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Intervista alla poetessa Lidia Loguercio per la presentazione del suo ultimo libro a Baronissi – il 12 marzo prossimo

Martedì 12 marzo prossimo alle 16, presso la sede dell’università della terza età (Ute) di Baronissi (tra il centrale convento della Trinità e l’aula polifunzionale, nella frazione Sava), la scrittrice e poetessa Lidia Loguercio presenterà la sua ultima silloge: “Fotogrammi poetici”. Edito da “Il saggio”, di Eboli.

Lidia Loguercio, originaria di Rofrano (in provincia di Salerno) e risiedente a Baronissi, ha lavorato per anni nell’ambito dell’istruzione. Si tratta di una donna molto prolifera, per quanto concerne la sua ponderosa produzione letteraria: in un’intervista con la sottoscritta, la professoressa ha dichiarato di aver scritto ben dieci raccolte poetiche e romanzi o romanzi-saggi. Ma anche opere in prosa. Tutte pubblicate da “Il saggio”. L’ultimo florilegio lirico è, appunto – in ordine di tempo – “Fotogrammi poetici”. Del gennaio 2024.

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Vediamo alcune delle sue opere: per le liriche, ricordiamo “Nugae” (febbraio 2021) e “Fotogrammi poetici”. Per ciò che riguarda i romanzi, i saggi e le altre pubblicazioni la “situazione” dello stato dell’arte è questa: il romanzo “Imera” (2020); “Il silenzio delle parole” – soliloquio narrativo, con interludi lirici, del 2021; “L’amore nel giardino delle Esperidi”, sorto nel febbraio 2023 (si tratta di un romanzo/saggio sull’immortalità. In seguito, la scrittrice ha composto e creato – grazie alla sua non comune sensibilità – “Iridi di luna”, dell’aprile 2023. Che è un saggio sulla figura femminile. A dicembre dello scorso anno, ecco infine “Rapsodia d’amore” – che verte sull’intolleranza.

Abbiamo avuto l’opportunità – e anche l’onore – di assaporare le pagine dense e stupende di “Fotogrammi poetici”. Chi scrive ha potuto constatare e toccar con mano, testimoniare, verificare la semplicità e l’intensità dei versi in tale raccolta poetica. Versi scritti con una forma piana, personale, piena, matura. Che esprimono, rigogliosi, importanti tematiche – ad interrogarsi inquietanti e ansanti. Lo stile, a parere di chi sta scrivendo, è profondo e incisivo.

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Si tratta di strofe schiette e dense di riflessione. Senza troppe figure retoriche, se non per le metafore; le similitudini; alcuni asindeti. Non mancano elementi di intertestualità; di topoi, che rimandano a Montale (pagina 36, sulla scia del “mal di vivere”), a Ungaretti (a pagina 47, quando si parla delle foglie sul ramo), a Leopardi (pagina 63, per le vaghe stelle dell’Orsa). Il testo è un corpus di poesie, compresa anche l’ultima – in sovraccoperta – suddivise in cinque sezioni: il tempo, le idee, i valori, il sentire, l’universo. Nella prima sezione, il tempo, si parla del cambiamento. Come non poter cogliere, tra le riflessioni di questa autrice, connessioni al tempo “greco” – Aion, Chronos, Kairos? E, poi, ecco anche uno spunto da parte del sociologo Zygmunt Bauman. Sull’incertezza. Quarta categoria è il sentire: proprio l’etimologia del sentimento, a cercare di recuperare l’umanità delle persone.

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Tutti i carmi, però, offrono quadretti di introspezione pudica. La poetessa è stata recensita anche dal critico; giornalista; scrittore Federico Migliorati. Di lei egli afferma: “La poetessa giunge a questa nuova silloge di versi, mettendosi all’ascolto del palpito di vita universa”. Ancora Migliorati: “L’autrice, tramite fotogrammi poetici, spinge la visione verso le forze cosmiche e gli elementi indomabili del mondo. Insieme a sentimenti sovente provati, quali paura; stupore; malinconia”. Il giornalista e scrittore, laureato in Legge, accosta le liriche di Lidia Loguercio a quelle di Pascoli. Secondo il quale, i poeti ascoltano il “fanciullino” che è in sé. Pronto a stupirsi, dinanzi alle cose belle del mondo. Un mondo che è utopia – per citare i “non luoghi” di Marc Augé. Quelli della Nostra sono “schegge, fragmenta, lacerti di pensieri e sensazioni; che popolano il corpus poetico”. Così chiosa Migliorati.

Proseguendo nell’intervista alla professoressa Lidia Loguercio, questo – di seguito – è ciò che ella esprime, nel rispondere alle nostre domande. Alla domanda: “Come è iniziata la passione per la Poesia, e da quando lei scrive?” ha risposto così: “Come insegnante di lingua e letteratura italiana, è stata sempre viva – in me – la sensibilità per il testo poetico, e per l’emozione che esso arreca all’animo”. E prosegue: “Ho scritto, però, la mia prima poesia, in seguito al dolore provato per la morte improvvisa di mio padre – per un incidente stradale”. “Nel tempo – dichiara ancora la prof – ho trascritto molti testi brevi, non proprio poesie ma note; sensazioni di stati d’animo particolari. Solo dopo il pensionamento, e l’iscrizione a Facebook, ho iniziato a pubblicare le prime poesie. A cui – poi – hanno fatto seguito altre”.

Cosa rappresenta, per l’autrice, la poesia? È presto detto: “Scrivo per dar forma alle creazioni della mia immaginazione; scrivere è indagare il mistero del vivere; della conoscenza dell’uomo, della sua anima, dei suoi sentimenti”.

Nel rispondere, inoltre, la Nostra ha citato un’affermazione della poetessa Wislawa Szymborska: “L’idea estetica chiamata Poesia è un oggetto impossibile da definire, perché non si può definire ciò che non si riesce a capire; qualcosa che nasce dalla pura immaginazione e che diventa ispirazione”. La parola della Nostra si è arrogata – non senza difficoltà (afferma la poetessa) – “l’arduo compito di svelare; di rendere palese ciò che è celato nell’animo. Le mie note poetiche vengono dall’ignoto; dagli strati più profondi del mio animo. Sfiorano il sublime, quando scavano in silenzio e si inabissano nell’interiorità”. Per Lidia Loguercio, “Il fine della poesia è la ricerca di senso, del significato del vivere”.

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Nel domandarle cosa ella possa consigliare a un giovane, che voglia avvicinarsi alla letteratura, la risposta è stata la seguente: “A un giovane posso dire di leggere un libro o una poesia: per quel raggio di sole, che attraversa il tappeto; per quell’ombra opaca che un quadro, staccato dal muro, lascia sulla parete”. Insomma, per le piccole cose. Lo sguardo del poeta, che va al di là del visibile, pone – infatti – in risalto il valore specifico dell’arte, e (contro l’effimero) mira a coglierne l’essenza minima; decifra i più piccoli e “banali” simboli. Diventa strumento di “rivelazione” di un “mistero” (come suggerisce Garcia Lorca) o solo di un “segreto” (come sostiene Ungaretti). La scrittrice suggerisce che “Talvolta un testo, un romanzo, contiene più verità di quanto ne contenga la realtà”. Il senso della realtà stessa – comunque – non si può intuire preventivamente; ma solo dopo l’esperienza. Anche se Thomas Stearns Eliot riporta, in uno scritto, che anche dopo aver effettuato l’esperienza può non essere sempre chiaro il significato. L’ultima domanda, da noi posta all’autrice, verte sul senso – nella società di oggi – del sapere umanistico.

“Io penso che senza la letteratura non ci sarebbe l’umanità. L’inchiesta sulla vita è possibile solo grazie alla stessa letteratura, capace di svelarne il senso”.

Dunque la Letteratura potrebbe arginare la deriva del nostro tempo. Determinata – secondo Lidia Loguercio – dal “narcisismo nichilista”, dallo “stordimento edonistico” e dal “tramonto del sentimento religioso”.

E conclude, dicendo che: “La letteratura rivela la verità, nel momento in cui rende manifesto un mistero – lasciandolo, però, tale”. Il mondo potrebbe essere salvato, grazie al sapere umanistico, solo se si fonda tutto sui tre “magnalia” di dantesca memoria: l’amore, la vita, la morte.

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Il valore della poesia, dunque, attraverso la parola. Nella tensione a fissare “l’immensità dell’attimo”, per esprimere il fascino, l’attrazione, la bellezza, il sogno. Che ci circondano.

 

 

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