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Mercato San Severino (SA): devastata la piccola aiuola dedicata ale vittime della droga

LA DROGA E “L’ALBERO DI ANTONIO”, A MERCATO SAN SEVERINO, IN PROVINCIA DI SALERNO, DIVELTA L’AIUOLA DEDICATA ALLE VITTIME DELLA TOSSICODIPENDENZA.

Una donna davvero determinata e volitiva, Camilla Roberto. Instancabile e sempre attiva. “Vittima della droga”, si autodefinisce. Sì, perché il figlio – Antonio Mathed Eid Sayed – gli è morto, proprio per colpa della maledetta tossicodipendenza. Era un angelo, Antonio. Di carnagione scura, olivastra, ma bello come il sole. A causa di un’overdose, ha lasciato l’esistenza terrena – per poi “abbandonarsi” a una vicinanza spirituale, con la madre; a cui dona concreti segni di prossimità – nel 2010. Fragile e insicuro, come moltissimi altri giovani e adolescenti, però ingenuo e solare era (ed è) Antonio Eid Sayed. Proprio per solidarizzare con le altre, fin troppo numerose, famiglie di ragazzi vittime dei paradisi artificiali, Camilla si è sempre messa in discussione. Con cortei ed iniziative varie, aventi ad oggetto delle campagne di “sensibilizzazione” e di informazione; di educazione. Perché di droga si muore, sempre. Anche con un “semplice” spinello. Per questo, parlarne; discuterne; informare gli studenti e – soprattutto – “empatizzare” con i nuclei familiari si rende, sempre più, necessario e fondamentale.

Proprio per capire i rischi a cui un ragazzo va incontro, “scegliendo” – oppure essendovene portato – di rifugiarsi in questa grande illusione. Allo scopo di creare un angolo “green”, per ricordare il “sacrificio” del figlio e/o di tanti altri tossicodipendenti – spenti dall’uso di sostanze stupefacenti, nel settembre 2023 (anniversario della nascita al Cielo del figlio) Camilla ha radunato autorità civili e religiose presso il parco “Boschetto”.

A Mercato San Severino, Qui – in data 22 settembre scorso – è stato piantumato un albero, per la precisione un melograno (simbolo di vita, morte e fecondità); poi benedetto dal parroco della vicina chiesa di S. Giovanni. L’albero della vita, l’albero di Antonio e delle famiglie che si trovano ad affrontare il gran dilemma; la piaga della tossicodipendenza. Oltre all’albero, lo scorso autunno, sono stati deposti – sul terreno – dei “souvenir”. Alcune pietre, realizzate dall’artista Adì. Racchiuse tra altri ciottoli, appositamente adagiati a mo’ di “cornice”. Con tanto di rappresentanza istituzionale (presenti il vicesindaco Cavaliere e alcuni esponenti dell’amministrazione civica – oltre al già citato don Peppino Iannone e a svariati curiosi).

foto articolo droga albero noia apr 2024 num 3

Ebbene, sorpresa, poche settimane fa – a soli sette mesi dalla piantumazione e dalla sistemazione dell’aiuola, voluta appunto dalla vulcanica sessantenne – la Roberto ha potuto constatare, con delusione e scoramento, che di tutto l’allestimento (installazione) è rimasto il solo alberello di melograno. Tolte le pietre, spariti i ciottoli colorati… insomma, quasi una “profanazione”, a detta della donna. Che ci è rimasta molto male. È solo uno dei tanti piccoli/grandi episodi di vandalismo, ma non solo, perpetrati alla quiete e amena location del “Boschetto”. Un’area a verde, un polmone di San Severino – al centro della cittadina.

Propugnato – già dagli anni ’80 – dal compianto parroco don Salvatore Guadagno. Zona bellissima e dagli incantevoli spazi aperti. Con un’area sgambamento cani. E non è solo la Roberto, a lamentarsi dell’inciviltà degli unni: tanta rabbia anche da parte di Massimo Califano – responsabile di uno chalet all’interno del parco, nonché referente del giardino stesso. Pure il cottage è denominato “Boschetto”.

foto articolo droga albero noia sett 2023 num 1

‘Persino Califano non nasconde la sua costernazione, nel verificare le tante e troppe volte in cui l’area viene “presa di mira” da adolescenti e/o ragazzi (di circa 14-15 anni) che ne fanno scempio. Letteralmente. Travolgendo tutte le suppellettili e i mobili posti all’esterno al locale, devastando altresì ornamenti sparsi per l’intero boschetto. Monta la rabbia, da parte di Califano; di Camilla Roberto; di tanti privati cittadini che vogliono godersi un po’ di frescura – all’ombra delle piante della zona. Il casus belli, in particolare, verte sulla presenza di telecamere – installate ma non funzionanti, come denuncia Califano. Al quale si accodano altri responsabili della struttura e/o molti cittadini indignati. Se il sistema di videosorveglianza funzionasse, è quanto esprimono Califano, Roberto e altri, ciò potrebbe rappresentare un deterrente per i delinquenti e i malintenzionati. Ma ne riparleremo – nel caso – in altri servizi giornalistici, più innanzi. Vedremo. Intanto, la madre di Antonio Mathed – la “nostra” Camilla – afferma che “Non mi arrenderò mai, porterò questa lotta; questa campagna contro la droga tra tutte le persone”’. “Non mi fermeranno mai” – dice.

Intanto esprime sdegno, perché gli ignoti hanno violato ciò che lei definisce “la sacralità” della piccola aiuola. Soprattutto in vista del compleanno “terreno” di Antonio – che ricorre il 3 aprile. Racconta, ancora, ‘la donna che – pochi giorni fa – ha compiuto un sopralluogo assieme a un amatore delle piante e della terra (A. N. le sue iniziali), proprio per studiare la disposizione di un angolo floreale; “ludico”, rivolto ai bambini e ai preadolescenti. Per sottrarli alla schiavitù delle sostanze psicotrope. Attirandoli presso il “Boschetto”, luogo di pace e di serenità’.

foto articolo droga albero noia apr 2024 num 2

Vicino al piccolo recinto, ormai demolito dalla superficialità o (peggio) dalla cattiveria dei barbari, si sarebbero dovute inaugurare due panchine. Per ricordare a tutti l’impegno contro le sostanze proibite. Ed ora? Ora si ricomincia da capo, per Camilla. Nonostante tutto, nonostante i sessanta narcisi strappati dal suolo, che facevano bella mostra di sé pochi mesi fa. Nonostante tutti questi ostacoli che – a detta di questa forte “vittima della droga” – potrebbero anche essere stati posti in essere in maniera volontaria. Per fermarla. Non solo per la mancanza di civiltà. Per un “banale” (fin quanto?) scherzo di un ragazzetto annoiato.

Camilla Roberto esclama: “Vado avanti sempre, con altre iniziative a sostegno dei giovani, per prevenire l’uso e l’abuso di queste schifezze”. “Drogarsi è male, è sbagliato. Il vero sballo è la vita – sono parole di questa donna indomita. Inoltre puntualizza: “Non do la mia testimonianza per essere additata, né per essere giudicata. Lo faccio soltanto in quanto la mia lotta deve avere senso e significato, nell’evitare ulteriori sacrifici e perdite di vite. Ho a cuore le giovani generazioni, e la morte di mio figlio non dev’essere inutile”. Quella di Camilla Roberto è una testimonianza vera, reale. Perciò dovrebbe avere maggiore impatto sulle persone.

“Mio figlio è stato vittima di un Omicidio Sociale – narra la donna – e tutti noi siamo responsabili. Tutto colpa della società, della collettività. E – per questo – occorre prevenire tale fenomeno”. E si può farlo solo con l’informazione, con l’esempio, con l’ascolto. Con un “intervento mirato”. Atto a rieducare alla vita e al bello. Tutto grazie ad operatori specializzati, competenti. Perché la lotta è sempre dura, ma vale la pena combattere – per questi ideali, così urgenti. Quindi, i must sono: informare (in maniera semplice e chiara); pubblicizzare con campagne di informazione; parlare di tossicodipendenze dalla A alla Z. Perché anche un semplice spinello può portare alla tomba. Infatti, la droga può uccidere ogni volta che si assume. Parlando, ad esempio, di organi come il fegato – che può essere devastato dai mix; dai cocktail di alcool e droga. Per questo i ragazzi devono stare all’erta, al fine di evitare danni spesso irreversibili: come la cirrosi. Anticamera della morte. Anche il cervello, poi, particolarmente con l’assunzione di sostanze sintetiche, “vede” il “bruciarsi” dei neuroni. Il cervello non sarà più come in precedenza – quando ci si inizia a drogare. L’esistenza sarà, inoltre, vuota e gravata da patologie disastrose. Si prenderanno sempre maggiormente psicofarmaci. Questo a livello personale, ma la droga è una calamità anche “sociale”, che incide sul sistema sanitario nazionale e sui rapporti di convivenza.

foto articolo droga albero noia sett 2023 num 3

La lotta di Camilla – fa sapere la pasionaria – non terminerà. Qualche anno fa, a fine 2018, la donna ha inoltrato una lettera a papa Francesco. In cui richiedeva l’istituzione di una giornata internazionale dedicata alle “vittime delle dipendenze”. In quell’occasione, nonché in un’altra – poiché le missive mandate al Pontefice erano due – la Roberto non ha ottenuto risposta. Solo un messaggio “generale”, un “prestampato” beneaugurante; con la benedizione. “Io sono convinta – dice – che le due lettere non siano proprio giunte nelle mani del papa direttamente”. E, anche qui, dimostra che non si ferma: “Reinvierò la lettera – è decisa – e, se non avrò risultati, mi adopererò ancora – per ottenere un’udienza privata con Francesco”.

Come può uno scoglio arginare il mare di questa “paladina”? Se quanto richiede Camilla Roberto verrà attuato, sarà un bel passo avanti – verso la sensibilizzazione nei confronti dei tossicodipendenti.

 

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