lunedì, Maggio 20, 2024
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Giornata mondiale della salute, ti spiego perché il cambiamento climatico è la più grande minaccia del nostro secolo

Germana Carillo di GERMANA CARILLO

La crisi climatica? Mette in allarme la salute delle persone e di tutti gli esseri viventi: tra il 2030 e il 2050 si stimano oltre 250mila decessi annui a causa del cambiamento climatico nel mondo.

Aumento dell’intensità dei rischi per la salute legato a disastri, eventi estremi, disponibilità idrica, sicurezza alimentare e diffusione di malattie di origine infettiva (vettori patogeni, acqua e cibo contaminati). In occasione della Giornata mondiale della Salute, in programma il 7 aprile, si snocciolano numeri sconfortanti ed è ormai chiaro un dato terribile: il cambiamento climatico è “la più grande minaccia per la salute globale del 21° secolo”.

Sono le parole di The Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche in ambito medico, che non fanno che confermare i numeri dell’OMS, secondo cui si prevedono oltre 250mila decessi annui in più nel mondo a causa del cambiamento climatico per il periodo 2030-2050, che riguarderanno soprattutto i sottogruppi più vulnerabili, con un aumento delle ineguaglianze di genere, dei conflitti e delle migrazioni.

Quello che servirebbe, dunque, sarebbe agire subito per limitare e fermare il riscaldamento globale, abbattendo le emissioni di gas serra (CO2, metano, ecc.) e prendendo tutte le misure di adattamento necessarie, per limitare i danni che il cambiamento climatico già in atto sta provocando e tutelare così anche la stessa salute delle persone.

Nel 2021 oltre 200 riviste mediche hanno pubblicato un editoriale congiunto che sollecitava l’azione dei leader mondiali:

La scienza è inequivocabile, un aumento di 1,5 °C a livello globale rispetto alla media pre-industriale e la continua perdita di biodiversità rischiano di provocare un danno catastrofico alla salute da cui sarà impossibile tornare indietro.

Infatti, se da una parte l’aumento delle temperature e i sempre più frequenti eventi climatici estremi hanno un impatto diretto sulla salute umana, dall’altra agiscono indirettamente sui determinanti della salute. A cominciare dalle ondate di calore che stanno portando a temperature record che il nostro corpo non è in grado di affrontare. Ma ciò vale anche per gli animali, sia domestici sia selvatici, fisiologicamente vulnerabili alle alte temperature.

Ondate di calore

Nell’estate del 2022, tra i 60mila e i 70mila decessi prematuri in Europa sono stati attribuiti al caldo. I rischi di calore per la popolazione generale sono già a livelli critici nell’Europa meridionale (Italia compresa). Rischiano di più coloro costretti, per lavoro, a permanere all’esterno o coloro che non si possono permettere impianti di raffrescamento e un adeguato isolamento termico dell’abitazione, come pure gli anziani, nei quali la capacità termoregolatrice del corpo è ancor più limitata. Anche le donne sembrano essere più vulnerabili per motivi biologici, demografici e socioeconomici.

Malattie infettive

Aumenta la diffusione delle infezioni: un effetto potenzialmente associato al riscaldamento globale è la maggior facilità di diffusione delle malattie, favorite anche dall’aumento – grazie alle condizioni climatiche – di molti insetti vettori. In Europa, per esempio, si prevede l’aumento della diffusione della zanzara tigre e con essa le patologie che la puntura di questo insetto comporta (Dengue, febbre da Chikungunyafebbre West Nile), oltre che le patologie trasmesse da pappataci (leishmaniosi) e zecche (malattia di Lyme). Le acque marine più calde sono sempre più favorevoli ai pericolosi vibrioni in pesci e molluschi, l’esposizione ai quali può causare gravi malattie.

Malattie mentali

Afronte del generale aumento di un grado Celsius delle temperature, le patologie psicologiche di media entità – come depressione, stati di ansia, insonnia, paure, malesseri psichici generalizzati – sono salite del 2%.

Bambini

Ipiccoli sono più vulnerabili rispetto agli impatti del cambiamento climatico perché alcuni organi e apparati come l’apparato respiratorio o il sistema di termoregolazione sono ancora in via di sviluppo e perché è, in generale, ancora in corso lo sviluppo fisico, mentale e cognitivo.

Secondo l’OMS nel mondo circa il 50% dei decessi in età pediatrica è causato da diarrea, malaria e infezioni delle basse vie respiratorie, tutti fattori di rischio associati ai cambiamenti climatici.

Zoonosi

Aumentano le malattie trasmesse dagli animali (e agli animali): le zoonosi, ovvero le malattie infettive trasmesse dagli animali all’uomo – causate da virus, batteri, parassiti o prioni – sono fortemente influenzate dai cambiamenti climatici. È il caso delle zoonosi trasmesse da invertebrati (zanzare, zecche, pulci e altri artropodi ematofagi): il clima ne influenza il comportamento, la sopravvivenza, la riproduzione, la distribuzione e l’abbondanza.

Anche zoonosi veicolate all’uomo dai vertebrati possono essere influenzate dai cambiamenti climatici: nel nord Europa, è stato osservato come i grandi focolai umani di febbre emorragica da hantavirus – una malattia trasmessa dai roditori – coincidano con i picchi di crescita delle popolazioni di roditori, favoriti dalle temperature invernali più miti. Anche molti batteri veicolati all’uomo dall’acqua e dagli alimenti, come la Salmonella, il Campylobacter, E. coli, mostrano specifici pattern stagionali di incidenza.

Insicurezza alimentare

Il cambiamento climatico riduce la quantità di cibo disponibile e al contempo lo rende meno nutriente. Alcune rese agricole hanno già iniziato a ridursi in conseguenza dell’aumento delle temperature, del cambiamento dei modelli delle precipitazioni e degli eventi atmosferici estremi. La malnutrizione è collegata a un’ampia varietà di malattie, tra cui insufficienza cardiaca, cancro, diabete, rachitismo o disturbi della crescita nei bambini, che può danneggiare le funzioni cognitive.

Il cambiamento climatico mette in pericolo anche il cibo che ricaviamo dal mare: il declino delle risorse ittiche nelle regioni subtropicali ha implicazioni notevoli per la nutrizione di comunità costiere che dipendono dalla pesca per una percentuale sostanziale delle proteine che compongono la loro dieta.

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