venerdì, Aprile 19, 2024
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La correttezza, troppo spesso non usata quando sarebbe indispensabile

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Uno sguardo da Ponte di Domenico Ocone 

 

Potrebbe sembrare un tema su cui discutere solo di poco più impegnativo di una chiacchierata da salotto, in realtà se si gratta appena la sottile crosta di perbenismo che a volta copre l’argomento di cui tratta questa nota, ci si accorge che il problema esiste e incide molto sulle normali relazioni che intercorrono tra le varie popolazioni.

Tale antefatto è da mettere in relazione a specifici comportamenti solo all’apparenza derivati dai vari eventi negativi che stanno affligendo il mondo. Si verifica così che la parte venga scambiata per il tutto, compromettendo anche per il futuro preziosi e proficui rapporti internazionali.

Il riferimento va alle attività di studio e ricerca comuni, anche se declinati in maniera diversa, tra i vari paesi di ogni parte del mondo, quali che siano le loro forme di governo. Da considerare con particolare attenzione i rapporti di collaborazione intrattenuti tra gli atenei operanti in ogni parte del globo con una produzione scientifica più che notevole.

L’interruzione di quelli in essere, unita allo stop alle collaborazioni già in essere e in procinto di scendere in campo per nuove suonate a quattro mani con Israele stanno aumentando giorno dopo giorno.

La frenesia che pervade tale comportamento ricorda l’epopea di taluni agricoltori in lite per la determinazione di un confine. Essi arrivavano a proibire che i bambini dell’una e dell’altra famiglia giocassero insieme. Non può essere nemmeno il posizionamento di tali comportamenti in una parte del pianeta dove la condizione di pace nel corso della storia è stata sempre ballerina. Basti pensare a quante vicende del genere sono state scelte come soggetto di romanzi, lavori teatrali e film per mettere a fuoco senza sforzo che, entro certi limiti, è insito nella natura umana accarezzare o sgridare il cane in luogo del proprietario per un’ azione compiuta da quest’ultimo. Sembrava che l’introduzione di Erasmus avesse dato una spallata a molti degli atteggiamenti falsamente protettivi di coloro che tentavano di frapporre forti steccati per una improbabile protezione del sapere nazionale.

L’augurio è che quanti son stati fulminati sulla via di Damasco per assumere tale atteggiamento si ravvedano. Il governo di Israele è caduto in un baratro di oscuramento tanto ampio che il comportamento del suo capo Nethaniau ha fatto si che quel paese passasse dalla ragione al torto dopo il bagno di sangue a opera di Hamas il 7 ottobre dello scorso anno.

La risposta che vari paesi tra cui l’Italia stanno dando per quanto riguarda l’instaurazione e la conferma di collaborazione scientifica o comunque culturale, è certamente inadeguata. Oltre che un tale modo di fare andrebbe a discapito di tutta l’ umanità, equivarrebbe a confondere la lana con la sete. In effetti, che le idee e gli studi sarebbero dovuti essere lasciati liberi di circolare, almeno per l’ Europa si sono già espressi fin dal Medioevo tanto Carlo Magno quanto Federico II°. Il modo di apprendere dei Clerici Vagantes fu una lungimirante apertura degli atenei medievali a accogliere nelle loro aule docenti e studenti provenienti da altri paesi e altrettanto che i propri andassero a svolgere le proprie mansioni altrove.

La cultura e la scienza è preferibile che siano lasciate libere di seguire le proprie. In tal modo e per una serie di motivi tra i più disparati, potrebbero essere di aiuto per il ristabilimento della pace. Quell’angolo del mondo definito Medioriente, molte volte per il passato è stato teatro di guerre cosiddette sante.

In passato molte guerre furono definite sante o di religione, pur avendo poco a che fare, se non del tutto niente, con quella qualifica. La parte occidentale del mondo, in maniera più netta gli USA, la UE e l’Inghilterra, potrebbero continuare a sostenere, ben edotte che non è quello il problema, contrabbandieri io tutto per intolleranza religiosa a cui rispondere con il tentativo di oscurare la ricerca scientifica in quella che sarebbe dovuta rimanere la fonte di religioni e civiltà.

Ancora una volta l’attenzione generale andrebbe focalizzata su un detto contadino che vuole che in un pollaio debba esserci solo un gallo a cantare. Se sono di più, non smettono di cantare. Di conseguenza non si riesce a sapere se la notte è terminata. Nel caso in oggetto il pollaio è Gaza e la notte è la guerra. Va da se che i due galli sono Nethanyau e Abbàs.

Così non si esce dall’impasse e la guerra è destinata a continuare. Fino a quando uno o entrambi i pennuti non verranno allontanati.

Con del bello e del buono o con le maniere forti, sta a loro scegliere. 

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