lunedì, Febbraio 26, 2024
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INTERVISTA ESCLUSIVA DI LORENA FANTAUZZI AL PRESIDENTE DELL’FPI FLAVIO D’AMBROSI

Oggi noi del Corriere nazionale ci siamo recati presso la sede della Federazione Pugilistica Italiana e abbiamo avuto l’onore di intervistare il presidente Dottor Flavio D’Ambrosi. Una vera e propria eccellenza nell’ambito della federazione pugilistica italiana, nonché vice questore (Fiamme Oro), con un fattivo impegno sia dal punto organizzativo che di pianificazione, D’Ambrosi sta sfoderando le vere qualità dapprima di uomo e poi di personaggio intrinsecamente immerso in una disciplina come quella del pugilato da sempre considerata come uno sport cruento, lui nella sua intervista ci ha permesso di capire che la box è ben altro: passione, formazione, ed etica. 

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Buongiorno presidente volevamo chiederle intanto il suo ruolo come la vede impegnato su questo fronte e cosa pensa di etica sul ring?
“Intanto la gestione della federazione è molto complessa. parimenti la gestione di questa federazione.
È complessa vista la pratica del pugilato che richiede molta attenzione e misure ed iniziative che possano amplificare l’aspetto più interessante del pugilato che non è soltanto un alto livello ma è anche la promozione come diceva lei diretta a valorizzare quello che è di integrare e la valorizzazione sociale. E su questo noi stiamo facendo tanto perché vogliamo veicolizzare i veri valori del pugilato stesso”.
Da sempre il pugilato è considerato per antonomasia uno sport violento lei cosa ne pensa?
“Intanto noi stiamo dando una risposta a quei falsi stereotipi che circondano il pugilato e lo caratterizzano sempre come sinonimo di violenza, in maniera del tutto illegittima e sbagliata. poi è stata una risposta ad una pianificazione e ad un’organizzazione dei valori nobili che ha nel suo DNA. noi sicuramente nella DNA del pugile troviamo rispetto dell’avversario, del FairPlay il famoso terzo tempo che incontriamo magari nel rugby o in altre discipline e e nel nostro sport è già inserito ed è il famoso abbraccio pugilistico.. difatti abbiamo avviato già già diverse iniziative come boxando si impara “. Stiamo cercando di veicolare quelli che sono i veri valori del pugilato quindi un’immagine del del pugilato come strumento di integrazione sociale. Basti pensare che nel nostro bacino di utenza abbiamo implementato anche l’accesso ai diversamente abili permettendo a loro di tesserarsi. Non solo nel 2023 abbiamo dato loro la possibilità attraverso un protocollo medico studiato dalla nostra federazione di fare attività agonistica ancorché senza contatto”.
Ci sono stati dei casi in cui è servito l’intervento degli addetti ai lavori per sedare gli animi dei pugili e anche quello che può accadere sugli spalti dagli incontri su ring?
“Beh dei pugili è difficilissimo, se mi dice sugli spalti come in ogni altro sport può succedere la qualunque. E quindi ci possono essere delle criticità…”
E come intervenite?
“Chiaramente con la forza pubblica perché ogni federazione, e quindi questo è il primo intervento che si deve fare. in seconda battuta la società organizzatrice chiamata come da regolamento nostro interno a mantenere un servizio d’ordine e quindi a mantenere la regolarità’ della competizione. in subordine qualora nostri tesserati fossero coinvolti in incidenti o comunque turbative della stessa riunione a quel punto noi procediamo a livello disciplinare segnalando agli ordini di giustizia sportiva. Se eventualmente ci fossero anche delle fattispecie per la magistratura ordinaria”. 
Si era parlato qualche tempo addietro di un Academy quali sono le evoluzioni e qual è la formazione che la federazione intende dare a persone che si avvicinano a questo sport?
“Noi quest’anno abbiamo anche cercato di implementare la formazione anche dei nostri tecnici. Perché riteniamo che la formazione e l’aggiornamento non solo dal punto di vista tattico, ma anche in ordine all’eticità è importante per la crescita dell’intera disciplina. In quest’ottica siamo andati in due direzioni in una stiamo cercando di istituire sul punto federale di Assisi la nostra accademia, dovrà essere una sorta di università del pugilato che in collaborazione con la federazione europea possa anche convogliare dei corsi di formazione”.
Quali sono le città di punta che sfoggiano i migliori fiori all’occhiello in questo sport?
“Noi abbiamo una tradizione fortemente radicata in Campania, come un po’ in tutti gli sport da combattimento, però possiamo dire che negli ultimi anni anche le altre regioni non si sono fatte attendere. quindi abbiamo avuto un incremento straordinario di numeri come le società filiale tesserati di attività fatta sul territorio e questo ha portato a sfornare dei campioni in regioni che non avevano tradizione. Abbiamo Federico serra che è sardo, abbiamo Malanga campano, se poi dobbiamo fare un riferimento molto alto c’è Roberto Gambardella, sempre partenopeo.. Quindi in questo senso stiamo cercando di allargare il bacino a tutto tondo”.
Come giudica da presidente lo Stato del pugilato italiano in questo momento?
“Ma io direi ottimo. Noi veniamo da due periodi cruenti e tosti del pugilato.difficili. Una è la fine. Nel quadriennio 2012 2016 dove purtroppo siamo rientrati con zero medaglie alle olimpiadi. L’altro periodo è un po’ difficile è stato quello del COVID. Nonostante questi due periodi nel 2017 abbiamo ricominciato a porre in essere di ricerche sportive del talento. E oggi abbiamo dei risultati straordinari. E dal punto di vista quantitativo e oltre a questo i risultati dei 122 podi ottenuti europee mondiali mai successo nella storia del pugilato”.
Quindi è un suo merito?
“Io sono qui dal 2021, ma devo dire che è frutto… ho fatto il vicepresidente vicario sono tesserato da oltre un trentennio. però tanto devo al lavoro fatto dal mio predecessore Dott Vittorio Lai e abbiamo insistito molto alla ricerca del talento nella ricerca delle società per sostenere anche economicamente con sforzi importanti per far produrre un pugilato di qualità”.
È stato anche un atleta di interesse nazionale della pallanuoto…. Come mai questo passaggio, questo switch dà la pallanuoto al ring?
“Le racconto un aneddoto tutto è successo nel 1991 quando io smisi anche troppo presto l’attività sportiva agonistica della pallanuoto che avevo iniziato a otto anni. mio padre però che era molto attaccato alla pugilato ha fatto anche parte di organi statutari, che purtroppo è venuto a mancare da poco, mi convinse a fare il corso di arbitro e giudice, lo supera all’inizio del 92 cominciai poi questa attività che ho finito né lontano 2003. E dopo 10 anni di attività mi convinsero che potevo fare il dirigente federale. Desideravo farle una domanda che esula un po’ dal contesto della federazione, ma come uomo di legge, ed io come cronista ho sentito il bisogno dopo aver raccolto una storia di una donna il cui compagno è ristretto in carcere, sarebbe già dovuto uscirne, ma per omissione di una magistratura cieca Ancora non è un uomo libero.

Cosa risponderebbe a questa donna e come la aiuterebbe?

“Ma io credo che intanto bisogna sempre avere fiducia nelle istituzioni, sia del nostro ordinamento giuridico, della nostra magistratura e della legge che alcune volte è perfettibile e che alcune volte può essere resa non perfetta ma migliorata, quindi la prima cosa è la fiducia non perdere mai la fiducia nelle istituzioni che sono il pilastro della nostra convivenza civile. Beh io dal canto mio le dico e spero se ci sono stati errori che vengano corretti. però appunto che sia data la possibilità a queste donne di riabbracciare i loro cari”.

di LORENA FANTAUZZI

 

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