ottobre 1952 in contrada Cardigliano (Lecce), nell’antico territorio dei Messapi. Nascosto per secoli dentro un’anforetta di terracotta sotto un cumulo di pietre, il tesoro è composto da:
- 211 stateri d’argento della zecca di Taranto;
- 2 stateri della zecca di Heraclea Lucaniae;
- 1 moneta divisionale (assimilabile alle dracme tarentine).
Questi reperti raccontano la fiera resistenza della Magna Grecia contro l’avanzata della Repubblica di Roma, una lotta che vide Taranto scendere in un ideale “campo di gara” politico, alleandosi prima con lo spartano Cleonimo (303 a.C.) e poi con il celebre re Pirro.
MECENATISMO MODERNO PER TESORI “MAI VISTI”
La rinascita del Tesoretto di Specchia, rimasto per settant’anni nei depositi, è il risultato di un virtuoso progetto di sussidiarietà culturale e mecenatismo promosso dall’ex direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, e finanziato dal Lions Club Taranto Poseidon, guidato da Maria Rosaria Basile.
“Restituiamo alla comunità non solo reperti di inestimabile valore, ma la storia umana di Tarentini e Messapi” ha spiegato Eva Degl’Innocenti, immaginando l’antico proprietario costretto a fuggire e a seppellire i suoi averi tra gli ulivi, sperando invano di tornare.
DALLA MAGNA GRECIA A BISANZIO: I SOLIDUS D’ORO DI VIA NITTI

Il viaggio numismatico del MArTA approda infine alla perfezione geometrica e alla lucentezza tardo-antica con il tesoretto rinvenuto all’angolo tra via Nitti e via Cugini (oggi via Pitagora) risalente al V secolo d.C. Si tratta di 8 splendidi solidi in oro zecchino appartenuti agli imperatori d’Oriente Leone I, Zenone e Anastasio I. Monete perfette che richiamano la preziosità e la forma tonda delle medaglie più ambite dai campioni del Mediterraneo. Mostrano sul diritto il busto frontale dell’imperatore con la dicitura Dominus Noster Perpetuus Augustus e sul rovescio una Vittoria alata che stringe una croce, accompagnata dal marchio della zecca di Costantinopoli (CON) e dalla sigla OB (Obryzum), garanzia imperiale di oro puro.
Nel momento in cui Taranto torna a essere la capitale internazionale dello sport, il MArTA lancia la sua sfida più bella: vincere la medaglia d’oro della cultura, della memoria e della bellezza identitaria.









