Con l’approvazione della nuova legge sulle zone montane, voluta dal ministro Roberto Calderoli, 125 comuni della Campania rischiano di perdere lo status di “comune montano”, con conseguenze pesanti su servizi, agevolazioni fiscali e politiche di sviluppo. A lanciare l’allarme è Angelica Saggese, assessora regionale al Lavoro e alla Formazione, originaria di Oliveto Citra, uno dei centri coinvolti.
La riforma introduce nuovi parametri basati su altitudine e pendenza del territorio, superando la normativa in vigore dal 1952. In base ai nuovi criteri, un comune potrà essere definito montano solo se almeno il 25% della sua superficie supera i 600 metri di altitudine e almeno il 30% presenta una pendenza superiore al 20%, oppure se l’altitudine media complessiva supera i 500 metri.
“Questa legge rischia di cancellare diritti e identità di interi territori – denuncia Saggese –. Uscire dalla classificazione di comune montano significa perdere benefici fiscali fondamentali e andare incontro a tagli nei servizi essenziali, come scuole e sanità, accelerando lo spopolamento delle aree interne”.
Secondo l’assessora, la montagna non può essere valutata solo con criteri geometrici. “La vera montagna non si misura con il righello – afferma –. Bisogna considerare infrastrutture, fragilità demografiche, difficoltà di collegamento e qualità dei servizi. Altrimenti si creano territori di serie B”.
Tra i comuni più colpiti figurano diversi centri del Salernitano, come Baronissi, Siano, Giffoni Sei Casali, Montecorvino Rovella, Vallo della Lucania e Omignano, oltre a numerosi comuni nelle province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli.
La Regione Campania ha annunciato iniziative politiche e istituzionali per contrastare la riforma e tutelare le comunità montane dell’Appennino campano, con l’obiettivo di garantire continuità ai servizi e alle misure di sostegno che negli anni hanno rappresentato un presidio contro l’isolamento e l’abbandono dei territori interni.









