martedì, Giugno 25, 2024
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Gli Italiani, un popolo di …

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In più, brava gente. Oggi quelle qualitá sembrano latitare.

Quanto sta accadendo all’ industria italiana è sotto gli occhi, veri e virtuali, di buona parte della popolazione del pianeta. Quella stessa che in parte, ormai da tempo, identifica la definizione Made in Italy a un attestato di qualità.

Esso è valido, fino a prova contraria, per ogni prodotto su cui appare un simbolo inequivocabile di italianità. Il più diffuso è il tricolore. Per avere un’idea del grande valore di quel certificato di nascita informale, basti osservare ogni tanto il monitoraggio effettuato, in continuo aggiornamento, dalla Coltivatori Diretti sulla contraffazione dei prodotti alimentari italiani, anche se con l’uso della sola Bandiera tricolore, riprodotta in scala sui contenitori di determinati alimenti e bevande.

Essi sono prodotti e distribuiti regolarmente dappertutto. Il fenomeno è in continua evoluzione e poco influiscono su di essi isolati provvedimenti messi in piedi dalle autorità dei paesi dove tutto ciò accade. Da parte italiana si deve prendere atto che, in concreto, quello che riescono a fare i “Custodi del Made in Italy”, é senz’altro insufficiente. Oltre la Guardia di Finanza, sono varie le autorità che dovrebbero controllare il corretto funzionamento delle diverse reti di vendita, anche a livello internazionale.

È con difficoltà che riescono a portare a termine concretamente le azioni per reprimere quei comportamenti. La novità che lascia a bocca aperta gli stessi Italiani, appassionati incondizionatamente del “fatto in casa”, che ha poco da dividere con l'”home made” di derivazione anglosassone, è quanto è stato accertato nei giorni scorsi da una pattuglia della GdF nel corso di un controllo di routine sul carico di un mercantile proveniente dal Marocco.

Tra le altre cose, nel carico erano presenti oltre cento esemplari della Topolino elettrica progettata in casa Fiat. Di conseguenza la stessa è completamente frutto dell’ italico genio, costruita in Nordafrica da maestranze locali. Presumibilmente quelle sequestrate a Livorno erano destinate alla clientela italiana.

La stessa che certamente al nome Topolino associa ancora una delle prime automobili protagoniste dell’ inizio della motorizzazione del Paese.

Tale fenomeno si sovrappose in parte con l’inizio della Ricostruzione e fu la risposta mediterranea a proposte dello stesso genere realizzate in Germania e in Francia. La prima con l'”auto per il popolo”, la VolksWagen, la seconda con la 2C, due cavalli della Citroen. Anni dopo Paolo Conte avrebbe cantato: “sulla Topolino Amaranto si va che è un incanto nell’estate del ’46”. E aggiungeva che la benzina era rincarata, arrivando a costare più di un chilo di insalata. Non richiederà uno sforzo notevole fare quel confronto oggi e constatare come siano andate le cose finora.

É possibile di conseguenza fare altre considerazioni sui fatti di Livorno appena accennati. Ritornando alla considerazione che non è un fumus per un qualsiasi prodotto poter fregiarsi della attestazione di essere stato realizzato nel Bel Paese, perchè il tutto va a esprimersi in termini di biglietti di banca. In tal modo, osservando distaccatamente l’intera vicenda, se ne può trarre la conclusione che segue. Un’ azienda con sede a Parigi, proprietaria tra l’altro della gloriosa FIAT, tira fuori dalle vecchie carte di quest’ultima la bozza descrittiva di una piccola automobile definibile spartana, proprio come quegli anni, i ’40, richiedevano.

L’attuale reparto progettazione, diviso tra Parigi e Torino, riesce a portare a termine il progetto esecutivo. A quel punto la sala di comando della Stellantis, questo il nome che ricorda i titoli dei film di fantascienza della capofila a cui fa riferimento la Fiat, decide di far vedere la luce al nuovo modello a quattro passi dal deserto africano. Nessun pregiudizio per la qualità delle Risorse Umane di quel paese.

Molto da pensare invece lo dà il board di quella azienda d’oltralpe.

Con il comportamento innanzi descritto, ha messo in discussione il patrimonio di fiducia che gli italiani avevano costruito in tanti anni su di essa. Le ripercussioni legali, comunque riconducibili alla adozione di comportamenti sleali e ingannevoli, senza dubbio al momento possono essere solo immaginate. Quel che è attendibile è la perdita di fiducia verso un marchio che aveva messo il volante in mano a più di una generazione.

FIAT ha tenuto a balia, anche con camion, ruspe e trattori, gli Italiani che cercavano in ogni modo di risalire la china da subito dopo il disastro della prima metà del secolo scorso.

Nel villaggio si usa dire che la fiducia ha bisogno di molti anni per essere conquistata. Per essere buttata alle ortiche, invece, bastano pochi giorni, talvolta anche meno.

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